La Mela Avvelenata della Cortellesi

Lettera aperta alla regista Cortellesi.

Cara Cortellesi, l’altro giorno invitati da amici, siamo andati a vedere, cosi’ un po’ inconsapevoli, il tuo film “C’e ancora domani”, anche sull’onda della diceria popolare ..bello bello bello!….

Non avevamo letto molto, né seguito i trailer, ci piaceva condividere questo momento per stare soprattutto insieme agli amici, eravamo aperti, un po’ ingenuamente, a osservare questo nuovo film.  (Chi non vuole spoiler meglio che interrompa qui la lettura N.d.R.)

All’entrata ci accorgiamo subito pero’ che il pubblico e’ stranamente quasi esclusivamente femminile. Ci saranno stati 10 uomini in tutto il cinema gremito. La cosa ci ha un po’ stupito. Successivamente abbiamo capito molto meglio il perche’.

Il film ci ha lasciato stupefatti per piu’ motivi, analizziamone qualcuno.

Vediamo intanto la trama:

Delia (Cortellesi) è “una brava donna di casa” nella Roma del dopoguerra: tiene il suo sottoscala pulito, prepara i pasti al marito Ivano e ai tre figli, accudisce il suocero scorbutico e guadagna qualche soldo rammendando biancheria, riparando ombrelli e facendo iniezioni a domicilio. Secondo il suocero però “ha il difetto che risponde”.  E Ivano ritiene sacrosanto riempirla di botte e umiliarla per ogni sua “mancanza”. La figlia Marcella sta per fidanzarsi con il figlio del proprietario della pasticceria del quartiere, il che le darebbe la possibilità di migliorare il suo status e allontanarsi dalla condizione arretrata in cui vive la sua famiglia, nonché da quella madre sempre in grembiule e sempre soggetta alle angherie del marito.  E soprattutto, ha un sogno nel cassetto, sbocciato da una lettera ricevuta a sorpresa.

ANALISI DELLA SCENEGGIATURA

Cara Cortellesi questo aspetto e’, se vogliamo, e’ il meno importante per noi, e’ piu’ una questione artistica di secondo conto. Abbiamo sentito molti registi e sceneggiatori criticare la costruzione del film. Pur non essendo artisti o registi, concordiamo con l’analisi critica di molti che riprendiamo.

Il film non sembra avere spessore, i personaggi un po’ stereotipati, sia al femminile sia al maschile. Mimi un neorealismo spiccio in bianco e nero, che funziona come un retaggio culturale, a cui ogni italiano appartiene e dentro un tempo, che cerca la decontestualizzazione (le canzoni pop, le botte del marito Valerio Mastandrea messe in scena come un balletto…) per affermare la propria attualità.

“C’è ancora domani” annulla il tempo e usa lo spazio di Roma, le sue corti chiuse a mo’ di quinta teatrale, come un palcoscenico: uno spazio artificioso sul quale, da italiani, siamo saliti tutti, e dentro il quale la tua Delia  si trasforma, pretestuosamente, nella madre di tutte le donne di domani in un messaggio narrativo unico e univoco. La vittima assoluta? Tutte le donne degli anni 50 erano vittime assolute picchiate selvaggiamente?

Non appare esserci  un background narrativo, perche’ il tuo marito e’ cosi’ violento? Quale e’ la sua storia? I suoi traumi?
Perche’ Cortellesi ti sei dipinta cosi’ supina, pia donna santa onnipresente che sopporta stoicamente il marito?  Chi e’ il nonno? Da che famiglia proviene? Perche’ i figli sono irrequieti? Colpa tua come madre mai presente?

Tutto e’ asettico, come personaggi piovuti giu’ dal cielo, apparsi dal nulla, senza contesto narrativo.
Certo, e’ un film italiano attuale, mica e’ “C’era una volta L’America” diretto da Sergio Leone e interpretato da Robert De Niro, James Woods ed Elizabeth McGovern. Film cosi’ non ne fanno piu’.
Pero’ anche se e’ un film italiano moderno, senza pretese, non potevi darci una maggiore profondita’ narrativa? Per farci capire meglio? Uscendo un po’ dagli stereotipi della visione unica?
Vabbe’ dai, si puo’ anche capire, sei al tuo primo film come debutto di regista. Migliorerai.

Scrive Marina Terragni: “…Cortellesi, perfettamente professionale, non riesce a liberarsi da una certa insincerità recitativa, sguardo attonito e piega amara delle nasolabiali. Io e la mia amica usciamo dal cinema con le ossa rotte. Non abbiamo pianto, a tratti abbiamo riso, ma neanche la pizza ci solleva dal senso di impotenza…..In “C’è ancora domani” emerge una coscienza femminista commovente, ma bisogna andare oltre il caso limite della vittima-assoluta….”

Ma vediamo un po’ l’analisi dei personaggi.

I PROTAGONISTI MASCHILI

Il marito Ivano maschio, con le sue canottiere sporche, trasandato,  un maschio violento assoluto, che ogni due per tre, ti indica la stanza dove devi andare mestamente a rinchiuderti per ricevere  le tue sante botte giornaliere. Beve, e si fa mettere da te il profumo, perche’ deve andare a puttane.  Ovviamente bestemmia.

Il nonno maschio allettato, rompicoglioni, ma riesce ancora a toccarti il culo. Fortuna poi lo lasci morire nel suo letto liberandotene.

I figli maschi irrequieti, che in romanaccio stretto sanno solo bestemmiare. Completamente anaffettivi, sembra non hanno ricevuto Amore. “.. Ahò, ma mò che er nonno è morto maa dai a camera?”.?

L’amico maschio, che accudisce il nonno quando non ci sei, un ebete al limite del ricovero.

Il padre maschio del fidanzato di tua figlia: Un po’ supponente, arricchito, non si alza quando ti cade il piatto. Insomma il solito maschio a cui tutto e’ dovuto. Ma tanto hai pareggiato i conti facendogli saltare con violenza il negozio con una bomba.

I nostri amici dopo il film, alle nostre critiche, ci dicono … “ma no dai c’era magari qualche figura di maschio positiva”
Dove? gli abbiamo risposto. Ma abbiamo visto lo stesso film ?
I protagonisti principali maschi sulla scena tutti negativi.

Si stava salvando almeno il fidanzato maschio della tua figlia.  Eravamo contenti. Ci siamo detti …dai , la Cortellesi alla fine non e’ cosi’ una femminista estremista…riesce anche ad essere equilibrata…

E invece no, a meta’ del film ci trasformi il fidanzato della tua figlia, da amorevole, fidato,  attento e carino, anche lui in maschio aggressivo, becero e prevaricatore. Prende e stringe  la mascella della tua figlia con violenza, la stringe, le dice ..che si fa come dice lui… Ma che e’ successo?
Hai voluto distruggere anche l’ultima figura positiva maschile protagonista del film.

Abbiamo colto un forte sussulto a quella scena, delle donne in sala intorno a noi, e abbiamo raccolto un po’ di commenti bisbigliati tra donne intorno ascoltandoli, le amiche che si commentavano tra loro, tirandosi la giacchetta.

“…ecco!! lo sapevo vedi! non ti puoi fidare di nessun maschio..”
“…oddio anche lui…”
” …ehhh.. mi sembrava strano…”
” …lo sapevo che finiva cosi’…”

A onor del vero i sussulti forti delle donne, erano cominciati anche prima, a ogni sberla e pugno che ricevevi tu come Dalia, anche se a volte hai tentato di stemperare con quel assurdo balletto musicale di percosse. A ogni sberla le donne in sala trattenevano il respiro, si portavano le mani alla bocca, chiudevano gli occhi, sussultavano.
Era come se ricevessero dei pugni loro stesse, nella finzione scenica.

Parliamo ora degli altri ipotetici personaggi maschili forse positivi:

Il fruttivendo maschio, marito della amica, un po’ caciarone, anche lui tocca il culo alla moglie, ma almeno e’ la moglie.  Visto, si e e’ no, in tutto il film per 30 insufficienti secondi per un paio di volte.

Il soldato maschio nero e americano. Accidenti no! nero non si puo’ dire! facciamo di colore. Un po’ particolare come scelta. no? Non poteva essere un biondo caucasico americano? vabbe dai, e’ deformazione professionale radical chic, facciamola passare. Ormai ti conosciamo.
Figura improbabile, nemmeno riuscivi a comunicare in Inglese, lo hai pure mandato a quel paese piu’ volte, “Ahò, e lassame, ma che vòi, ma vedi d’annattene a….” al suo interessamento per i tuoi lividi… What is this? .
Anche lui comparira’ in totale forse 60 secondi in tutto il film? Incontrato due o tre volte in passaggi sfuggenti, mentre torni a casa.
E nel film, non si capisce come, manco sai l’inglese,  ad un certo punto sembra che lo hai convinto a mettere una bomba nella pasticcieria del padre del fidanzato di tua figlia. Sarebbe stato un bellissimo passaggio narrativo, lo spiegare le tue ragioni, le tue paure, le tue convinzioni. Come hai fatto a convincerlo. Niente di nulla. Vuoto assoluto.  Vabbe’ a questi passaggi estemporanei superficiali ci siamo ormai abituati nei tuoi film.
A un certo punto una gran botta, una esplosione e un soldato nero, a no di colore, che si allontana. Ma dai!
Assurdo, un personaggio incontrato appena, con una relazione minimale se non nulla, che non sa nemmeno il tuo nome, che hai pure mandato a quel paese, che improvvisamente rischia invece la corte marziale e la fucilazione, per mettere una bomba al tuo comando. Del tutto improbabile.

Il meccanico maschio che almeno non ti pesta,  la antica fiamma e che non hai aspettato. E’ andato via due settimane per lavoro e hai sposato un altro. Un altro mezzo ebete, apparso anche lui 30 secondi, che non si capisce, aspetta parte non parte, parte non si sa, forse si, forse no, farfuglia due cose e sparisce anche lui. Mitica la ripresa a rotazione romantica stile Matrix. Aripijate.

Conclusione:

I personaggi maschili tutti negativi e/o violenti o al limite nulli o ebeti. Quando pseudo-positivi compaiono per pochi secondi, non sono protagonisti, ininfluenti.
Dunque osservazione sui personaggi maschili una vera catastrofe.

I PERSONAGGI FEMMINILI

Tu come Dalia donna, la moglie di Ivano. Pia donna crocerossina, che fa 4 lavori per portare a casa il pane, e si spacca la schiena, che supinamente si becca la sua razione di randellate stando pure zitta, sempre rimbrottata da Ivano, che ogni tanto ti grazia, cuore suo, dalla legnata giornaliera.  Che offre i soldi del suo tesoretto persopale, faticosamente risparmiato (8000 lire), per far studiare la figlia. Ma fantastica. Una eroina.

La figlia donna Marcella, carina, appassionata, vuole accasarsi, sembra apparentemente un po’ in conflitto con te, ma poi alla fine vi pacificate con le lacrime agli occhi, ti porta la scheda elettorale sfidando il padre. Stoica e solidale.

La amica donna fruttivendola: una vera amica, che ti sostiene, ti supporta, ti consiglia, affettiva e solidale. Le sigarette fumate insieme ridendo. Ti copre, verso tuo marito,  quando devi compiere di soppiatto le tue cose. Come farne senza?

Le comari donne del cortile:  anche li’ positive, simpatiche, ti sostengono , ti consigliano, ti fanno passare, seduta sulla seggiolina, qualche momento di svago  rispetto al lager della tua famiglia. Sostengono e ammirano la tua figlia.
Giusto una, su tre, per 20 secondi vi fa un po’ litigare con i suoi luoghi comuni. Alla fine un risultato comunque positivo.

La madre donna del fidanzato: L’unico personaggio veramente negativo, assieme alla figlia,  arrogante e arricchita, ma tanto anche lei, personaggio nel film insignificante, compare 55 secondi. E poi, anche con lei, saldi i conti con violenza, facendo saltare la sua pasticceria.

Alla fine il saldo e’ positivo , tutte figure femminili che oscillano tra la eroina e la solidale. Esame passato, donne promosse.

ANALISI DEI CONTENUTI E DEI MESSAGGI DEL FILM 

Cara Cortellesi il contenuto, al di la’ dello scarso contesto della sceneggiatura, e’ quello che ci ha colpito, in senso negativo, di piu’. Questo si che ci importa.
Hai tratteggiato i personaggi maschili in senso negativo, e quelli femminili come delle eroine e positive. In una operazione che svela il messaggio a senso unico, un po’ lungo spot femminista stereotipato di propaganda.
Che cade non a caso in questo preciso contesto storico attuale di caccia alle streghe, dove pero’ questa volta la “strega” e’ il maschio. Diamoci dentro.

Distruggendo anche la unica figura maschile di protagonista positiva, il fidanzato della figlia, hai svelato il tuo intento di narrazione a senso unico femminista, con poca dialettica e senza equilibrio. Falsamente nascosto sotto una pellicola patinata in bianco e nero.
Parlare in senso strumentale del passato, per mandare pretestuosamente un messaggio ai tempi nostri. Ma perche? Hai degli irrisolti con il maschile? Devi fare piu’ psicoterapia? Cosa ti ha mosso?

Non sarebbe stato meglio mandare un segnale piu’ costruttivo ed equilibrato, per uomini e donne del nostro tempo, come scelta narrativa?
Che so per esempio comparare due famiglie, sullo stesso pianerottolo, la tua vicina di casa, con una famiglia non distrutta come la tua, con i coniugi che si vogliono bene, dove non si picchia nessuno, dove i figli non sono dei bestemmiatori incalliti e la madre rispetta i desideri della figlia?
Che messaggio del pensiero a senso unico hai voluto  proporre?
Sai in quegli anni non tutte le famiglie erano come hai voluto strumentalmente tratteggiare.
Per esempio, ci ricordiamo i nostri nonni che volevano bene alle loro mogli, non le hanno mai picchiate, si spaccavano la schiena al lavoro, portavano a casa il pane. Non andavano a puttane, e volevano bene ai figli.
Perche’ dare esclusivamente un messaggio negativo monodimensionale e stereotipato?

E poi cara Cortellesi che scelta violenta! Una Bomba, manco fossi una terrorista islamica. Non confrontarsi, parlare dialetticamente con la figlia. Un bomba.
Hai ridotto sul lastrico una famiglia, rischiando anche di uccidere qualcuno, hai distrutto la loro fonte di vita e sostentamento,  in un periodo molto difficile in Italia, la loro pasticceria; madre, padre, figli, che sono dovuti rientrare precipitosamente al sud, perche’ ormai senza casa. Ma sei razzista?  Non ti piacevano, perche’ siciliani? O perche’ erano un po’ piu’ ricchi di te? Eri invidiosa? Sei sicura che lo hai fatto solo per la tua figlia Marcella?

Hai trattato tua figlia come una cretina. Non sei andata a parlare davvero con lei, spiegando i tuoi timori, facendole capire che rischi poteva correre, confrontarsi dialetticamente  e profondamente da madre a figlia. Hai scelto tu per lei, senza consultare, con arroganza, un atto violento e prevaricatore, un po’ patriarcale anche tu.

Ma che messaggio stai veicolando alla popolazione italiana?
Violenza e sopraffazione e mancanza di dialogo verso i figli? Complimenti. Molto discutibile anche questo messaggio del film.

Nel tuo tratteggiare le figure femminili come tutte positive, servizievoli, attente, compassionevoli, mirabili e solidali, e i personaggi maschili come ebeti e prevaricatori sveli il tuo essere di parte. Ahi ahi, qui iniziamo ad osservare la scalibratura dicotomica del doppio standard e della dissonanza cognitiva del film .

Ecco la Terragni, citata prima, ha toccato un tasto dolente, il film femminista, che anche se apparentemente sofisticato, in bianco e nero, che veicola potenti messaggi disfunzionali. La Terragni dice occorre andare oltre il caso limite della vittima-assoluta.

QUALI RISULTATI PORTI A CASA

Cara Cortellesi, con il tuo film, sei andata inutilmente ad alimentare ulteriormente, come se non ce ne fosse abbastanza, l’odio tra maschile e femminile. La sfiducia tra i generi Uomo e Donna. Lo si nota anche dai commenti colti in sala, gia’ citati.

Non hai dato un messaggio costruttivo, ma semplicemente hai gettato sale sul corpo di dolore del femminile (che esiste ed e’ reale intendiamoci) andando aggiungere dolore al dolore. Non e’ un film di denuncia. Hai strumentalizzato il corpo di dolore delle donne.
Nel corpo di dolore femminile, realmente esistente, le donne occidentali, anche per il loro retaggio di angherie subite, in un passato anche remoto, portano dentro di se’ una memoria delicata e fragile, ed e’ veramente spietato giocare  su questo per fare un po’ di soldi.
Certo sarai stata consigliata dal tuo staff di marketing e dal team manager del ufficio stampa, che hanno fatto, almeno a livello di film cassetta, per guadagnare meramente soldi, una scelta ottima e centrata se lo guardiamo sull’aspetto del mero guadagno.
Che cosa va di moda ora? Il femminicidio e il presentare il maschio unicamente come violento e prevaricatore. Temi infatti proprio di questi giorni ossessivamente riproposti dal massmedia.
Quindi strumentalmente facciamo un film su questi temi. Spacchiamo.
Andiamo a prendere le donne per la pancia emozionalmente, come target, tanto sono gia’ predisposte dalla martellante propaganda femminista attuale radical chic, e ce le portiamo manipolativamente dietro tutte.
Riempiamo i cinema. Infatti. Ecco perche’ erano quasi esclusivamente donne dentro al cinema gremito, quando siamo andati a vederlo.
Una scelta precisa di target.
Tanto le donne, per costituzione energetica sono molto sensibili alle emozioni. Facciamo un film che ti tira un pugno nella pancia e usciranno con le lacrime agli occhi (qualcuno ha chiamato il film infatti una marketta) .

Complimenti allo staff del marketing che hanno operato con le tecniche manipolative dello storytelling con la programmazione neuro linguistica (PNL)

Con i 20 milioni di euro che hai guadagnato sulla pelle delle donne, film campione di incassi, e per aver  ulteriormente instillato odio e sfiducia tra maschile e femminile, cosa farai? Una villa in Sardegna? Noi non ci dormiremmo sonni tranquilli, ma forse sei priva di coscienza?
Hai incartato con il fiocco, in una bella carta spendente, un film con una ottima fotografia e ottimi costumi, ma dal contenuto pero’ tossico.

La Mela Avvelenata della Cortellesi.

Con il tuo bel faccino “innocente”, come una strega di antiche fiabe, hai offerto la mela avvelenata alle donne, che a giudicare dagli spettatori e dagli incassi, molte e molti hanno inghiottito in un solo boccone.

Quello che non hai colto e’ che da 80 anni fa ne e’ passata di acqua sotto i ponti in Italia. Esistono donne evolute nuove e uomini evoluti nuovi fortunatamente.
Che non siamo piu’ solo i nostri nonni violenti o le nonne remissive. Non siamo in Pakistan o comunque nei paesi arretrati del mondo, dove si forse li’, averebbe avuto molto piu’ senso un senso proiettarlo. Non confondiamoci.
Certo c’e’ ancora tanto da lavorare, senza sottovalutare, ma perche’ rivolgersi sempre ossessivamente indietro al passato? ….E ma sai nel 1500 c’era la Inquisizione… E quindi?
Proviamo a guardare avanti, a dare un futuro ai nostri giovani e figli, non solo messaggi negativi e stereotipati, zeppi di luoghi comuni riduttivi come il tuo film.
Sei andata a rimestolare nel torbido, a rimescolare inutilmente nel fango del dolore femminile per fare cassetta.
Alimentando l’odio reciproco, tu in qualche modo hai contribuito a bloccare  la crescita delle coscienze delle persone, donne e uomini, ma in particolare delle donne, andando ancora di più ad alimentare i bassi sentimenti istintivi e dolorosi delle donne. Perche’ non fare un film alla Ken Loach, che analizza le difficolta’ delle famiglie operaie inglesi, dove padre e madre, pur nelle difficolta’ economiche cercano di sostenersi l’uno con l’altro? 

Alla manipolazione mediatica del tuo film non ci stiamo, che alimenta DIVISIONE del Maschile e del Femminile, la distruzione della fiducia del maschile attuata scientemente, come nel tuo film, per separare Shiva Maschile da Shakti Femminile. Non c’e’ salvezza su questo pianeta complesso, se non nel Maschile e Femminile UNITI in Maesta’. Il resto e’ solo distruzione. Lo avevamo gia’ scritto.

Sia che tu abbia fatto questo scadente film, con fini malevoli, coscientemente oppure incoscientemente, non hai fatto un bel servizio a Donne e Uomini. 

Certo che anche i simboli hanno sincronicamente il loro peso. Il tuo nome e’ un po’ evocativo, dovevamo forse capirlo prima…. Cortellesi – Corte – Lesa …. Nobilta’ Distrutta.

Possiamo avere indietro almeno i soldi del film?

Senza troppa stima

Jose’ & Resya – TantraLove

“…Shiva e’ trascendente , e Shakti e’ immanente. Non puo’ esistere Shiva senza Shakti, non puo’ esistere Shakti senza Shiva. Se Shiva e’ lo strumento musicale, Shakti e’ il suono emesso dallo strumento. Se Shiva e’ il seme, Shakti e’ il frutto, e cosi’ via.…”

Trikatantrasara

Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.

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