Il Velo di Māyā, la Illusione

Per il Tantra il concetto del Velo di Māyā, e’ molto importante. In pratica l’intera esistenza di un praticante tantrico e’ liberarsi anche dai veli di incatenamento della Māyā, la Illusione.

Māyā ha dunque come significato originario quello di “creazione” . Deriva dal verbo sanscrito mā nell’accezione di  “ordinare”, “costruire”.

Nei Tantra con il termine māyā si indica il potere da cui ha origine il mondo materiale.

Il mondo materiale, nella cosmogonia tantrica, e’ generato dalla Shakti.

Shiva, come manifestazione della energia maschile, ha avuto la scintilla del progetto del mondo, ma non aveva potere di creare l’Universo materiale. Shakti, come manifestazione della energia femminea,  ha creato concretamente il progetto di Shiva, che altrimenti sarebbe rimasta una mera idea divina

Manifestando pero’ il mondo materiale, Shakti ha generato intrinsecamente anche le leggi della Dualita’ incarnata, ha creato il principio di differenziazione. Uno e’ diventato Due. 

In questo senso anche la Sophia dello gnosticismo (di fatto una corrente tantrica) ha avuto la medesima funzione.

Nascendo la apparenza della distinzione, io e l’altro, si genera anche la divisione tra questo e quello. Che e’ una distinzione fenomenica, ma non reale. Ecco uno degli aspetti della Māyā. Ciò che sembra distinto in realta’ non lo e’ , ma noi lo percepiamo come tale. La Illusione primaria. Da questa illusione primaria poi man mano si manifestano le altre.

Questo «velo», di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel saṃsāra, ovvero il continuo ciclo karmico delle morti e delle rinascite.

Sentiamo un grande maestro tantrico:

“….Lo stato primordiale in cui l’oggetto apparituro non si è ancora differenziato, ma vibra in unità con la Coscienza, è la premessa necessaria di ogni conoscere e come tale è presente in tutti gli esseri, qualunque sia il grado di evoluzione, ma non tutti ne sono consapevoli. Tra noi e l’esperienza della luce si frappone una specie di schermo, che non è un’entità a sé stante, bensì è espressione della libertà stessa della Coscienza, che, sotto le sembianze di Maya, vede e offusca se stessa a se stessa. Se questa macchia o illusione o magia, non esistesse e ognuno potesse già sperimentare questo primo momento del conoscere in tutta la sua pienezza, noi saremmo già liberi: tutti gli sforzi ulteriori, i libri, la parola, il pensiero stesso sarebbero inutili. L’insegnamento, l’esercizio non hanno come meta altro che l’eliminazione di questo incantesimo che ci proibisce di vivere e sentire questo momento Pre-discorsivo del conoscere, in cui la realtà appare così com’è, prima dell’intervento del pensiero congetturale, concepito come potenza offuscatrice e differenziatrice……” – Abhinavagupta Mistico Tantrico Kashmiro XI sec.

Non e’ che se davanti al sole appare una nuvola il sole e’ scomparso. Il sole continua immutato la sua esistenza, continua a brillare, anche se noi non lo vediamo piu’. Ma e’ solo quindi una apparenza. Per i comuni mortali, che non hanno lavorato su di se’, questa apparenza diventa la realta’ manifesta concreta. Il sole non c’e’ piu’.

E’ lo stesso Shiva che e’ anche Illusione apparente, che offusca se’ stesso. Qualcuno potrebbe dire, per farci lavorare e vedere chi ha i numeri per andare oltre la illusione stessa.

Quindi il Velo di Māyā, offusca cio’ che c’e’ senza modificare la realta’. Sono solo i nostri sensi e la nostra mente illusa che creano una illusione.

Ci ricorda anche Jung, che ha spesso studiato i testi antichi orientali e si e’ fatto ispirare da essi e che nel corso del seminario “Psicologia del Kundalini Yoga” affermò:

“C’è una quantità di persone che non sono ancora nate. Sembra che siano qui e che camminano ma, di fatto, non sono ancora nate perché si trovano al di là di un muro di vetro, sono ancora nell’utero. Sono nel mondo soltanto provvisoriamente e presto ritorneranno al pleroma da cui hanno avuto inizio. Non hanno ancora creato un collegamento con questo mondo; sono sospesi per aria, sono nevrotici che vivono una vita provvisoria. Dicono: “Adesso sto vivendo in queste condizioni. Se i miei genitori si comportano secondo i miei desideri, ci sto. Ma se dovessero mai fare qualcosa che non mi piace, allora tiro le cuoia.” Questa, vedete, è la vita provvisoria: una vita condizionata, la vita di qualcuno che è ancora collegato al pleroma, il mondo archetipico dello splendore, da un cordone ombelicale grosso come una gomena da nave. Bene, nascere è importantissimo; si deve venire in questo mondo, altrimenti non si può realizzare il Sé, e fallisce lo scopo di questo mondo. Se questo succede, semplicemente si deve essere ributtati nel crogiuolo e nascere di nuovo. […] Vedete, è di un’importanza assoluta essere in questo mondo, realizzare davvero la propria“entelechia”, il germe di vita che si è, altrimenti non si può mai mettere in moto Kundalini e non ci si può mai distaccare. Si viene ributtati indietro, e non è successo nulla, è un’esperienza assolutamente priva di valore. Si deve credere in questo mondo, mettere radici, fare del proprio meglio, anche se bisogna credere alle cose più assurde. […] Si deve infatti lasciare qualche traccia di sé in questo mondo, che certifichi che siamo stati qui, che qualcosa è successo. Se non accade nulla del genere, non ci si sarà realizzati; il germe di vita è caduto, per così dire, in uno spesso strato d’aria che lo ha tenuto sospeso. Non ha mai toccato il suolo, e quindi non ha potuto produrre la pianta. Se invece si entra in contatto con la realtà in cui si vive, vi si rimane per diversi decenni e si lascia la propria impronta, allora può avviarsi il processo di impersonale. Vedete, il germoglio deve sbocciare dalla terra, e se la scintilla personale non è mai entrata nella terra, da lì non uscirà nulla, non ci saranno né “linga” né “Kundalini” perché si è ancora nell’infinità che c’era prima.”   La cecità, per Jung, è anche quella di chi non individua quindi il proprio scopo di vita.

Il velo di Māyā “è simile al sogno, allo scintillio della luce solare sulla sabbia che il viaggiatore scambia da lontano per acqua, oppure ad una corda buttata per terra ch’egli prende per un serpente”. 

Chi e’ offuscato dal Velo non riesce a trovare se’ stesso, non riesce a vedersi e a osservarsi. Io sono un iroso, ma mi dipingo ideologicamente con un tranquillo. Poi qualcuno mi passa davanti alla Posta e gli spacco la faccia, ma sono un tranquillo. Māyā e’ un principio di autolimitazione generato dalla mente che mente.

La Māyā genere i 5 involucri limitanti o kancuka del Tantra, essa vela limita, copre l’anima in alcuni imprigionamenti.

Avidya: limite di conoscenza, cioe’ impossibilita’ di andare oltre una conoscenza limitata.

Kala: lo sforzo limitato al raggiungimento di obbiettivi mondani

Raga: attaccamento a qualcosa o qualcuno

Niyati: determinismo causa/effetto che crea il karma

Kala: il tempo, il determinismo del tempo passato presente futuro

Quindi quando si e’ all’interno del velo di Maya, siamo confusi, non riusciamo a scorgere la realta’, smarriamo la strada, non abbiamo una direzione precisa, perche’ nemmeno sappiamo dove siamo. Il tantra ci ricorda che :

“…Cio’ che appare fuori appare cosi’ solo perche’ esiste dentro…” – Vishvasára Tantra

Nel Tantra non c’e’ divisione tra esterno e interno, tra immanenza della vita di tutti i giorni e trascendenza nella vita sprirituale. La confusione interiore si manifesta quindi anche poi all’esterno, nella reale e immanente e non solo spirituale, sbagliamo nella scelta del partner, non sappiamo scegliere un socio, siamo preda di atti manipolatori, perche’ non siamo in grado di essere sufficientemente consapevoli compiutamente.

Il Kularnava Tantra ci ricorda le caratteristiche di un maestro/a tantrico:

“…Oh Parameshani,… il Maestro deve conoscere le verita’ dei Sacri Testi gli Agama,… Deve dissolvere l’illusione e il dubbio,….Deve essere in grado di verificare e sancire, di leggere dentro e di insegnare….ed evidenziare le dottrine di coloro che sono ancora addormentati. … Capace di discriminare tra negativo e positivo… senza dubbi, con idee chiare …Queste, Mia Cara, sono le qualita’ che deve avere un Maestro….” – Kularnava Tantra

Per il Tantra un maestro/a tantrico che non evidenzia i veli di Maya della illusione  dell’esistenza esteriori o interiori sta abdicando al suo ruolo di guida. 

Jose’&Resya – Tantralove

 

Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.

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