Iniziazione di un occidentale Italiano al Tantra in India

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Era il 15 di agosto del 2000. Viaggio in India.

Dopo la visita di rito ai Templi di Khajuraho famosi per i meravigliosi bassorilievi erotici, che molto mi avevano colpito per la naturalezza e candore con cui proponevano il veicolo dell’energia sessuale, ci apprestammo ad uscire dal perimetro. Questi templi sono circa  un ventina e sono quanto rimane degli 85 edificati tra il 950 e il 1050 d.c. dalla dinastia Rajput dei Chandela. I templi sono completamente decorati da bassorilievi, sia all’interno che all’esterno. Sono realizzati in arenaria, pietra che regala loro il caratteristico colore rossiccio, acceso dal sole di mille sfumature all’alba e al tramonto.   Il gruppo di turisti cui facevo parte  si apprestava a rientrare all’Hotel , con il pullman che ci aspettava poco lontano.

L’atmosfera era particolare, stava scendendo il sole e le sagome scure dei Templi dal sapore  tantrico (anche se allora non sapevo minimamente cosa volesse dire)  si stagliavano nel rosso del cielo. Sinceramente non avevo nessuna voglia di rientrare nell’asettico Hotel a 4 stelle condizionato e tappezzato di marmi e desideravo continuare a respirare quei profumi e quei colori e quelle atmosfere.

Mentre mi avvicinavo al pullman, per tornare, notai un piccolo tempio a bordo della strada, dalla arenaria  molto scura e quindi dall’aria di essere antichissimo. In affetti era proprio cosi. Da molti piu’ anni permaneva in quel luogo piu’ antico degli stessi templi di Khajuraho piu’ famosi. Si trattava del Matangeshwara Temple dedicato a Shiva e contrariamente agli altri templi che ormai sono solo dedicati al turismo ornamentale questo tempio ha il culto di Shiva ancora attivo e officiato dai Bramhini.

Proprio perche’ molto piu’ antico il tempio e’ disadorno e molto semplice, senza le statue famose di Kahjurao, con un enorme Lingam di 2,5 metri di altezza di pietra gialla levigata, ma dicono che questo lingam continua per altri sei metri nelle profondita’ del tempio, penetrando la cavita interna del tempio stesso simulando il Maithuna sacro dell’unione maschile/femminile.

Ne fui subito attratto e seguii quella intuizione. Invitai anche il resto del gruppo a percorrere quella ultima visita. Mi risposero annoiati e anche un po’ indispettiti per quell’invito a quell’insulso piccolo tempio. Praticamente tutti volevano raggiungere al piu’ presto l’aria condizionata dell’albergo, perche’ avevano gia’ fatto troppa immersione nella polvere indiana. Con fare tipicamente italiano, che ha qualcosa di vagamente ipocondriaco,  chi si voleva fare una doccia, chi mettersi il vestito bello per la cena, chi non vedeva l’ora  di buttare i calzini usati per entrare a piedi scalzi nei templi, chi visitare la discoteca dell’Hotel, ma nessuno espresse minimamente interesse per quel antico piccolo tempio.

Decisi allora di andare da solo, tra le proteste sentite della guida. Fui irremovibile, niente mi avrebbe distolto dalla visita di quel tempio che cosi’ tanto mi attirava. Indicai che sarei tornato in taxi o con qualche altro dei mille mezzi di trasporto indiani.

Appena varcai il cancello una strana atmosfera di quiete e pace mi pervase. Era il Tempio dedicato a SHIVA. E casualmente (o forse non casualmente) proprio quella sera si festeggiava SHIVA,  consorte maschile della shakty tantrica femminile PARVATI e quindi l’unione rituale tra i due. Pur essendo questa ritualita’ fortemente induista e’ evidente la sua connessione fondamentale con il culto tantrico, culto che in India e’ oggi altamente osteggiato. Sulle scalinate erano sedute una moltitudine di persone e bambini e una statua rivestita di rosso alla destra accoglieva chi entrava nel tempio. Gli indiani a volte entrando andavano prima alla statua per far rimanere il colore rosso sulle proprie mani.

Un piccolo lingam di pietra di forma ovale era circondato come un istrice di decine di bastoncini di incenso. Il tempio era molto piccolo, circolare, con uno stile che si distaccava dal resto degli sfarzosi  templi. Per entrare si percorreva una specie di spirale attorno al perimetro  salendo su scalinate ripide e strette interne alle mura e poi uscendo dalla parte opposta. I festeggiamenti si stavano avvicinando e infatti il flusso di indiani, nel pur piccolo tempio stava aumentando.

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All’improvviso mi accorsi di essere fuori luogo. Non si vedevano all’interno piu’ turisti e infatti sbirciando dall’alto questi venivano fermati all’ingresso del tempio da dei guardiani . Capii allora di essere dove teoricamente non dovevo. Era una ritualita’ sacra riservata esclusivamente agli induisti come accade a volte in India.

Si poneva ora il dilemma se uscire dal tempio o continuare a permanere all’interno, anche se era vietato ai non induisti. Ed ecco il primo inspiegabile segno. A questo mio pensiero, come se avesse sentito , il Brahmino che mi dava le spalle si giro’ e mi fece un cenno affermativo con la testa. Incredibilmente avevo il permesso di restare attraverso un ancor piu’ incredibile modo, giunto al brahmino senza nemmeno parlare, attraverso il pensiero.

Un po’ sbigottito, ma  senza piu’ sensi di colpa potevo assaporare l’atmosfera che regnava. Dalla strada, da macchine incredibilmente lussuose scendevano donne con sari bellissimi, evidentemente ricchissime, che andavano mischiandosi con la folla, invece molto povera, per recarsi anche loro all’interno del tempio. Doveva essere qualcosa di davvero unico perche’ il tempio poteva accogliere che poche persone.

Il tutto si svolgeva in grande armonia e silenzio. Mi fu possibile , nella penombra rischiarata dalle candele , vedere meglio il tempio. All’interno un enorme Fallo/Lingam cilindrico giallo, alto circa tre metri giaceva esattamente in centro al tempio che aveva un soffitto di pietre degradanti .

Una enorme Yoni/Vulva accoglieva questo fallo/Lingam nel suo centro, sul pavimento rialzato del tempio.  Il tridente di SHIVA era piantato all’inizio della vulva. L’unione del maschile con il femminile. SHIVA E SHAKTY

Mi venne voglia di poter immortalare quei momenti e quel magico luogo, che sentivo importanti e unici. Gia’ pero’ ero entrato di soppiatto in una ritualita’ induista ora pure volevo scattare foto , che inevitabilmente avrebbero dovuto essere con il flash. Davvero non me la sentivo . Ed ecco che di nuovo a questo pensiero il Bramhino si volto’ e mi fece un ulteriore sincronico cenno di assenso. Ero senza parole, va bene una casualita’ prima, ma ora due stavano diventando troppe per il mio allora spirito razionale e mentale.

Comunque sia decisi di pormi dopo le domande e mi apprestai a scattare pochi scatti, per non disturbare troppo senza flash, usando fortunatamente le pellicole ad alta sensibilita’ che avevo con me. Ma gli indiani non prestarono minimamente attenzione e non si mostrarono minimamente disturbati.

Nel frattempo la ritualita’ era iniziata. Alcune donne salirono su piccole scale per versare dei petali variopinti e profumati su quell’enorme lingam, mentre altre versavano del latte che colava lungo le pareti simulando lo sperma. Le donne intorno all’interno del tempio si misero tutte in giro al Fallo appoggiando le mani , facendosi bagnare da quel nettare. Alcune addirittura sfregavano le pelvi su quel fallo , incuranti del sari e del latte che scendeva. I cimbali iniziarono a suonare alternativamente in forma molto squillante , provocando una sonorita’ del tutto inusuale in un alternarsi di ritmi. Era davvero una atmosfera per me irreale.  Se non era per la mia macchina fotografica e il mio orologio al polso e i miei pantaloncini corti nulla avrebbe potuto indicare in quale eta’ eravamo. 2000 A:C:? 1000 D.C.? ai giorni odierni?

Le donne continuavano a tenere le mani sull’enorme Lingam ,e continuavano a cadere petali e latte. Venne messa una ghirlanda di fiori al Lingam che era decorato con simbologia di SHIVA , le tre linee bianche con le striscia rossa e con il simbolo della OHM. Successivamente tutti andarono, me compreso a prendere il riso rituale dalle mani del Brahmino e a farsi apporre il tika Rosso in mezzo alla fronte, cosa che mi feci fare anche io. In realta’ come appresi anni dopo, tutte quelle ritualita’, profondamente tantriche, erano transitate dal tantrismo all’induismo, non dissimilmente come era avvenuto da alcune ritualita’ pagane al cristianesimo.  L’essere quindi veicolate dal bramanhesimo in realta’ non toglieva nulla della ritualita’ profonda tantrica in essa contenuta, anche se all’epoca non potevo esserne consapevole.

Piano piano il tempio si svuoto’, il buio era fitto rischiarato solo da alcune candele. Rimasi a lungo, intontito in quel tempio. intontito dai suoni , da quella strana atmosfera, dalle donne in Sari, dalle sincronicita’ con il brahmino. non volevo andarmene. Era come se avessi rivissuto qualcosa di familiare, di conosciuto in quella che era stata una adorazione del pene nella sua magnificenza creativa. oltre tutto da parte di tutti, donne , bambini, adulti .

Tornai lentamente all’Hotel a piedi, per gustarmi ancora quei momenti, per allungare il sapore di quelle atmosfere incurante di eventuali pericoli notturni nella periferia di Kajhuraho, per altro inesistenti.

Per giorni rimasi in uno stato di quiete e serenita’ per me innaturali, acquisii una grande lucidita’ mentale ,chiarezze di idee. Ricordo che guardavo i miei compagni di viaggio con occhi diversi.  Fui molto felice dei pochi scatti fotografici, che mi ricordavano che non avevo sognato, foto che ripropongo in questa pagina.

Anni dopo compresi e diventai consapevole di cosa mi era successo e cosa avevo vissuto finche’ ad un certo punto il Tantra reincrocio’ la mia via per non andarsene mai piu’.

Jose’ – TantraLove

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Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.