L’aspetto simbolico dei capelli – Le valenze sessuali x il femminile e virili per il maschile

CAPELLI Capelli lunghi, corti, lisci, ricci, folti, fluenti o ordinati: ornamento di grande fascino, richiamo sessuale e di seduzione, la capigliatura è in realtà investita di significati simbolici non sempre univoci, a testimoniare la sua grande significatività antroplogica, culturale, simbolica.

I capelli sembrano infatti espressione di un'energia viva, capace di ricrearsi in continuazione. I capelli sono una parte importantissima del corpo in quanto rappresentano anche la "cornice" del viso che è il simbolo dell'identità della persona.  Com'è noto, benché singolarmente abbiamo una definita e limitata possibilità di allungarsi, crescono e si rinnovano per tutta la vita. Inoltre, incarnano una sorta di legame e di attaccamento a forme altrettanto vitali e rigeneranti presenti in natura, non ultima la sessualità. La biologia ci insegna che i capelli non hanno scopo funzionale per la razza umana che potrebbe sopravvivere benissimo anche se fosse completamente calva e forse gli uomini del futuro considereranno i capelli e i peli come annessi inutili, assolutamente poco igienici e verranno abituati a depilarsi in tutte le parti del corpo, testa compresa, fin dall'adolescenza. Nella storia e nella mitologia i riferimenti ai capelli come sede di forza, di energia, di fertilità e virilità , sessualita' sono innumerevoli e li ritroviamo praticamente in tutte le culture umane, per una sorta di memoria mitico – storica comune le cui radici si perdono nella notte dei tempi.

Ma perché allora gli umani di oggi, poveri primitivi, "tengono" tanto alla capigliatura da soffrire per essa? Perché hanno per la perdita dei capelli sensazioni di angoscia così importanti da portarli ad accettare cure dispendiose, spesso inutili e tentativi, anche dolorosi, di ricostruzione di un qualcosa che in fondo è biologicamente inutile, non avendo più significato né di termoregolazione né di protezione? Una risposta possono offrircela la psicologia e l'antropologia.

Una diversa lunghezza dei capelli fra maschio e femmina fa parte del nostro patrimonio culturale anche per motivi biologici. Sebbene la loro crescita in lunghezza avvenga nei due sessi quasi alla stessa velocità, nel maschio si ha un ricambio di capelli a velocità doppia o tripla di quella che si ha nella femmina, la fase anagen dei capelli di un uomo dura infatti mediamente circa 3 anni mentre nella donna dura fra i 6 e i 10 anni. Il capello del maschio cade pertanto ad una lunghezza teorica di circa 30-35 cm mentre quello della donna può raggiungere anche i 100-120 cm. La lunghezza dei capelli è pertanto, in natura, un attributo importante del dimorfismo sessuale. Siamo pertanto ancestralmente abituati a considerare che se un essere umano ha i capelli lunghi è femmina e se li ha corti è maschio.   E se i capelli non ci sono più? Allora è come se ci fosse una regressione ad una condizione, come quella infantile, nella quale non si sono ancora ben differenziati i due ruoli, con i diritti ed i poteri che essi comportano. La perdita dei capelli può essere pertanto inconsciamente vissuta dal maschio come perdita di virilità o castrazione, e dalla donna come perdita di femminilità.

Il simbolismo dei capelli

I capelli significano infatti anche istintualità: le rappresentazioni di Satana, delle streghe, di Pan, la Kali tantrica , tutti fortemente irsuti, con chiome aggrovigliate e scompigliate, lo confermano. Il colore dei capelli Grande valore simbolico viene attribuito anche al colore sei capelli: la capigliatura scura accentua infatti l'elemento terra, materia, istintualità; quella bionda sembra collegarsi maggiormente a un simbolismo solare, di lucentezza e chiarore. L'associazione capelli-raggi del sole assume pertanto il valore di collegamento della materia o istinto con un principio superiore, spirituale. Nel giudizio dei morti egizio, ad esempio, il defunto porta una parrucca nera, simbolo della notte e di uno stato di coscienza indistinto. Dopo il giudizio di Osiride essa muta il suo colore in bianco, segno dell'avvento di una nuova era di luce e di coscienza.  Il capello ha con il suo proprietario un forte rapporto simbolico: ne rappresenta le radici, perché racchiude in sé i ricordi ed è al tempo stesso un'antenna che lo collega a Cielo.Costituisce il "filo dell'anima" dell'essere umano, è una proiezione delle idee, dei pensieri e della personalità dell'uomo.

Ancor più di altre parti del corpo i capelli, fin dall'antichità, hanno avuto un importante ruolo nelle tradizioni e nei riti.   Per molti popoli antichi i capelli erano simbolo di forza vitale, quasi emanazione della potenza del cervello: un esempio di questa credenza, a tutti noto, è l'episodio biblico di Sansone, la cui forza si concentrava nella capigliatura. A credenze analoghe è legata la pratica dello scalpo, cioè l'uso di staccare dalla testa del nemico vinto o ucciso una porzione del cuoio capelluto e della capigliatura, attestato già in antico, per es. fra gli sciti, e tipico di alcuni gruppi amerindi, come gli irochesi e i muskogee. Presso questi gruppi lo scalpo, oltre a essere un ambito trofeo, era offerto al Sole, all'Acqua e ad altre divinità, gettandolo nel fuoco o in un fiume, in riti propiziatori della fertilità. Alla convinzione che i capelli siano portatori di energia vitale si riallaccia altresì il loro impiego, largamente diffuso, nelle pratiche di stregoneria.  In altri contesti i capelli erano considerati simbolo di nobiltà, per es. nella Grecia arcaica, dove agli schiavi era vietato portare capelli lunghi, di verginità o, al contrario, di erotismo.

Anzi tutto ricordiamo che i capelli sono la nostra estensione con il Cielo, per convenzione la maggior parte degli uomini porta i capelli corti, ma se pensiamo al popolo dei nativi americani L'incontro con i Pueblo Taos e la loro spiritualità, uomini e donne portano i capelli lunghi ( pensiamo all'india ecc..), dopo la colonizzazione sono stati eseguiti degli studi sul fenomeno capelli perché i colonizzatori, per una questione di igiene, costrinsero i nativi a tagliare le lunghe chiome e si accorsero che anche parte della loro personalità aveva dei sottili ma percepibili cambiamenti.  L'esigenza di portare una capigliatura anziché un'altra non è solo un fattore superficiale di gusto personale ma può celare un'esigenza inconscia oppure una caratteristica della personalità che si rispecchia con l'esterno.

In realtà gli antichi avevano già inconsciamente capito quello che la ricerca moderna sta dimostrando o dimostrerà.  I capelli rappresentano un tessuto che si può conservare a lungo e con facilità  (anche in un anello, come si usava nell’Ottocento) e nelle loro cellule é racchiusa la chiave genetica di ciascuno individuo,che potrebbe in teoria essere replicato all’infinito.  Fa meditare un passo contenuto in un antichissimo libro sacro dell’India arcaica.  In esso l’uomo o la donna con molti capelli viene rappresentato come chi possiede il “filtro” per arrivare al sole e a tutto l’universo.

Capelli lunghi simbolo di Forza Maschile

Nel mito biblico di Sansone i capelli appaiono invece strettamente legati alla forza virile e al legame col Dio degli Ebrei. La rasatura che l'eroe subisce simboleggia il temporaneo allontanamento dalla luce divina. È solo con il recupero di questo legame attraverso un cammino interiore in condizione di cecità (introspezione, visione interiore, morte dell'io) che Sansone può ritrovare la sua energia, dono divino. Ricordiamo la mitologia di Sansone che aveva la sua deità nei capelli, la sua forza portentosa gli viene concessa dagli Dei a patto che non tagliasse la sua chioma, ricordiamo che tutte le leggende nascono da simboli archetipi e hanno in esse un fondo di verità sottile.

Negli uomini i capelli lunghi, già prima del musical Hair degli anni Settanta, possono indicare sia il selvaggio, sia l’artista bohémien sia i re dei Franchi, che avevano l'abitudine di esibire una lunga chioma liscia come segno di potere e maestà, per differenziarsi dai sudditi.   L’imperatore romano al contrario li tagliava corti per esprimere superiorità e fino ai giorni nostri i capelli corti sono rimasti a indicare cura di sé, adesione alle regole e alto status sociale.   Nella mitologia e nella letteratura il colore e la lunghezza dei capelli hanno sempre avuto un importante significato simbolico.  Il desiderio di conservare i propri capelli,la paura di perderli e la speranza segreta di vederli rispuntare sono sentimenti comuni a tutti gli esseri civili.  La spiegazione si può forse già trovare nei manoscritti e antichissimi libri delle più remote civiltà terrestri,dove la folta capigliatura rappresentava un marchio ed una prerogativa della divinità e soltanto l’uomo provvisto di molti capelli poteva venire a contatto con gli dei.

Se nel mondo mitologico Apollo, Giove o Marte calvi sarebbero stati impensabili, nell’Antico Testamento la storia di Sansone rappresenta uno degli aspetti simbolici più conosciuti,nel quale il tema dei capelli come mezzo di relazione con la divinità si fonda con l’altro non meno importante della capigliatura come simbolo di forza fisica e virilità. La convinzione che i capelli rappresentino un legame fra l’uomo e la divinità ha dominato molte religioni e culture così come la certezza che la nostra anima o entità spirituale possa abbandonare il corpo soltanto attraverso i capelli.

Ecco perché molti indiani privavano i loro nemici dello scalpo: in questo modo lo spirito, imprigionato nel corpo dei guerrieri uccisi,non sarebbe mai potuto tornare a vendicarsi.

I capelli inoltre rappresentavano l’essenza stessa e la forza dei guerrieri e possederne molti significava aumentare a dismisura la propria potenza. Sono infiniti gli esempi,in ogni epoca,di un vero e proprio culto per i capelli e di una simbologia che attribuisce loro un significato magico.  Tornano in mente le usanze iniziatiche, proprie delle culture anteriori alla formazione di caste, che si ritrovano in tutti i continenti ma in particolare nelle isole dell'Oceano Pacifico, dove ai neofiti non veniva permesso di lasciar crescere i capelli che dovevano essere tenuti rasati o, in tempi successivi, dovevano essere nascosti da una calotta di pelle che mimava una calvizie e che non doveva essere tolta se non ad iniziazione completa; in particolare non era permesso ai giovani di mostrarsi alle donne senza tale copricapo. Si riteneva che la crescita dei capelli permettesse la fertilità e la potenza sessuale e levarsi il copricapo di pelle era quindi contrassegno del passaggio dalla condizione di fanciullo a quella di uomo. I sacerdoti delle tribù della Africa occidentale concepiscono i capelli come sede del Dio. I Masai posseggono la magia di "far pioggia" solo finché non si tagliano barba e capelli. In alcune zone della Nuova Zelanda, quando si riteneva indispensabile accorciare i capelli, si considerava il giorno del taglio come il più sacro dell'anno. Lo scalpo è stato a lungo l'espressione del valore del guerriero, la prova del coraggio in battaglia, il segno tangibile di una vendetta ottenuta. Lo scalpo dei nemici uccisi era quindi un ambito trofeo nella tradizione bellica degli Sciti e dei Giudei di Maccabeo e lo divenne poi in quella dei pellerossa americani che pensavano che Manitù per portare in cielo i guerrieri uccisi in battaglia li afferrasse per i capelli. Anche nella nostra cultura occidentale una gran massa di capelli costituiva patrimonio indispensabile alla potenza di un sovrano. Basta pensare alla stupenda parrucca di riccioli inanellati di Luigi XIV ed al fatto che l'appellativo di "Cesare", "Kaiser", "Zar", attribuito nel corso dei secoli a sovrani o condottieri, ha anche un risvolto etimologico riferito a lunghi capelli da tagliare. Così se Giulio Cesare si ritrovò di volta in volta costretto a ricorrere ad un riportino o ad una corona di alloro l'imperatore Adriano non esitò a dissimulare con una parrucca quello che i suoi contemporanei consideravano una grave deformità. La stessa corona regale del resto ha il significato di abbellimento della capigliatura (e di dissimulazione di una incipiente calvizia).

Capelli lunghi simbolo di Istintualita’ Femminile

In tutte le culture del mondo sono anche un ornamento e strumento di seduzione soprattutto dalle donne. Vediamo anche un simbolo importantissimo dei capelli della Maddalena che lavano i piedi di Gesù: questo gesto rappresenta ben altro che la sottomissione femminile al maschile o una semplice lavanda plantare noi qui abbiamo il simbolo dei piedi che è la parte più estremamente bassa e materiale dell'essere umano e collegata con la Terra, quindi la parte Yin, ctona, oscura e sessuale, e poi il simbolo dei capelli che sono la parte più  estremamente alta del corpo e collegata con il Cielo, quindi Yang, l'estensione dell'anima, la spiritualità, ma allo stesso tempo bellezza esteriore (che rispecchia l'interiore), questo incontro rappresenta l'Animus e l'Anima che si incontrano, che si sfiorano, una Monade nella Monade. . La calvizie della regina Nefertiti e la preoccupazione del popolo per la chioma della sovrana, indicano quanta importanza fosse data dagli antichi abitanti dell'Egitto alla loro capigliatura.   Nella statua Afrodite è rappresentata mentre sta per immergersi nel bagno sacro, con uno sguardo lontano che ne sottolinea il carattere ultraterreno. In quegli stessi anni Apelle ne dipingeva una celebre immagine (perduta), l'Anadiomene, che la mostra sorgente dalle acque nell'atto di strizzare i lunghi capelli bagnati.

I capelli sono sempre stati considerati anche simbolo di virtù muliebre, sicché la ricchezza di una fulgida chioma consentiva a Lady Godiva di apparire virtuosa quando a cavallo percorre nuda le strade di Coventry.  In tutte le culture i capelli delle donne sono sempre stati associati al pube e alla sessualita’. In Occidente le ragazze da marito portavano i capelli sciolti sulle spalle ad indicare uno stato libero, ma appena sposate dovevano tagliarli o legarli, per significare una mancanza di disponibilità sessuale.

Simbologia  del taglio dei capelli come castrazione

Il taglio dei capelli, fino alla rasatura completa, ha in realtà sempre avuto, nella tradizione religiosa e culturale, il senso di sacrificio o anche di mutilazione di alcune virtù dell'essere umano, fino al significato estremo di perdita della propria identità profonda (simili vissuti si ritrovano anche in casi di gravi alopecia), e comunque quello di una trasformazione netta della propria individualità. Lo scalpo rituale degli indiani d'America, il taglio dei capelli delle vestali o delle suore, dei sacerdoti greci o egizi, o quello dei monaci buddisti segnalano sì un atto di umiltà e rinuncia, ma anche di legame con una dimensione spirituale iper-umana. Una particolare simbologia connette i capelli al dolore e al lutto: tagliarsi i capelli, lasciarli incolti, cospargersi la testa di cenere o semplicemente coprirsi per un certo periodo i capelli sono atti simbolici stereotipati, di diffusione largamente attestata, con cui si manifestavano in forma visibile il dolore, l'amore non ricambiato o la disperazione. Ancora oggi la locuzione 'strapparsi i capelli per il dolore' indica una situazione estrema di sofferenza, tale da spingere l'individuo all'autodegradazione. Da ricordare infine il ruolo rituale dei capelli, anch'esso attestato dall'antichità nelle più diverse civiltà, e di cui l'espressione più evidente è il taglio della capigliatura nelle cerimonie d'iniziazione e di consacrazione. A questa sfera si riconnette la 'tonsura ecclesiastica', cioè la rasura circolare che i monaci e gli ecclesiastici portavano sulla sommità del capo.   E' significativo a questo proposito l'esempio di "evirazione" subita da Sansone sconfitto dai Filistei solo dopo il tradimento da parte della propria donna, venuta a conoscenza che la sede della sua immensa forza era nei capelli.

Così, ancora, per i monaci orientali il cranio rasato è simbolo di castità. Con l'avvento della religione cristiana la tonsura divenne pratica abituale per i monaci, convinti così di rendersi sessualmente non attraenti ed esprimere umiltà, obbedienza e distacco dai beni del mondo.  Imporre invece il taglio dei capelli è sempre stato segno di profondo disprezzo. Gli antichi Romani tagliavano i capelli dei prigionieri, delle adultere e dei traditori.

Mentre, anche nei tempi "recenti" della seconda guerra mondiale, donne accusate di facili costumi o di collaborazionismo con il nemico venivano rasate e poi costrette a mostrarsi ai concittadini. Anche le streghe, nel nostro medioevo, prima di essere giustiziate venivano rasate sia per esporle alla pubblica vergogna ed al disprezzo di tutti sia perché si riteneva che nei capelli fosse riposta gran parte della loro potenza malefica, sicché, rasate, non potessero più nuocere.  Nell'immaginario collettivo la calvizie conferisce inoltre un'idea di prematuro invecchiamento ed un esplicito segno di declino, ed è spesso per l'individuo causa di insicurezza nel suo inserimento sociale.   La Chiesa Cattolica tuttora vieta alle donne di entrare in chiesa con i capelli scoperti per assistere alle funzioni religiose, e nel caso di suore e monache la proibizione di esporli è assoluta.

Un riferimento che è ancora più evidente nelle culture islamiche, dove addirittura soltanto i mariti ed i familiari stretti, oltre a persone di sesso femminile, possono liberamente guardare i capelli della donna, che all’esterno della propria abitazione deve sempre uscire con la testa coperta, fino all’estremo del burqa.  Dalle ricerche effettuate su questo fenomeno si scopre che  i capelli sono un simbolo sacro, in quanto estensione dell'anima e che il taglio di essi aveva come procurato "la perdita di una parte di loro".  Mentre ad esempio il rituale che si fa in molte dottrine e iniziazioni del rasare i capelli è un gesto che simbolizza il  ricominciare da tabula rasa, il ritorno alla nascita, alla purezza e l'abbandono del vissuto personale.

Simbologia del taglio dei capelli come cambiamento

Il gesto di una donna che taglia corti i capelli può essere interpretato come un gesto di ribellione, di emancipazione, ma anche come il "metterci la faccia" nella vita, ad esempio chi ama portare i capelli legati indietro che lasciano scoperto il viso, le persone estremamente timide tendono a coprire il viso con i capelli come quelle estremamente insicure.

Basta, diamoci un taglio!”. Questa frase è particolarmente calzante se si pensa a quante volte si è ipotizzato di cambiare radicalmente qualcosa della propria immagine attraverso un semplice taglio di capelli e quanto spesso questo desiderio è collegato ad una fase di cambiamento della propria esistenza. Accade spesso che una variazione nel proprio look vada di pari passo a qualche evento importante che è capitato sia esso positivo (la nascita di un figlio, il matrimonio, una promozione nell’ambito lavorativo, una nuova casa, ecc.) ma molto piu’ spesso come negativo (il divorzio, un  lutto, ecc.).    Il taglio di capelli è indice di una chiusura di un capitolo della propria vita e di un’apertura di una nuova pagina da scrivere. Non solo il taglio, ma anche la modifica del colore può indicare la voglia di rinnovarsi e di vedersi in modo diverso. La chioma esprime infatti  l’emotività e  la personalità di ciascuno, in particolare delle donne che optano per taglio, colore o permanente a seconda dell’immagine che desiderano dare di sé all’esterno e sulla base del potere attrattivo che pensano una determinata capigliatura possa donare loro. Infatti, la capigliatura è una variabile importante da considerare nell'attrazione fisica e nell’immagine perché può essere manipolata cambiando appunto colore, lunghezza e stile dei capelli. Storicamente la lunghezza o il taglio dei capelli si sono rivelati un segno di status, di appropriatezza nell'ambito sociale e di distinzione di sesso.  Per gli uomini ha meno rilevanza il taglio dei capelli, ma quando avviene un cambiamento drastico nel look, come peraltro per la donna, vi sono indicatori di desiderio di: sedurre, voltare pagina, cambiare, a causa di qualcosa di molto positivo o di traumatico che è avvenuto nella propria vita. Lo sanno anche i sassi che spesso si cambia taglio di capelli, perché si ha l’esigenza di cambiare. “Volevo (o vorrei) cambiare qualcosa nella mia vita; Cambiare qualcosa di me”- sono i pensieri ricorrenti in chi ha da poco cambiato taglio o in chi desidera rinnovare la propria immagine.

A volte l’occasione di un taglio (netto) non è un’esperienza felice, come per esempio una rottura sentimentale o una perdita di un oggetto, persona amata o altro. Ci si può deprimere a tal punto che si decide di dare un taglio. Con la vita passata che procura dolore, ma anche con i capelli che ricordano quell’esperienza collegata alla sofferenza, appunto.

A tal proposito il professore Roberto Pani, docente di Psicologia Clinica all’Università di Bologna, racconta che “nella mia esperienza di psicoanalista ho potuto constatare che le emozioni che oscillano che tra aspetti depressivi e aspetti euforici corrispondono spesso a modificazioni del taglio e dell’acconciatura femminile; come se l’immagine della propria capigliatura fosse un teatro o meglio un contenitore delle emozioni delle donne. Alcuni desideri di cambiamento spesso riflettono un desiderio di diventare indipendente, e di superare l'evento che ha procurato sofferenza oppure di chiudere un capitolo che rappresenta una fase della vita a cui non si sente più di appartenere. Questi desideri vengono messi in atto proprio cominciando a tagliare capelli, modificare acconciatura o colore”.

Sembra banale, dunque, ma non lo è. Entrando nel dettaglio del significato psicologico dei cambi di immagine:

–   tagliare i capelli può voler dire tagliare una relazione;

–    farsi la permanente significa rendersi più gioiosi, più ricchi dal punto di vista emotivo, e quindi sentirsi pieni affettivamente, perché i riccioli e boccoli possono essere assimilati simbolicamente a delle monete. Nel linguaggio popolare non  a caso ogni riccio è capriccio…

–    portare i capelli molto lunghi può ricondurre ad una personalità dolce, romantica e sognatrice;

–    tingersi i capelli di biondo può nascondere un desiderio di essere più seduttiva e sofisticata;

–    farsi nera o mora infine riconduce alla sessualità, l’istintività, e al desiderio di fisicità.

Dal punto di vista psicologico – prosegue Pani – la testa assume nella donna un significato di cambiamento emotivo, che diventa visibile”.

E per gli uomini? La valenza psicologica legata al taglio di capelli ha un significato molto minore per il sesso maschile,  ma non vi sono del tutto estranea. Uomini che tagliano i capelli di ‘a zero’ di punto in bianco o che si fanno crescere le basette in modo parossistico o che lasciano crescere i capelli per coprire calvizie o per trasformarsi in intellettuali anarchici o per essere più giovanili: sono tutti esempi per indicare che anche loro stanno attraversando una fase di seduzione

L'antichità

L'arte di acconciare i capelli è antichissima. Presso molti popoli antichi le acconciature variavano in funzione non solo del sesso, ma anche e soprattutto del grado sociale: così, per es., fra le popolazioni della Mesopotamia e in Persia erano proprie della nobiltà fogge complicate a base di riccioli disposti a vari piani, spesso coperti di polvere d'oro e adornati di monili in metalli preziosi. In Egitto, nelle classi inferiori e medie ci si radeva il capo, mentre nelle classi più elevate gli uomini pettinavano i capelli variamente in frangette, zazzere, treccioline lunghe fino al petto, mentre le donne coprivano la testa con una o più parrucche inanellate, poste l'una sull'altra, oppure con fazzoletti di stoffa. Presso i greci dell'epoca arcaica i capelli lunghi distinguevano i cittadini delle classi alte e non vi era una sostanziale differenza fra acconciature maschili e femminili: i capelli, arricciati artificialmente, ricadevano simmetricamente sulle spalle, trattenuti da nastri e diademi. In epoca classica ed ellenistica per gli uomini prevalse l'uso dei capelli corti; il taglio dei capelli e la loro consacrazione ad Artemide e ad Apollo segnava l'inizio della pubertà.

Le donne, con l'ausilio di nastri, bende e diademi, usavano raccogliere i capelli sulla nuca o sulla sommità del capo. La varietà delle acconciature e degli ornamenti era caratteristica delle donne di Atene, che usavano anche tingersi i capelli, adoperando polveri dorate, bianche e rosse.  I romani ignorarono a lungo le raffinatezze della pettinatura e fu solo con il diffondersi dei costumi greci che gli uomini iniziarono a tenere i capelli corti e a farseli arricciare, e le donne a sostituire le semplici fogge di annodare i capelli con elaborate acconciature, che divennero poi tipiche in età imperiale, quando la difficile arte della pettinatura era affidata a schiave specializzate, le ornatrices. Particolarmente curiosa è l'acconciatura di Età Flavia, consistente in un altissimo diadema di ricci disposti a semicerchio sulla fronte, ottenuto con posticci di capelli finti.

Il Medioevo e l'epoca moderna

Nonostante gli inviti alla semplicità e alla modestia degli scrittori cristiani, le acconciature adottate nei primi secoli del Medioevo dalle donne delle classi sociali più elevate continuarono a essere assai complicate, con largo uso di posticci di capelli finti, diademi e veli frangiati, finché nel 7° secolo la Chiesa emanò severe prescrizioni contro il lusso delle pettinature e degli ornamenti da testa. In epoca feudale le donne preferivano le trecce, spesso ornate di fili di perle e di fiori, o portavano i capelli sciolti e trattenuti da un cerchio o da una ghirlanda; il capo era comunque spesso coperto con veli o cuffie, più o meno ornate da trine e pietre preziose. Nel 13° secolo da Venezia si propagò in tutta l'Italia una decisa influenza orientale nelle pettinature femminili, ricche di ornamenti e di stoffe preziose. Verso la fine del 14° secolo fra le donne di nobile famiglia si diffuse il 'balzo', acconciatura simile a un cuscino, nella quale i capelli venivano legati con nastri e fili d'oro su un'armatura e quindi ricoperti di ricche stoffe. Dal balzo derivò la pettinatura diffusa nel Quattrocento, caratteristica per il suo sviluppo in altezza, nella quale i capelli venivano tirati e tenuti fermi da reticelle sopra un'anima di cartone a forma di pan di zucchero, alta fino a 70 cm. Nello stesso periodo era comune radersi una parte dei capelli per ingrandire la fronte. Predicatori e legislatori cercavano di porre freno al lusso delle pettinature femminili con 'bruciamenti delle vanità' e leggi sontuarie, ma senza grande successo: non solo le donne, ma anche gli uomini continuarono a dedicare alla pettinatura cure e artifici.   Quando il centro della moda si spostò a Parigi, si accentuò l'impiego dei capelli finti, finché si giunse al trionfo delle parrucche inanellate e incipriate, il cui uso fu introdotto da Luigi XIII per nascondere la calvizie e che ebbero il momento di massimo splendore nel 18° secolo: Maria Antonietta arrivò a portarne una alta circa un metro e mezzo che la costringeva a stare in ginocchio entro la carrozza. La Rivoluzione francese portò poi a una generale semplificazione dell'abbigliamento e, quindi, anche del modo di acconciare i capelli. Da allora gli uomini ripresero a portare i capelli corti e per le donne prevalsero acconciature più semplici.  Nel 20° secolo si può dire che sia del tutto scomparsa la differenza nel modo di pettinarsi in relazione al grado sociale. Le cure dedicate ai capelli e alla pettinatura non sono più riservate all'élite, ma diffuse in tutte le classi.

Patologia dello Stress

Essendo un componente secondario del nostro corpo, ha bisogno che i reni suo organo collegato, funzioni bene, e al loro volta i reni hanno bisogno dei polmoni per svolgere accuratamente il loro ruolo.  Una buona ossigenazione è essenziale per far esplodere le tossine nel corpo così da ridurne le dimensioni e facilitare l'espulsione mediante i reni.  Alla base della calvizie vi è un'eccessiva presenza di ormoni maschili, tanto che se prima l'alopecia toccava quasi solo gli uomini, oggi vediamo che con l'emancipazione femminile e la esasperazione del lato maschile questo problema affligge sempre più donne.   Questa conquista è stata accompagnata da stress e tensioni tipicamente maschili, quindi anche da un certo numero di patologie e squilibri tipicamente  maschili. Quando un capello cade la sua morte risale a tre mesi prima della caduta: dobbiamo quindi ricercarne la causa in quel periodo.

Esiste infine uno stretto rapporto tra capelli e paura, rapporto comprensibile per la sua appartenenza al Principio dell'Acqua che gestisce il sentimento paura. L'energia di questo Principio controlla lo stress, le emozioni forti e le ghiandole surrenali che secernono nel nostro organismo gli ormoni dell'istinto di sopravvivenza, ossia adrenalina e noradrenalina.

Le situazioni di stress danneggiano i capelli perché tale situazione va a creare una reazione immediata o addirittura anticipata sulle ghiandole surrenali le quali sono "collegate" anche ad essi, che rischiano di essere danneggiati se non soffocati. Ad esempio dopo uno shock come un incidente, si può avere la caduta immediata di capelli, anche i capelli bianchi dalla paura non sono solo una leggenda.  La perdita dei capelli è legata alla paura di perdere qualcosa di importante, vita, persone care, lavoro, di un valore;  la perdita può essere reale o simbolica, vissuta o immaginata.I trauma va a toccare le strutture profonde dell'individuo.

Il Principio dell'Acqua diventa più fragile e se lo shock è molto intenso la perdita dei capelli può avvenire anche prima dei tre mesi, cioè del tempo che impiega il capello a morire.

Nelle situazioni di perdita di qualcosa o qualcuno ecc.. il lavoro che si può fare è quello psicologicamente di accettare, elaborare e perdonare la situazione o noi stessi, fondamentale anche agire sul Meridiano della Vescica che gestisce le antiche momorie.

Concludendo:

 la diversa durata della fase anagen dell'uomo e della donna ha fatto sì che la lunghezza dei capelli sia diventata simbolo di dimorfismo sessuale. E’ da notare che nelle culture dove c’e’ piu’ liberta’ sessuale i capelli sono mostrati e portati a essere visibili, nelle culture dove invece c’e’ castrazione e controllo i capelli sono nascosti e velati.  L'essere umano ha poi riposto nei capelli significati simbolici sempre più complessi, sicché la loro caduta è spesso vissuta inconsciamente come uno stato di regressione ad una condizione infantile ed asessuata, come perdita di forza e potenza, come invecchiamento, come disonore, come castrazione. Nella storia umana nessuna cultura mai è rimasta indifferente ai problemi dei capelli.
Nell'essere umano i capelli hanno la funzione di essere visti per esprimere, fra conscio ed inconscio, complessi messaggi sociali.

Jose’&Resya – Tantralove