Eiaculazione femminile questa sconosciuta

Il Tantra antico conosce da sempre questo fenomeno femminile e il liquido espulso, chiamato in Sanscrito Amrita o anche Sukra, veniva portato alle statue tantriche con cui erano bagnate in forma rituale/spirituale. Il liquido espulso dalle donne/Shakti era fatto colare sulle statue.

Per il tantra e per la nostra esperienza il fenomeno della eiaculazione femminile o squirting non e’ ne’ raro, ne’ strano, ma e’ una delle componenti naturali possibili del piacere femminile. Per altro la scarsa conoscenza e informazione fanno si che le donne non possano lasciarsi andare individuando spesso questo stimolo come urgenza alla minzione, trattenendolo. Noi abbiamo potuto osservare il fenomeno direttamente sia nei corsi che durante i massaggi come una naturale manifestazione del complesso universo femminile.

Il liquido emesso durante la eiaculazione femminile e’ trasparente, di sapore dolce, emesso in quantità più o meno considerevoli con manifestazioni di carattere eiaculatorio più evidente ed “esplosivo”, ma diverso dall’urina (della quale potrebbe essere una versione semplicemente diluita in seguito alla commistione di quest’ultima con il liquido secreto dalle ghiandole parauretrali).
Si tratta in ogni caso di un fenomeno che non va confuso con la lubrificazione vaginale femminile, generata dalle Ghiandole di Bartolini, in quanto i fluidi considerati sono tutti provenienti dall’uretra e in particolare dalle ghiandole di Skene che strizzano il loro contenuto nel canale dell’uretra ed e’ per questo che viene confusa con l’urina.

Per la nostra esperienza si tratta di un fenomeno a cui quasi tutte le donne possono accedere se poste in un contesto accogliente e rassicurante, superando la idea che sia urina, che crea un pensiero mentale limitante.

In pratica occorre abbassare il giudice interiore femminile che indica questa esperienza come disdicevole, poco igienica, strana, sporca ecc. Una volta che la predisposizione mentale diventa aperta al fenomeno le donne si lasciano scorrere in discesa verso la manifestazione fisica della eiaculazione femminile.

Ma vediamo piu’ nello specifico qualche dettaglio in piu’:

Il termine eiaculazione femminile si riferisce all’espulsione di un notevole quantitativo di fluido dall’uretra durante la stimolazione sessuale o in prossimità dell’orgasmo, ma anche non necessariamente non collegato all’orgasmo stesso.
La possibilità o meno che ogni donna sia in grado di eiaculare in questo modo è ugualmente oggetto di controversie. L’esistenza stessa del fenomeno è stata oggetto di dubbi, e più recentemente l’eiaculazione femminile è stata confusa con l’incontinenza urinaria. In ogni caso, studi medici successivi al 2000 e in condizioni controllate hanno dimostrato un effetto non collegato all’urina.

L’eiaculazione femminile o squirting non è un concetto moderno. Il filosofo greco Aristotele ne annotava già l’esistenza, Galeno, nel II secolo, descrisse la prostata femminile; nel 1559, l’anatomista italiano Realdo Colombo riferì dell’eiaculazione femminile, mentre spiegava le funzioni del clitoride, e nel XVII secolo, l’anatomista tedesco Regnier de Graaf scrisse, in un libro sull’anatomia femminile, di fluidi «che correvano fuori» e «che zampillavano» durante l’eccitamento sessuale.
Fino agli anni ottanta l’eiaculazione femminile era largamente ignorata dalla comunità medica. In quegli anni il tema ritornò a galla con il bestseller The G Spot: And Other Discoveries About Human Sexuality (Il punto G e altre scoperte sulla sessualità umana) scritto da Alice Khan Ladas, Beverly Whipple e John Perry. Il libro non solo riconosceva l’esistenza del punto G, ma portava all’interno della comunità medica lo squirting come principale fonte della salute sessuale delle donne. Sebbene in molti nella comunità medica e scientifica abbiano ora riconosciuto l’esistenza del fenomeno, permane un largo vuoto quando si cerca di spiegare su basi scientifiche il processo di eiaculazione o la fonte del fluido stesso.

Sono stati condotti studi da medici quali Beverly Whipple, John Perry, Gary Schuback, Milan Zaviacic e Cabello Santamaria, ma i risultati sono stati limitati. Se comunque le informazioni in possesso non spiegano chiaramente la provenienza del fluido, le analisi chimiche effettuate sul fluido da numerosi team di ricerca hanno rivelato che non è urina (i livelli di creatinina e urea sono troppo bassi).
Le donne non hanno un esatto equivalente delle ghiandole maschili della prostata (una parte essenziale del sistema riproduttivo maschile), ma possiedono comunque organi secretori omologhi in quanto sviluppatisi dallo stesso tessuto embrionale, e che sono chiamati ghiandole periuretrali o ghiandole di Skene.

La dimensione e la struttura delle ghiandole periuretrali varia relativamente in modo considerevole, sembra, da donna a donna. Il fluido che produce è simile a quello prodotto dalla prostata maschile e, così come negli uomini, passa nell’uretere. Le ghiandole si riempiono con il fluido durante il rapporto sessuale e possono essere sentite attraverso il muro vaginale. Il rigonfiamento del tessuto circostante l’uretere, può essere una combinazione di ghiandole che si riempiono col fluido e del tessuto erettile delle donne che si solleva, il corpo spugnoso, che da dietro, negli uomini, consente l’erezione. Il sollevamento della parte non visibile del clitoride sarà inoltre evidente.

È questo, sembra, il ritmico contrarsi dei muscoli pelvici durante l’orgasmo che espelle il fluido accumulato come ultima componente dell’eiaculazione femminile, se la donna lascia fluire e non si oppone mentalmente.

Il quantitativo di fluido rilasciato può essere considerevole, attraverso il ripetersi di riempimento e svuotamento delle ghiandole durante l’orgasmo. In pratica le ghiandole a forma di grappolo vengono strizzate ritmicamente emettendo il liquido floreale.

Sono stati compiuti diversi studi sui fluidi espulsi durante l’eiaculazione femminile per determinarne la composizione chimica. Attraverso le analisi chimiche è stato rilevato che il fluido espulso contiene:

  • glucosio (uno zucchero naturale) e fruttosio (un altro zucchero naturale, rinvenuto anche nel fluido seminale prostatico)
  • antigene prostatico specifico (PSA): un’enzima prodotto dalla prostata e presente nello sperma che il PSA mantiene fluido dopo l’eiaculazione. È stato ipotizzato che nella donna l’antigene venga generato dalle ghiandole periuretrali.
  • un livello molto basso di creatinina e urea: i due principali marcatori chimici dell’urina, rinvenuti ad alte concentrazioni nelle analisi dell’urina precedenti e successive all’eiaculazione.

La semenogelasi o antigene prostatico specifico (PSA), è un enzima, appartenente alla classe delle idrolasi, che viene prodotto dalla prostata. Specificamente, è una proteasi simile alla callicreina. La sua funzione fisiologica è quella di mantenere fluido il seme dopo l’eiaculazione, permettendo agli spermatozoi di “nuotare” più facilmente attraverso la cervice uterina.

Questa potrebbe essere la vera funzione della eiaculazione femminile ricordando che la natura non fa mai nulla per caso. Creare un ambiente favorevole e accogliente agli spermatozoi per la difficile risalita verso l’utero che contrasti la naturale acidita ‘ della vulva ambiente piuttosto ostile allo sperma.

Nel 1988, Milan Zaviačič, che dirige l’istituto di patologia dell’Università Comenius di Bratislava, pubblicò uno studio su cinque pazienti ricoverate, per problemi di fertilità, presso il reparto di ginecologia e ostetricia. La totalità dei campioni di una delle pazienti e un campione su quattro di una seconda donna del gruppo furono prelevati direttamente in laboratorio, i restanti a domicilio. In quattro casi su cinque, i campioni furono analizzati entro tre ore dal prelievo, mentre in quello restante furono analizzati tre mesi dopo.

I risultati mostrarono, in tutti e cinque i casi, una concentrazione di fruttosio maggiore nel campione dell’eiaculato rispetto a quello delle urine.

Nel 1997, Cabello Santamaria analizzò le urine alla ricerca del PSA tramite MEIA (Microparticle Enzyme Immunoassaye, metodica immunoenzimatica a microparticelle) scoprì che il 75% del campione mostrava una concentrazione di PSA nelle urine post orgasmiche che non era presente nel campione pre orgasmico.

Il fluido raccolto al momento dell’orgasmo (distinto dal campione delle urine) mostrò la presenza del PSA nel 100% dei campioni.
Nel 2002, Emanuele Jannini dell’ Università dell’Aquila offrì una spiegazione per questo fenomeno, così come per le frequenti smentite della sua esistenza: le aperture delle ghiandole periuretrali sono di norma della dimensione dei pinoli, e variano nella dimensione da donna a donna, fino a quasi scomparire in alcune donne. Questo può spiegare l’assenza di questo fenomeno in alcune donne.

Osservando sia nei corsi che nei massaggi rituali questo fenomeno le donne raccontano di un senso di liberazione, di uno stato estatico che le stravolge, di un percepirsi Afrodite che feconda la Terra, di un collegarsi allo strato piu’ profondo del femmineo e alla connessione con la Shakti.

…Lui dovrebbe succhiare il suo Fiore di Loto e mostrare il suo piacere. Inalando il profumo, si deve entrare con la lingua, cercando le secrezioni rosse e bianche. Poi dovrebbe dire a lui: Assaporala mia essenza! Bevi le acque che sgorgano….” – Chandramaharosana Tantra

Jose’&Resya – TantraLove

Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.

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