La percezione tantrica del reale

Quando vai direttamente alla fonte tutte le formulazioni perdono di interesse. L’unico interesse è la fonte.
In un corpo che non vuole niente, la respirazione è come se avesse dello spazio per espandersi.
Prendersi il rischio di non essere nessuno è qualcosa di enorme perché scopri che la vita non ha bisogno di te. E’ il massimo dono. L’unico rischio che corri è di morire per diventare vivo veramente.

Mi devo chiedere “cosa succede nel mio corpo quando non lascio vivere una sensazione?”…“Qual è la credenza che c’è lì sotto?”.

Devo scoprire come funziona il mio sistema di difesa, come si traduce a livello mentale (credenza) o fisico (rigidità).
Appena diventa difficile, appena sento la difesa, lì è interessante indagare, lì dove c’è la sofferenza. Interrogare le proprie mancanze “è proprio vero che mi manca qualcosa?”

L’argomento principale del discorso mentale è “me”. Sentire fino a che punto è ripetitivo, poco creativo. Vedere che dopo un avvenimento sono totalmente presa dal mio pensiero, completamente allontanata dal reale, vedere che non sono nel reale.
Vedi un fiore emozione di pura bellezza al primo sguardo. Poi accade che afferro l’emozione “io sto provando questa emozione”, creo il fiore come oggetto separato, lo paragono…
Se si è molto attenti nel primo sguardo la persona non c’è, non c’è il fiore, c’è solo la bellezza. Ciò è insopportabile per la persona. Non crearsi ma restare nella visione della bellezza, dell’ascolto, in quel momento non c’è il pensiero. Arrivare a vedere quel pensiero che ruba tutta la mia attenzione (che) è lì per mantenere questa persona che credo di essere, è un meccanismo di sopravvivenza di quella persona. Comprensione di questo modo malato di appropriarsi di tutto.
Per avviare questo spazio quando c’è una percezione, un’emozione …non fare niente. Indietreggio nella presenza che è lì continuamente, non afferro niente, non creo niente, è il silenzio.
Non puoi crearlo puoi caderci dentro quando non hai più bisogno di crearti. A quel punto cadi nel silenzio che è quello che sei in essenza. Il silenzio è quello che sei, è il midollo del tuo essere, non puoi essere più vicino di così.
Nella natura non nomino, cerco di fare esperienza della visione: la percezione del reale. 
Il bisogno di separazione crea il bisogno di pensare.

Accedere a informazioni dirette nel momento in qualsiasi situazione. Essere semplicemente presenti, capire come funziona, tutto lì, niente da fare. Non c’è da cambiare l’ego, ma vedere cosa c’è alle radici di questo ego, qual è l’essenza. L’ego utilizza quell’essenza per esistere.
Qualità di visione, qualità di ascolto.
Qual è l’origine di tutto ciò che sembra apparentemente separato?

Nathalie Delay

“…Anche immerso nella dualità, il tantrika va direttamente alla fonte non-duale, in quanto pura soggettività, e rimane sempre immerso nella sua natura originaria. Tutte le nozioni relative legate all’ego sono ricondotte alla loro fonte pacifica, profondamente sepolta sotto i diversi stati dell’essere….” – Spandakārikā Tantra

Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.