Il femminicidio e l’aspetto terrifico femmineo

Kali

Ciclicamente partono attraverso i mass media e organizzazioni mondiali, che spesso vogliono fare audience seguendo temi “alla moda”, il tam tam sulla violenza alle donne . Questo ci permette la occasione di porgere qualche considerazione anche perche’ tali iniziative possono nascondere, degli aspetti taciuti poco analizzati e poco affrontati, dei veri e propri demoni manipolatori. Perche’ coniare una parolan un neologismo cosi’ pieno di atto accusatorio come “Femminicidio”. E perche’ non c’e’ il maschicidio? il bimbicidio? il fruttivendolocidio?

E’ indubbio che esiste una problematica sulla violenza alla donna in particolare modo nei paesi piu’ poveri. Nei paesi piu’ avanzati insiste una situazione meno drammatica e che ha risvolti particolari, anche per effetto di una rete legislativa e di una rete tutelare molto estesa e collaudata, e un diverso sviluppo coscienziale, ma non per questo il problema nei paesi avanzati non esiste. Sara’ la situazione nei paesi piu’ avanzati che andremo ad analizzare, anche perche’ riguarda non paesi lontani, ma il nostro quotidiano reale dove di fatto operiamo.

Se da una parte le iniziative a tutela delle donne possono essere condivise, cosi’ come tutte le azioni che aumentano la consapevolezza, e sacrosanta la denuncia rispetto alle sopraffazioni di qualunque forma siano rispetto la giustizia terrena, dall’altra, sapendo di affermare ora qualcosa in controcorrente, insiste una particolare poco autentica moda culturale, tipicamente radical chic, di rappresentare la donna come esclusivamente “vittima” togliendo alla donna, in questo suo ruolo esclusivamente meramente vittimistico, il proprio potere personale femmineo nella dialetticita’ che e’ Bianca Parvati, ma anche Nera Kali, cosi’ come descritto anche nella tradizione Tantrica.

La donna puo’ essere vittima, ma anche autenticamente e potentemente carnefice, e di una forza psicologicamente carnefice e tagliente che la lama di un rasoio potrebbe sembrare uno spuntato temperino. Solo che la forza carnefice femminea non fa notizia sui giornali, come uno stupro, una uccisione o una violenza, tipica modalita’ maschile per manifestare il lato ombra distonico degli uomini (che agiscono secondo una schema emozionale diretto), perche’ il femminile muove il proprio lato ombra secondo canali circonvolutivi che veicolano una violenza psicologica mortalmente e socialmente devastante, ma molto invisibile e apparentemente inesistente. Non ti uccide direttamente, ti denuncia per esempio falsamente alle autorita’ avviluppandoti in un meccanismo distruttivo, dove però la donna sta defilata e non si espone.

Un recente studio italiano pubblicato dall’agenzia Adkronos, con sede a Roma, sull’argomento della violenza femminile, sviluppato in collaborazione con il GESEF (Associazone Genitori Separati dai Figli) ha mostrato una realtà sconosciuta alla maggioranza delle persone: cinquantamila uomini italiani, per mano di mogli e compagne, subiscono maltrattamenti psicologici, fisici e sessuali. Tra le violenze psicologiche denunciate dall’89% degli uomini-padri, al primo posto figurano le azioni o la minaccia di azioni finalizzate alla sottrazione dei figli in seguito alla separazione, seguite dalle offese e ingiurie e ancora dalla denigrazione sistematica della capacità genitoriale. Non mancano poi episodi di stalking, sia durante la convivenza che in seguito alla fine della relazione ed è molto diffuso il ricatto economico. Una realta’ sommersa di cui non si parla mai.

Sono oltre 200 i suicidi all’anno commessi da papà separati (ben piu’ dei femminicidi) convolti nella sindrome PAS sindrome da alienazione parentale, per effetto di madri che sottraggono in forma illeggittima il rapporto figliale ai padri. Addolorati, esasperati, soli ed abbandonati anche dal mondo della giustizia.

Si parla tanto di tutele delle donne, di femminicidio dipingendo come “mostro” l’uomo che sopraffà, sia fisicamente che psicologicamente, la compagna di vita, ma si dimentica che neppure l’uomo è immune da violenza, che può provenire anche da parte femminile, ovviamente di diversa natura

E’ interessante notare con quale fatica e disagio molte donne non accettano e non vogliono integrare il lato Nero Femmineo. Il bruto e’ sempre e solo l’uomo “prevaricatore” stereotipo alimentato manipolativamente  dai mass-media.

Ma di chi sono figli questi maschi stupratori e assassini? Chi li ha partoriti? Chi li ha allevati ? Chi li ha nutriti psicologicamente? Chi ha fornito gli schemi primordiali di attaccamento affettivo disfunzionali e negativi?

Quante di quelle donne che saranno a protestare in piazza hanno introiettato anche il loro lato personale Nero rabbioso e non solo quello degli uomini?

Per altro c’e’ un secondo effetto nefasto nel continuamente alimentare ed enfatizzare, come una unica fissazione, esclusivamente la parte vittima delle donne. Oramai non si contano piu’ i convegni, eventi, giornate mondiali, simposi, seminari, stage, tavole rotonde, interviste, su questo tema. Che mancanza di visione allargata e di inclusione a 360°.

E allora, seguendo l’onda del sensazionalismo dei mass media, quando andremo a manifestare in piazza contro per esempio L’UCCISIONE DEI FIGLI DA PARTE DELLE DONNE E CONTRO LA VIOLENZA SUI BAMBINI perpetrata dalle donne?

La giornata contro la violenza delle donne sui bambini.

Quel fenomeno sempre piu’ diffuso dove le DONNE sopprimono i loro figli, sgozzati, soffocati, bruciati, spinti nel dirupo, accoltellati.  Anche in questo caso i delitti compiuti dalle donne sono centinaia, come i “femminicidi”, perpetrati nei confronti dei loro stessi figli, in maniere anche a volte molto brutali e sanguinose, e cio’ che e’ peggio che questi bambini erano sangue del loro sangue.

Ma come ora la donna da vittima e’ passata a nero carnefice?

L’effetto e’ che questa enfatizzazione abnorme del solo lato vittima femminile (come se si puntasse il riflettore da una sola parte), senza per altro un contraltare che enfatizzi il lato carnefice della donna con uguale efficacia, (come invece accade per gli uomini con il tam tam mediatico ogni volta che si presenta una violenza sulle donne) genera un effetto indotto di provocare nel genere maschile un vasto senso di colpa indotto, che fa ritirare il potere sano maschile sempre di piu’, nel tentativo di aderire ad un modello alla moda dell’uomo “politicamente corretto”.

Il risultato e’ che poi ci troviamo in una societa’ di uomini NON uomini , cioe’ che non sono piu’ in grado di esercitare il sano potere maschile. Di questo poi le donne si disperano affermando che non esistono piu’ “uomini veri”. Il cerchio si e’ chiuso e il cane si e’ morso la coda.

Mentre il lato Shiva Maschile Nero, pur realmente esistente , e’ sulla bocca di tutti e sbandierato ai mille venti da tutti i massa media, in varie forme, il lato Kali Femminile Nero sembra non esistere ed e’ taciuto, nascosto sembra non essere visibile o addirittura negato, e lo si nota anche dalla acredine animosa che spesso si scatena in molte donne alla sottolineatura della esistenza anche di questo aspetto. Sembra sussistere una difficoltà da parte delle donne a integrare ed elaborare il lato terrifico femmineo.

Occorre riconoscere che assieme a un lato vittima delle donne, sicuramente esistente, la permanenza un lato carnefice delle donne, sicuramente esistente. Al momento invece la informazione viene portata sul lato carnefice distonico maschile con grande enfasi, ma viene fatto silenzio e omesso di celebrare il lato carnefice femminile. Cio’ alimenta una alterazione della percezione e di fatto cala un velo di Maya sugli occhi di noi tutti, allargando in forma manipolatoria il solco tra donne e uomini. Cio’ e’ proprio contrario alla via indicata dal Tantra.

Finche’ la donna oltre a riconoscere il proprio ruolo di vittima, fin troppo eccessivamente celebrato, non prendera’ coscienza e RESPONSABILITA’ anche del proprio ruolo di Nera Carnefice, poco ricordato e nascosto, non potra’ essere fatto autentico e reale equilibrio armonico  tra energie maschile e femminile.

Il Tantra non se la racconta offuscandosi dietro veli Di Maya dell’Illusione. Tra le propri simboli possiede la Bianca e tenera Parvati e la Nera Kali terrifica. Cosi come simbolicamente conosce il maestoso Shiva Bianco e il nero Bhairava spaventevole.

Jose’&Resya – Tantralove

L’universita’ di Princeton scopre Shiva e Shakty – Mistica Tantrica e Scienza si incontrano

Influenza della mente umana sul mondo esteriore: l'esperimento di Princeton

Sin dal 1979, il dr. Robert Jahn, professore di scienze aerospaziali e membro dell’Università di Princeton, avviò quello che venne definito Princeton Engineering Anomalies Research Center per lo studio scientifico dei fenomeni fisici correlati alla coscienza, o consapevolezza umana. 

Lo scopo di questa serie di questi esperimenti, di questa ricerca che il prof. Janh iniziò e portò avanti per un lungo periodo, era la ricerca dell’evidenza di un certo tipo d’influenza della coscienza umana sul mondo materiale.
Va premesso che il prof. Jahn, così come tutta la struttura di Princeton, all’epoca erano noti per il loro orientamento piuttosto conservatore e, tendenzialmente, non incline alle teorie della New Age.

In breve, quello che fecero essenzialmente i ricercatori fu questo: con un computer simularono quello che possiamo definire il lancio di una moneta per ottenere “testa o croce”; in effetti, il computer in oggetto generava una serie di +1 o -1, producendo quindi, in maniera casuale, delle cifre aritmetiche di pari valore, ma di segno opposto (sullo stesso principio di una moneta che può generare testa o croce, ora su un lato, ora sull’altro).

Fu messo un operatore davanti ad un computer e gli fu dato il compito di cercare di influenzare, con la sua mente, i risultati casuali che produceva il computer.
Va notato che, in questo caso, l’operatore era una persona non preparata, o allenata in alcun modo rispetto all’utilizzo della propria mente e delle proprie facoltà extrasensoriali; ovvero era un soggetto preso casualmente fra la popolazione media. 
A questo soggetto si chiese di produrre, in tre diversi esperimenti ora un risultato zero, (ovvero far sì che i +1 e i -1 prodotti dal computer fossero in ugual numero), quindi un risultato positivo (con un eccesso di +1), ed infine un risultato negativo (con i -1 in eccesso).
Dal punto di vista scientifico nei tre diversi casi i risultati avrebbero dovuto non dimostrare alcuna differenza statisticamente significativa nell’ essere prodotti autonomamente o con la presenza di un operatore che cercava di modificarli tramite la sua volontà.

Al contrario ciò che accadde fu che, in maniera molto precisa, i risultati si orientavano verso la direzione in cui l’operatore era stato istruito di indirizzarli.

Come citarono i ricercatori: “I risultati generali indicano un modesto, ma persistente raggiungimento, che è ben oltre ogni ragionevole aspettativa casuale”.

L’esperimento in sé, dimostrò che la coscienza, o consapevolezza, o comunque il pensiero umano, possono influenzare in maniera significativa il mondo materiale così come lo conosciamo.

Dal punto di vista scientifico, la scoperta fu alquanto scioccante.

La consapevolezza e lo spazio

Una volta portato a termine l’esperimento di Princeton nella sua  prima fase appena citata, i ricercatori decisero di  verificare se lo spazio aveva, o meno, un’influenza sui risultati.

Ciò che i ricercatori si aspettavano di ottenere era una progressiva caduta della qualità dei risultati man mano che la distanza fra l’operatore ed il computer veniva aumentata: tuttavia, con loro disappunto o forse per la loro gioia (questo non lo si sa), ciò che accadde fu che anche quando l’operatore veniva portato a migliaia di chilometri di distanza dal computer, la sua influenza sui risultati restava definitivamente costante.

Questo dimostrava che non solo la coscienza aveva un’influenza sulla materia, ma anche che quest’influenza poteva essere esercitata a qualsiasi distanza.
Il concetto di non località della fisica quantistica, evidentemente qui si dimostrava in maniera molto palese.

Il fattore tempo

A questo punto, dopo aver superato questa ulteriore fase dello studio della consapevolezza umana sul mondo materiale, gli scienziati si chiesero se questo poteva avvenire anche influendo sul fattore tempo. In effetti tutti sappiamo che, in base alla teoria della relatività di Einstein, tempo e spazio sono strettamente correlati e quindi, la domanda dei ricercatori sembrava abbastanza lecita e logica.

Il presupposto al quale il prof. Jahn ed i suoi associati erano giunti, era che la mente umana producesse delle onde elettromagnetiche in maniera non dissimile dalle onde prodotte dal Suono, quando si propaga attraverso le molecole dell’aria o non dissimile dalle onde luminose.

Quindi, il passo successivo fu d’istruire l’operatore a cercare d’influenzare i risultati del computer dopo una certa distanza di tempo; in poche parole, l’operatore doveva cercare di produrre un certo tipo d’influenza su di un computer che sarebbe stato acceso un certo numero di ore dopo, (sembra che il massimo sperimentato fosse di 336 ore).

Ancora una volta, fra lo stupore generale, i risultati non si modificarono, né diminuirono, ma sostanzialmente, restarono solidi tanto quanti i risultati ottenuti nei precedenti esperimenti.
In breve, era come se la volontà e l’intenzione dell’operatore fossero rimasti momentaneamente in stand by fino al momento in cui il computer era rimasto acceso e quest’intenzione si fosse “riattivata”.

Uomo e donna (Shiva e Shakty)

Nell’esperimento di Princeton, emerse un’interessante evidenza rispetto ad una variabile generalmente sottovalutata. Questa variabile era il sesso dell’operatore che stava davanti al computer.

Essenzialmente, quello che accadde fu che gli scienziati, per produrre l’effetto ricercato, cominciarono a mettere davanti al computer delle coppie di persone e si resero ben presto conto che le persone essendo dello stesso sesso, o di sesso diverso, l’influenza sui risultati  era notevole. 
Ciò che si evidenziò fu che laddove due operatori dello stesso sesso cercavano di produrre un determinato risultato, questo, nella sua ampiezza si dimostrava incredibilmente minore di quando, un solo operatore cercava d’influenzare il computer; viceversa, quando venivano posti due operatori di sesso diverso per indirizzare la loro mente al fine di influenzare il computer, i risultati erano incredibilmente più alti nel loro margine di successo e, precisamente, 3.7 volte maggiori dei risultati ottenibili da un singolo operatore.

Questo ulteriore esperimento ci fa notare diverse cose. 
La prima cosa, ad un occhio non perspicace, potrebbe addirittura passare inosservata ed è che in ogni caso (sia nei successi sperimentati,  sia negli insuccessi), quello che stava succedendo dimostrava che le menti umane s’influenzano comunque a vicenda.

In poche parole, quando due menti stanno lavorando assieme, s’influenzano l’un l’altra e, in maniera marcata, influenzano i risultati ottenibili.

In secondo luogo, questo ci fa notare che quando due persone di sesso diverso lavorano assieme, la diversa polarità crea una sinergia che tende a produrre risultati veramente sbalorditivi.

Ed ora la ciliegina sulla torta.
La ricerca dimostrò che quando i due operatori di sesso opposto, messi davanti al computer, erano marito e moglie, fidanzati o, comunque coinvolti in una relazione affettiva soddisfacente, i risultati tendevano a produrre una quantità di successi sei volte maggiore rispetto a quelli di un operatore singolo.

Ovviamente, l’impatto scientifico con questi risultati fu tale, per cui vennero ripetuti introducendo diverse variabili, al fine di verificarne l’assoluta credibilità. Alla fine, i ricercatori, dovettero tuttavia ammettere che i risultati ottenuti restavano comunque stabili e verificabili, indipendentemente da quando venissero messi alla prova.

La ricerca del prof. Jahn e dei suoi collaboratori, continuò per circa vent’anni e, per questo, può certamente essere considerata qualcosa di estremamente solido nelle sue basi e nei suoi risultati.

Ciò che questa ricerca ci dimostra è che la mente e la consapevolezza interagiscono in maniera significativa con l’ambiente esterno. Lo stesso prof. Jahn dichiarò che

«Alla consapevolezza è consentito di permeare il suo ambiente circostante fino ad un punto compatibile col suo proposito primario».

Da antiche scritture di Tantra : (ILLUMINAZIONE APPASSIONATA – PAG. 249-250)

"…una compagna e' fondamento per la realizzazione della liberazione: Le amiche spirituali sono compagne che condividono la mentalita' dello Yogi e ..generalmente riconoscono l'indispensabilita'  dello yoga dell'unione per il raggiungimento della buddita'.e…abbracciare fisicamente una consorte diventa necessario per indirizzare tutti i pervasivi venti energetici nel canale centrale …. Si crede che meditare in unione sessuale con un partner umano possa offrire un vantaggio significativo rispetto alla meditazione solitaria, L'aggiunta dell'energia del partner aumenta l'intensita' e il potere della meditazione . La fusione aggiunge la qualitita' e la qualita' dell'energia di ogni partner, accelerando le pratiche dello yoga interno….."

Da millenni il tantra conosce cio' che noi scientificamente iniziamo solo a scorgere.

Maurizio Battistella

Jose'&Resya TantraLove

Tantra e Sensualita’

La sensualità è la festa dei sensi e dello spirito, la manifestazione della gioia e del piacere, l’incontro fra il mistero e la bellezza. Il gusto del mistero è lo svelamento, lento od improvviso, con tutte le emozioni che può fare sorgere. E’ letteralmente la poesia dei sensi, l’invito all’abbandono amoroso. La sensualità è una manifestazione dell’anima, dipende dalla capacità di sentire e di percepire. L’apertura del cuore stimola l’apertura all’infinito. Nella misura in cui i corpi si muovono liberamente allontanandosi dalla materialità sociale dei gesti, degli impeti, delle maschere, del potere, possono tutti vivere una magnifica e potente sensualità, che deriva dallo scorrere delle emozioni e delle fantasie attraverso i gesti, attraverso il modo di vestire, di abitare, di comunicare, con sé e con gli altri.


L’amore, la conoscenza, l’emozione, la donazione, il desiderio, la curiosità, la forza, sono tutti presenti nella gara della reciproca sensualità, fra l’uomo e la donna, fra tutti gli esseri. Spesso i primi movimenti della sensualità vengono vissuti con impazienza, per cui si cerca di passare agli impeti della sessualità. Se attenuiamo il piacere sensuale, e rincorriamo l’istinto genitale, si rinforza il desiderio di possedere, nell’immaginazione o nella realtà. Ma in questo modo si perde la sensibilità sensuale, si perdono le percezioni profonde presenti appunto nell’anima. La sessualità ha un suo ritmo avvolgente, coinvolgente, in cui sembra volere rapidamente scaricare emozioni, piaceri e desideri. Ma la vera natura divina della sessualità si manifesta quando s’immerge nell’oceano della sensualità.


Questa rappresenta una forma di felicità promessa, che si manifesta nell’arte di muovere i corpi, i gesti, i movimenti, da soli o con l’altro e con gli altri. Diventa anche una complicità trasversale, dove gli oggetti e gli ambienti, i suoni ed i colori, possono aumentare e dilatare la trasmissione dell’effetto magico del piacere sensuale. Dovrebbe accompagnare ogni rapporto umano, come pure ogni espressione animica. In tutti i rapporti viviamo l’amore, la bellezza, le attrazioni. Viviamo la nostra completezza di esseri composti di corpo, anima, cuore e spirito, in cui la musica dell’incontro suona ed armonizza tutti i nostri veicoli espressivi. L’energia sessuale universale si nutre e si coltiva in questo mare di sensualità. Tutti i rapporti umani dovrebbero potere svilupparsi nel piacere dei sensi e dell’anima, come nota inseparabile dai piaceri del sentimento, dell’affetto, della donazione, dell’abbandono.

Kohra Becherini
 

Basi neurobiologiche e chimiche del piacere sessuale

Il professor Barry Komisaruk – scienziato dell’Università Rutgers del New Jersey – ha studiato l’orgasmo femminile attraverso l’utilizzo della risonanza magnetica, diffondendo un in cui mostra cosa succede nel cervello di una donna quando sta per raggiungere l’apice del piacere sessuale.
L’obiettivo era quello di capire come si arriva all’orgasmo attraverso la stimolazione genitale, e quali parti del cervello siano coinvolte nel percorso. La ricerca mostra quanto sia complesso, a livello cerebrale, il processo che porta al culmine del piacere, attraverso l’attivazione successiva di varie zone, deputate a diversi compiti e tutte perfettamente coordinate tra di loro.
L’attività cerebrale prende il via dalla corteccia sensoriale – che è l’area legata alla zona genitale- , ma poi passa rapidamente nel sistema limbico, coinvolgendo emozioni e memoria a lungo termine. Da qui si divide nel cervelletto e nella corteccia frontale, per poi raggiungere il picco nell’ipotalamo, da dove iniziano gli impulsi nervosi responsabili del rilascio di un ormone – l’ossitocina – che causa la contrazione dell’utero ed è responsabile della sensazione di piacere. Vengono registrate attività anche nel nucleo accumbens, un’area legata alla ricompensa e alla sensazione di piacere. Passato l’orgasmo, l’attività cerebrale diminuisce lentamente, fino a tornare nelle condizioni di partenza.
Certamente non è il caso di ridurre il raggiungimento del piacere al sessuale al “semplice” funzionamento di alcune aree del cervello, tuttavia gli spunti di riflessione sono interessanti: ancora una volta nel mostrare quanto mente e corpo siano collegati tra loro! Tant’è che c’è chi sostiene che l’organo sessuale per eccellenza sia proprio il cervello.
principali componenti chimiche e biologiche dell’amore e della sessualità
È ovviamente impossibile condensare l’essenza di una relazione amorosa all’interno di semplici formule chimiche, ma è interessante
 sapere che il nostro corpo utilizza risorse sorprendenti per modulare la  vita amorosa… basta non dimenticare che a sua volta la nostra psiche influenza la produzione di determinate sostanze in varie fasi e momenti, in un vicendevole e continuo processo di accomodamento mente-corpo!

Dopamina: la sostanza dell’amore romantico.  Si tratta di un neurotrasmettitore che agisce su vari processi corporei e psicologici, e la sua attività è collegata strettamente al funzionamento del sistema limbico, zona del cervello sede delle emozioni e di alcune funzioni vitali, tra le quali la stessa sessualità. Essa permette di potenziare alcuni comportamenti che procurano piacere e soddisfazione, facilitando quindi la ricerca ripetuta dell’esperienza che ne ha stimolato la produzione: ecco come mai nelle prime fasi di una relazione di coppia si desidererebbe stare sempre insieme all’altra persona!


Testosterone: l’ormone del desiderio sessuale. A dispetto di quanto si creda solitamente, questa sostanza ha a che fare non solo con la sessualità maschile, ma anche con quella femminile. Nell’uomo regola il desiderio, l’erezione e la soddisfazione sessuale: ha la funzione di regolare l’inizio e la fine dell’erezione, collegando l’attività cerebrale con le manifestazioni fisiologiche dell’eccitazione. Nel cervello i recettori neurali di testosterone producono una vera e propria cascata di eventi biochimici che coinvolgono i recettori di testosterone nei nervi, nei vasi sanguigni e nei muscoli, e la regione pelvica è ricca di recettori di questa sostanza. Nella donna il testosterone ha un ruolo importante collegato al desiderio sessuale, fino ad ora esplorato principalmente grazie all’evidenza della diminuzione di desiderio nel periodo post-menopausale.


Feromoni: la chimica della ricerca del partner. Si tratta di molecole invisibili e volatili prodotte da ghiandole situate sotto le ascelle, intorno ai capezzoli e nell’inguine; sono inodori, e vengono captati da un apposito sistema, detto vomeronasale. Essi variano in rapporto allo stato d’animo e possono stimolare il desiderio sessuale. Dato che gli odori vengono percepiti senza essere mediati dalla parte razionale del cervello, i feromoni sono uno strumento perfetto per fissare ricordi legati alla sfera emotiva (più che a quella razionale).


Feniletilamina: la droga dell’amore. E’ alla base dell’innamoramento e dell’attrazione amorosa: la sua presenza è strettamente collegata con il rilascio di dopamina, in una continua vicendevolezza che genera eccitazione, euforia, entusiasmo. viene rilasciata nel cervello quando l’individuo sperimenta sentimenti di gioia e amore 


Ossitocina: la colla chimica dell’amore. Viene secreta dalla ghiandola pituitaria e liberata nel cervello e nel sistema riproduttivo ogni volta che c’è un contatto con la persona amata. Essa aumenta notevolmente durante l’orgasmo, e soprattutto nella donna è presente durante il parto e l’allattamento; inoltre, è ormai dimostrato che aumenta la nostra sensibilità alle carezze e ci spinge al contatto fisico e agli abbracci. La sua funzione è quindi strettamente collegata all’importanza del contatto fisico come collante necessario a far durare una coppia nel tempo

Biodanza Open Source 

 

Bharatanatyam antica Danza Tantrica

ll Bharatanatyam è un'arte composita avente come elementi che la costituiscono la danza, l'arte drammatica, la musica, la rima e il ritmo in assonanza ai principi tantrici dove danza, arte, musica, ritmo erano tenuti in grande considerazione . E’ una collezione di un gran numero di movimenti, una varietà di ritmi, di elaborate espressioni del volto, di gesti della mano, di movimenti del corpo e di differenti gesticolazioni che hanno significati profondi.

 La patria del Bharatanatyam è il sud dell'India , dove e’ fiorito il Tantrismo Shakta legato al culto della Shakty femminile. La tradizione dice che la danza Bharatanatyam è intimamente connessa con l'aspetto religioso. Viene persino affermato che il ritmo fondamentale, implicato nella creazione cosmica, fu usato come materiale di base per questa forma di danza. Nel cercare l'origine di questa danza, infatti, si finisce per risalire a storie intessute di leggenda e mitologia.

In accordo con le scritture, il divino Shiva danza ogni giorno con il figlio Ganesha sul picco del monte Kailasha. Shiva, il ballerino per eccellenza, il più esperto nell'arte della danza originò dapprima Tandava, nella quale l'elemento dominante, nella sua lotta per sconfiggere il male, è Vira Rasa. Parvati, la consorte del dio Shiva, danzò un ruolo complementare, nel quale gli elementi complementari, sono Lasya, ossia la grazia e Sringara Rasa o sentimento erotico.

Alla danza come arte viene data così tanta considerazione che le pose di danza sono usate come motivi di decorazione nei templi. I bellissimi dipinti, fregi e figure, sia all'interno che all'esterno della maggior parte dei templi antichi dell'India , e anche in particolar modo i templi di origine tantrica ,ci mostrano quanto quest'arte fosse rispettata nei tempi antichi. L'arte fu lasciata in consegna ai tradizionali nattuvanar, i tradizionali maestri, e alle Devadasi, le ballerine tantriche dei templi. Così si è preservata la continuità della tradizione.

Furono comunque le Devadasi le principali responsabili della preservazione di quest'arte, che altrimenti si sarebbe del tutto estinta, lasciando le statue nei templi come uniche reliquie per ricordarci della tecnica di quest'arte. Le Devadasi erano le ancelle del tempio desiderose di dedicare la loro vita, anche come danzatrici, al servizio delle divinità installate nei templi esperte nella poesia, danza,  Le Devadasi possono essere classificate in tre gruppi: devadasi, rajadasi, sivadasi. Le rajadasi sono quelle che danzano davanti ai dipastambham, i paletti delle insegne dei templi. Le devadasi danzano dentro i templi e le sivadasi danzano in speciali occasioni. Con il passare del tempo l'usanza di danzare nei templi andò in declino a causa della mancanza di appropriato patrocinio (il bramanhesimo induista osteggio’ il tantra) , e anche a causa della colonizzazione inglese che chiuse i templi. Privata della sicurezza e del patronato del tempio la danza degenerò , per potere sopravvivere, nella direzione della prostituzione. Alcuni scritti inglesi pero’ ricordano come queste donne avessero una capacita’ amatoria cosi’ coinvolgente da far svenire un uomo.

Molti inglesi erano marinai e avevano condiviso il talamo amoroso con donne di tutto il mondo , ma questi  inglesi ricordano ,nei loro diari , che le Devadasi avevano delle capacita’ particolari amatorie e una grazia e avvenenza innate naturali che non avevano riscontro in tutto il mondo.

Avendo perduto giocoforza , con la chiusura dei templi, il senso di santità religiosa, le Devadasi si trasformarono in mantenute di qualche ricco e dei responsabili dei pubblici intrattenimenti. La reputazione ne soffrì tanto, che si parlò persino di abolire l'istituzione delle Devadasi. Grazie, comunque, al nuovo spirito generato dagli elementi progressisti della società indiana, la manovra trovò forti resistenze. La famosa Rukmini Devi giocò un ruolo guida nel risollevare la condizione sociale di quest'arte e nel farla rivivere in vari altri modi. L'apertura di due scuole per l'addestramento di allieve ebbe un ruolo importante nella rinascita del Bharatanatyam. Si tratta della Kalakshetram a Adayar, e dell'Istituto Indiano di Belle Arti e Egmore, situate entrambe a Madras. Non passò molto tempo prima che la danza Bharatanatyam venisse riconosciuta in tutto il mondo come la più ricca e migliore forma di danza classica dell'India.

Alla sopravvivenza di questa danza contribuirono le mogli vittoriane inglesi degli ufficiali, gli stessi che chiudevano i templi tantrici. Si erano probabilmente accorte della ricchezza antica di questa danza e ne tutelarono le maestre piu’ famose e trascrissero i passi e le movenze. Ovviamente fecero rivestire le Devadasi che notoriamente danzavano nude, coperte solo di gioielli, o al limite con corti gonnellini a seno nudo, come si vede nelle sculture degli antichi templi. E interessante notare come le movenze , le acconciature dei capelli, i mudra della mani, i gioielli indossati, siano praticamente identici attualmente a quelli ritratti negli antichissimi templi , anche tantrici, indiani.

Jose'&Resya – TantraLove

Thribanga

 

Nataraja1

 

 

Ponte

 

 

 
 
Specchio
 

La differenza tra Tantra e Yoga

Il Tantra e lo Yoga sono fondamentalmente diversi.
Raggiungono lo stesso obbiettivo, tuttavia i loro sentieri sono non solo diversi, ma anche opposti.
Perciò questo punto deve essere compreso molto chiaramente. Anche il processo dello Yoga è una metodologia, anche lo yoga è una tecnica. Lo yoga non è filosofia ; proprio come il Tantra, dipende dall’azione, dal metodo, dalla tecnica: il fare conduce all’essere anche nello yoga, ma il processo è diverso.
Nello Yoga si deve lottare: è la via del guerriero.
Sul sentiero del Tantra non si deve assolutamente lottare. Anzi, al contrario, si deve indulgere, ma con consapevolezza.
Lo Yoga è repressione consapevole, il Tantra è indulgenza consapevole.
Il Tantra dice che qualunque cosa tu sia, l’Assoluto non è opposto a te.
E’ una crescita: puoi crescere fino a essere l’Assoluto. Non c’è opposizione tra te e la realtà: ne fai parte, perciò non è necessaria alcuna lotta. Devi sare la natura, devi usare qualunque cosa tu sia per andare oltre.
Nello Yoga devi lottare con te stesso per andare oltre.
Nello Yoga, il mondo è moksha, la liberazione –come sei e come puoi essere- sono due cose opposte.
Reprimi, lotta, dissolvi ciò che sei in modo da raggiungere ciò che puoi essere. Nello Yoga andare oltre è una morte, devi morire perché possa nascere il tuo essere reale.
Lo Yoga è molto attraente perché è proprio l’opposto della mente ordinaria, perciò la mente ordinaria può capire il linguaggio dello yoga: tu sai come il sesso ti stia distruggendo, come ti abbia distrutto, in che modo continui a girarci intorno come uno schiavo, come un fantoccio.
Lo sai per esperienza personale. Perciò quando lo yoga dice di combatterlo, capisci subito il messaggio. Questa è l’attrattiva, la semplice attrattiva dello yoga. (…)
Perciò, a meno che questa fissazione sul sesso non verrà dissolta, l’uomo non potrà mai essere naturale.
L’uomo si è sviato solo a causa del suo atteggiamento nei confronti del sesso. Nessun atteggiamento è necessario: solo allora sarai naturale. Che atteggiamento hai nei confronti dei tuoi occhi? Sono malefici o divini? Sei a favore o contro i tuoi occhi? Non assumi un atteggiamento!
L’atteggiamento semplicemente non c’è! Ecco perché i tuoi occhi sono normali. Assumi un atteggiamento. Se pensi che i tuoi occhi siano malefici, la vista diventerà difficoltosa, assumerà la stessa forma problematica che ha assunto il sesso: vorrai vedere, desidererai vedere, bramerai vedere, ma quando vedrai ti sentirai in colpa. Tutte le volte in cui vedrai ti sentirai in colpa per aver fatto qualcosa di sbagliato, per aver peccato. Vorresti uccidere lo strumento stesso della vista, vorresti distruggere i tuoi occhi, e più vuoi annientarli, più ti fisserai su di loro; comincerai un’attività veramente assurda: vorrai vedere sempre di più e, allo stesso tempo, ti sentirai sempre più in colpa. Lo stesso è accaduto con la fissazione sul sesso.
Il Tantra dice dunque di accettare qualsiasi cosa tu sia. Sei un grande mistero di molte energie multidimensionali: accettalo e muoviti con ogni energia con profonda sensibilità, con consapevolezza, con amore, con comprensione. Muoviti con loro! Di conseguenza ogni desiderio diventa un veicolo per andare oltre, ogni energia diventa un aiuto, e questo stesso mondo è il nirvana, questo stesso corpo è un tempio: un tempio sacro, un luogo sacro.

Lo Yoga pensa in termini di dualità: ecco la ragione della parola “yoga” .
Significa unire due cose insieme.
Mahavira per esempio, era sulla via dello yoga, ma non reprimeva realmente il sesso: lo aveva conosciuto, lo aveva vissuto, aveva profonda familiarità con esso, ma gli diventò inutile, perciò il sesso cessò.
Una volta che conosci qualcosa te ne liberi: semplicemente cade, come le foglie morte cadono da un albero (…)
In un mondo sano, dove ognuno vive in modo autentico, individualmente, non imitando gli altri ma vivendo a modo proprio, sono possibili entrambi i sentieri.
Un uomo del genere impara la profonda sensibilità che trascende i desideri, può giungere al punto in cui tutti i desideri diventano inutili e si esauriscono. Anche lo yoga può condurre a questo, nello stesso modo in cui il Tantra può condurvici ma abbiamo bisogno di una mente sana, di un uomo naturale.
In questo mondo dove c’è un uomo naturale il Tantra e lo Yoga condurranno alla trascendenza dei desideri. Nella nostra società malata né lo yoga né il Tantra possono farlo perché se scegliamo lo yoga, lo scegliamo non perché i nostri desideri sono diventati inutili . No! Hanno ancora significato, non stanno esaurendosi da soli. Dobbiamo forzarli. Se scegliamo lo yoga lo scegliamo come tecnica di autorepressione, se scegliamo il Tantra, lo scegliamo come astuzia come un profondo autoinganno, una scusa per indulgere sul sesso. Con una mente malata né il Tantra né lo Yoga possono avere un effetto positivo,condurranno entrambi all’automanipolazione.

Per poter cominciare occorre avere una mente sana, in particolare una mente sessualmente sana, in questo caso non sarà difficile scegliere il tuo sentiero: puoi scegliere lo Yoga come il Tantra.
Fondamentalmente esistono due tipologie di persone, il tipo maschile e quello femminile. Non intendo biologicamente, ma psicologicamente.
Lo Yoga è il sentiero per coloro che di base sono psicologicamente maschili, mentre il Tantra è il sentiero per coloro che di base sono psicologicamente femminili .(…)
Lo Yoga è energia che si muove verso l’esterno, il Tantra è energia che si muove verso l’interno.
In termini psicologici moderni lo yoga è estroverso e il Tantra è introverso.
Perciò dipende dalla personalità: se hai una personalità introversa, la lotta non fa per te; se hai una personalità estroversa, la lotta fa per te.

Articolo su REnudo n.06

La Sessualita’ come via Esperienziale Tantrica

Le culture antiche, che non condividono l'occidentale separazione moderna tra il sacro ed il profano, hanno sempre considerato la sessualità come un aspetto del grande mistero dell’esistenza. In grado, quindi, di fornire importanti contributi culturali. La letteratura Indiana, in pratica scritta in Sanscrito, ma anche in Tamil e Pali (la lingua del Buddha), ha una ricca tradizione di trattati sulla sessualità che fu scoperta in Occidente dalle traduzioni degli studiosi nelle lingue indo-europee. Il testo più antico e più conosciuto è il Kama Sutra, scritto da Vatsyasana tra il IV e VI secolo. Dal Kama-Sutra (il più antico noto, ma non il primo che fu scritto) fino al Aranga Ranga, una serie di opere del XVII° secolo che, a partire da fonti analoghe, adatta la conoscenza della sessualità e dell’amore a ciascuna delle relative epoche. Essa include il Koka Shastra, scritto nel XII° secolo da un poeta e trovatore di nome Kokkoka di cui sappiamo ben poco.

Il fatto che tutti i manoscritti sanscriti sulla sessualità venerano il classico di Vatsyasana e si basano su di esso, e l'esistenza di molte versioni e traduzioni che portano alla stessa opera, mettono spesso in dubbio l'originalità dei testi. La lettura di queste opere ci ricollega alla tradizione tantrica in cui il sesso ha una dimensione religiosa e simbolica. I libri del Maestro Vatsyasana dedicati al massaggio sensuale e alle posizioni dell’amore sono stati elaborati e sviluppati in maniera più dettagliata per avere un più abbordabile linguaggio.

In Occidente abbiamo una visione troppo ristretta dell'umanità, e quindi, abbiamo anche una limitata visione della sessualità. Noi non possiamo vivere l’erotismo senza prima recuperare la sua profondità spirituale. La sessualità ci aiuta a riprendere contatto con tale profondità ed è la porta d'accesso alla dimensione spirituale. La verità della tradizione tantrica Indù risale al periodo più lontano della storia umana, dato che la sua epoca d'oro fu nel 7000 a.C., e nel suo aspetto più essenziale non colpì gli occhi dell’uomo, stupefatto davanti al mistero della sua esistenza e stupito davanti alla potenza della sua naturalezza sessuale.

Il Tantra è un antico sistema di pratiche rituali e tecniche che utilizzano la capacità creativa della energia sessuale per portare gli individui ad un più elevato stato di coscienza. Quasi tutte le tradizioni religiose lo guardano con diffidenza e celato sospetto perché il Tantra utilizza l’unione sessuale come il veicolo per l'illuminazione cosmica. Questo lo ha portato a rimanere nascosto e a conservare le sue tecniche segrete per secoli. Le menti controverse di questi detrattori "religiosi" hanno fatto più male delle Inquisizioni Sataniche. La trascendenza tramite il sesso che rende possibile il Tantra non deve essere intesa come una licenza per una sfrenata lussuria sessuale poichè la sua pratica richiede una grande disciplina. Il Tantra trasforma la lussuria in amore. I metodi del Tantra utilizzano l’energia più potente che abbiamo, l'energia sessuale, per penetrare nel reame spirituale. La padronanza della propria energia sessuale è il primo passo per il dominio dell’energia cosmica.

Coraggio e disciplina sono entrambi necessari e indispensabili per sviluppare una prospettiva della sessualità tantrica, a causa delle molte forze che cercano di inibire l’espressione del sesso. L'idea ossessiva occidentale di sopprimere il sesso porta alla creazione di numerosi problemi psicopatologici. L'amore è l'essenza autentica dell'uomo. La civiltà occidentale ha proibito l'espressione dell’amore per condannare la sessualità. L'amore è l'energia sessuale trasformata. Per conoscere l’elementare verità dell’amore, è necessario innanzitutto accettare la divinità del sesso e imparare ad adorarlo attraverso i sensi. Maggiore accettazione del sesso, maggiore libertà di fronte ad esso. La totale accettazione e apertura alle energie naturali porta verso le più sublimi esperienze. Questo è il messaggio del Tantra.

Il Tantra è una via difficile, pur essendo la meta con un ego molto forte. L'uomo di oggi non cerca di capire la sua bellezza, non cerca di scoprire la vera natura del suo essere, non cerca di conoscere se stesso: ciò implica il "mettere il dito sulla piaga". In cambio, preferisce ridurre il tantra, ridicolizzarlo, fino a creare danni con i suoi metodi diretti per ottenere la verità. Tuttavia, il Tantra rimane vero, immutabile, impossibile da offuscare. Lo stesso vale per gli altri metodi che esistono in tutte le parti del pianeta, e che fin dai tempi antichi hanno dimostrato di poter ottenere la vera conoscenza di sé. "Infinite strade portano all’Essere", ma l'ego è ignorante e arrogante, e cerca di manipolare la sua percezione: solo l'ego è capace di trasformare la luce e farla ritornare ombra, come disse Platone, molto saggiamente, nella sua allegoria della caverna.

L’Homo sapiens non è stupido, è solo offuscato. Possiamo dire che egli ha fatto della pigrizia e dell'orgoglio il suo Dio. Preferendo vedere le ombre, si perde la possibilità di gustare la vera bellezza e la perfezione dell’Essere. Le Scritture dicono: "Quando la Shakti danza, la maya avvolge il mondo". Infatti, quando l'energia si muove, nasce la Maya, e con la nascita di Maya, emerge l'ego – strumento indispensabile per muoversi nel mondo – e se così non fosse, al di là di ciò, è diventato il protagonista del nostro vita. Il mondo delle apparenze, dunque, domina l'essere umano con l’auto-inganno e così, le passioni, non possono essere controllate. Pertanto, un maestro tantrico aiuterà il discepolo serio e costante ad emergere vittorioso dal labirinto dell’ego. Ben difficile compito quello del maestro, che si avvarrà di tutta la sua conoscenza e creatività al fine di portare il discepolo nella sua evoluzione.

Senza aspettarsi nulla in cambio, egli rinuncia alla sua illuminazione per prestare il suo aiuto a quegli ego evasivi, resistenti ed esperti nella sublime arte della scusa, che si avvicinano a lui con la speranza di ottenere un miracolo in cambio di nulla, però i miracoli esistono solo per quelli che fermamente credono che tutto è possibile, e che lottano con una fede ferrea per ottenere ciò che vogliono. Il maestro diventa, quindi, un bodhisattva, ed è grazie a questa rinuncia, che egli può trovare la propria illuminazione, "Chi aiuta gli altri, in realtà aiuta se stesso".

Gli antichi abitanti della terra, vivevano in armonia con la natura, perché in realtà l'universo non è un’ eredità avuta dai nostri genitori, ma è un prestito ai nostri figli; gli attuali abitanti della Terra sono dei parassiti, e ciò che è peggio: la stanno distruggendo. Cioè, noi la stiamo distruggendo, perché, senza la Terra, senza l'universo, cosa può esserci per noi, come possiamo riempire le nostre pance?. E questa attitudine autodistruttiva la troviamo perfino nei virus. Guardatevi allo specchio, siate umili e onesti con voi stessi, e ditemi: perché continuare senza affrontare le situazioni che fanno soffrire, e perché stare con persone che non sono convenienti, e perché rifiutarsi di dire basta! nei rapporti o sul luogo di lavoro, e perché rifiutare di essere se-stessi e preferire di fare ciò che dicono gli altri, e perché non cambiare quelle abitudini che vi danneggiano e vi rendono infelici, e perché lasciare che vi accusino, perché rispondere con la violenza alla violenza, mettendovi allo stesso livello, e perché mentire perfino a se stessi, di cosa avete paura… E sicuro che troverete una scusa per evitare di rispondere con umiltà. Quando affronterete con coraggio le vostre scuse, potrete trovare la risposta a questi interrogativi, con vera sincerità, allora e solo allora starete facendo Tantra. Perciò, gli antichi tantrici adottarono il Guru Yoga come il miglior metodo per cui un discepolo, chiamato il guerriero spirituale, possa conoscere il suo vero maestro, il maestro interiore. C'è una sola condizione: volontà di evolversi veramente. Il Guru Yoga, o la stretta relazione tra maestro e discepolo, è il metodo di insegnamento in generale impiegato per il Tantra, e in particolare per gli Shivaiti. 

Il guerriero spirituale è esposto a qualche rischio canalizzando la passione per farla finire più in alto, così da farle oltrepassare la condizione umana. Chi è un adepto del dharma usa il veleno come una medicina, trasgredisce il rigido dogma delle religioni, si espone alle conseguenze karmiche per poter trovare un altro modo di espressione, per ottenere una coscienza equanime ed inalterata, e per saper distruggere tutti i tipi di legami e attaccamenti. Egli entra nel mondo delle ombre per illuminarlo, ciò che distrugge gli altri, aiuta a purificare il tantrico, ciò che rende svuotati gli altri, ricolma di energia il tantrico, ciò che indebolisce e confonde gli altri, dà vigore e lucidità al tantrico. Egli così giunge alla conoscenza di tutti i suoi difetti e li trasmuta negli scopi più elevati: l'amore, l’eroismo, la creatività, la conoscenza di se stessi… Noi ci priviamo di tutto per raggiungere il massimo. Il Tantra è asociale, ma non antisociale. La prima cosa che un tantrico deve fare è di riconoscersi schiavo, di riconoscere quali sono i suoi legami e frantumarli per diventare libero. Quindi, chi ha realizzato la sua vera natura, non può essere soggiogato da nessuna volontà né dogmatica, nè politica nè religiosa. Ma attenzione ad evitare gli equivoci! La libertà non esiste all’esterno, ma è al nostro interno: Fate in modo di trovarla! 
Il Tantra è il culto della femminilità, della Dea, delle donne. Le sue origini si perdono nella notte dei tempi. Il Tantra è lo sviluppo della sensibilità, l'esperienza di amare intensamente, senza timore della perdita, completamente fusi con l'amato o l’amata. È il saper trascendere il superficiale e l’apparente, in quanto un tantrico non è mai un collezionista di amori. La donna è la passione stessa, la Shakti, però prima egli deve scoprire se stesso, e poi trovare il suo Shiva interiore, la sua temperanza, il suo maestro, e deve anche riconoscere il suo Shiva esterno – la sua anima-gemella, così da raggiungere l'unità, lo Yoga supremo. Il Tantra sarà di grande aiuto e fondamentale l'assistenza di un maestro tantrico, essenziale per ottenere la liberazione. I tantrici personificano Dio con l'amore e la devozione per poterlo venerare più facilmente. Noi chiamiamo Shiva la parte maschile della coscienza, e Shakti la parte femminile, l’energia, la Dea. Shiva e Shakti, il matrimonio cosmico, formano tutte le dualità emotive che dobbiamo imparare ad unire. Perciò, il tantrico celebra la Shakti in ogni atto della vita, impara ad amarla e venerarla nel dolore e nel piacere, nel profitto e nella perdita, e grazie ad essa produce la Liberazione. L’Essere, Shiva, non è possibile senza Shakti, e senza la Shakti, l’Essere non è in grado di espandersi.

I veri maestri sono "poveri", ma non perché rinunciano al denaro, che è una forma di energia che è necessario saper gestire, ma piuttosto perché sono snobbati dagli ignoranti che rinunciano ad essi. E gli ignoranti sono ignoranti perché amano i loro vincoli, le loro disgrazie, e soprattutto, il mondo delle apparenze e delle vanità illusorie. Dobbiamo imparare a farle finire. Il vero maestro è ricco, è l'uomo più ricco del mondo, perché ha rinunciato a tutto. C.G. Jung disse, "Colui che resiste, persiste". La nostra Via è il sentiero dell’amore, della rinuncia, dell’umiltà e della fiducia, che non nega il dolore e lo sforzo. Concentrate tutte le vostre energie per ottenere ciò che desiderate, non perdete una sola goccia per rinunciare a ciò che volete.

Possiamo dire che il Tantra è un’autentica rivoluzione interna, è spogliarsi di tutte le fedi religiose, le morali, i vincoli, i pregiudizi, ecc. E’ creare lo spazio interno che è necessario per concepire l'infinito e la verità senza tempo. Dal momento in cui la mente si svuota e si adatta a ciò che realmente accade, quando apprendiamo dal nostro interno più profondo, tutto diventa un mantra, che è il tessuto, la base della vita, in cui uno mette tutto e che magicamente assume molte forme diverse di creatività infinita. Il Tantra spezza i tabù, le credenze e i dogmi imposti da qualunque religione.

Per questo esso prevede una ribellione contro la morale sociale e le credenze religiose. Ed è anche l'intelligente osservazione dell’essere umano con tutte le loro contraddizioni, l'ammissione che il corpo è tanto divino quanto l'anima, perché tutto proviene dalla stessa fonte. Così, per trovare Dio, noi non dobbiamo rinunciare al sesso né alla celebrazione di esso, non dobbiamo rinunciare alla vita. Se noi reprimiamo il sesso, lo respingiamo, o lo portiamo verso il suo contrario, la lussuria, questo ci porterà innumerevoli problemi psicologici e spirituali. Invece, dovremmo imparare che la libertà è ben diversa dalla dissolutezza e che il sesso deve essere collegato all’amore, perché è così che si può godere la vita, vivere e imparare. Se non vi è amore nella nostra vita, vi è la paura, che è l’opposto dell’amore, e noi moriremo prima di morire.

Il Dio Shiva ha affermato che il sesso è l'energia fondamentale. Il Tantra la fa sua e la trasforma. Ed inoltre, quando noi amiamo, il passato e il futuro non esiste. L’Amore ci apre all'Infinito, all'eternità della vita. La sessualità è quando abbiamo il sesso nella testa, il pensare sempre ad esso è sessualità. L'esperienza reale è molto diversa. Qualunque cosa, pienamente vissuta, vi porta oltre. Non abbiate paura di nulla! Vivetelo! Quando si sopprime il moto del cuore, si creano esigenze simboliche, e falsi bisogni. Noi siamo pieni di falsi bisogni, per questo non siamo mai soddisfatti. Quando nell'abbraccio i vostri sensi si agitano, come le foglie di un albero, addentratevi in questa sensazione di scuotimento. 
Quando fate l’amore, lo state facendo con la vostra stessa esistenza. La donna è solo una porta, ed anche l'uomo è solo una porta. L'altra persona è solo una porta verso il Tutto.

Quanto più siete sensibili, più sarete vivi! Quanto più siete vivi, molta più vita entrerà nel vostro Essere interiore. Che male c’è nel vostro godere? Cosa c'è di sbagliato nell'essere felici? Se qualcosa di male c’è, è la vostra infelicità, perché la persona infelice porta sempre infelicità intorno a sè. Siate dunque felici!

Il sesso è solo il principio, non la fine. Ma se ci si perde nell'inizio, si perderà anche la fine. Gli ideali non possono far sviluppare le vostre potenzialità, soltanto l'esperienza, la conoscenza della realtà, vi può aiutare. Nell’amore c’è una potenzialità naturale di rinuncia. Rinunciate e sentitelo; estendetelo poi a tutte le dimensioni della vostra vita.

Sessualità, Soggettività ed Energia

La nostra sessualità viene dalla nostra personale storia sessuale, dalle situazioni e dalle esperienze che ci apparivano sessuali durante la nostra crescita. La sessualità fa riferimento alla radice stessa dell'identità di ogni persona. Viviamo in un continuo rito sessuale, un permanente calore derivante dal nostro essere bipedi. Una sessualità il cui scopo principale è il nostro piacere, il rafforzamento dei legami affettivi, l'aumento dell’energia sessuale e della potenzialità di riproduzione.

Secondo l'OMS, "La salute sessuale è l'integrazione degli elementi somatici, emotivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuale, in modo che siano positivamente proficui e che rafforzino la personalità, la comunicazione e l'amore". Il diritto all’informazione sessuale, il diritto al piacere e ad intensificare il godimento della vita sono condizioni essenziali per l'esistenza di quelle relazioni amorose dalla parità di genere, per imparare a risolvere i conflitti, e ad evitare critiche, disprezzo e atteggiamenti evasivi e di difesa. Seguendo il rituale magico degli antichi tantrici, al di là di un piacere senza fine, si trova la loro vera identità universale. Questa è la vera luce che ora li illumina, la vera gioia che rimarrà in loro eternamente e per sempre…

Ricordate sempre: Date allo stesso modo in cui ricevete, perciò, date al vostro partner quello che vi piacerebbe ricevere. Compiacetelo, o compiacetela, se volete essere accontentati. Se avete troppa fretta di arrivare alla fine, perderete la gloria del principio, e l'emozione del durante finirà presto. E' assurdo voler terminare quando c'è il piacere, avere fretta quando si sta godendo.

Il sesso libero e il libero amore sono cose completamente diverse. Il sesso libero ha paura dell'amore e di amare, anzi reprime l’amore. Con il persistere dei timori, si creano dipendenze affettive, che poi sono violentemente rotte, con grande amarezza e rancori, senza saper perdonare, quando il rapporto si conclude. L'amore libero è di per sé cosciente, puro, senza dipendenze, senza condizionamenti o attaccamento e, quando la relazione finisce, l'amore continua. L'amore libero è solo per coloro che cercano la vera coscienza, l’emancipazione, la luce, la conoscenza, la libertà. E' per i coraggiosi.

Se l'amore è vero, non potrete mai soffrire. Soffrirete solo se vi innamorerete con il vostro possessivo ego che crede di possedere qualcosa che non appartiene a lui. Le persone non sono oggetti da dover possedere. Esse non appartengono a nessuno, ma solo a Dio, ed anch’io non appartengo a nessuno, se non a Dio. Quando si impara ad amare senza possesso, in quel giorno si cresce e ci si libera dalla sofferenza causata da una perdita che è reale solo nel vostro orgoglio. È umanamente comprensibile che quando si è innamorati, se il vostro partner vi lascia, vi fa male. Ma ricordate, voi non siete il suo proprietario e non potete trattenerlo. Se davvero vi ama, non potrà mai abbandonarvi e se vi lascia è perché non vi ama realmente. Evolvetevi, perché volete al vostro fianco qualcuno che non vi ama?

Una volta che il rapporto è finito, la lezione appresa e il karma soddisfatto, la coppia dovrebbe essere sciolta, ma resterà sempre qualcosa di bello che non potrà mai cancellarsi, anche se non è l’ego che potrà mai possederlo o cancellarlo. Il karma sarà la vostra benedizione…, ricevetelo, unitevi, e vi sarà sempre un perpetuo godimento. In esso si trova l'illuminazione. Volate!

Aliberth

Tantra e NeoTantra – Un confronto tra Ortodossi e Non Ortodossi

NEO-Tantra
Le origini del neotantra 

Pubblichiamo questo articolo in quanto piu’ volte abbiamo sentito da alcuni operatori “olistici” e diverse persone impegnate in un percorso personale di crescita accennare in forma dispregiativa rispetto al Neotantrismo, abbandonandosi a forme di giudizio e pregiudizio. Tale aspetto in realta’ riflette la stessa questione che abbiamo gia’ affrontato in Tantra della Mano Destra – Tantra della Mano Sinistra.

In Occidente si è creata una interpretazione intorno all’importanza del sesso nel tantra e questa ha una precisa radice storica: quando negli anni ottanta, Osho commentò il Vijnanabhairava Tantra in chiave psicologica e al contrario di altri maestri indiani parlò esplicitamente delle pratiche sessuali legate al Tantra, molti allievi occidentali, cresciuti in un paradigma religioso dove la ricerca spirituale era associata alla rinuncia al piacere, si sentirono sollevati di poter include il piacere sessuale nel percorso spirituale. Cio’ e’ reale , il Tantra e’ una delle poche Vie che non spezza la natura umana tra corporea e spirituale e che non demonizza il piacere in se’. Nel Tantra il corpo e’ ritenuto il Tempio dello Spirito.

La sua allieva Margot Anand (ora insegnante presso La Osho University) diede inizio ad una corrente chiamata per la prima volta Neo-tantra: benché basata sui principi tantrici tradizionali, usava anche metodi tratti dalla bioenergetica e dalla sessuologia esperienziale e comunque sia da discipline piu’ moderne che non esistevano specificatamente in tempi antichi, introducendo musiche, sessioni e pratiche rituali inedite.

Il Neo-tantra considera la meditazione anche attraverso la energia sessuale una componente importante sul percorso spirituale, senza essere la componente fondamentale, perché come nessun altra pratica, trova l’essere umano pienamente coinvolto nell’intensità della vita: con la mente, il corpo, i sentimenti, la relazione, l’alta eccitazione. 

Miranda Shaw (insegnante di religione all’Università di Richmond, nel 2006 ha pubblicato Illuminazione Appassionata  – Venexia) , nella sua ricerca storica in Tibet arriva alla conclusione che la importanza della meditazione in unione sessuale non è un’invenzione del neotantra, ma stava alle radici del tantra stesso, quando il tantra veniva insegnato dalle donne come tradizione della sua origine matriarcale. 

Addirittura il tantra tibetano, che dall’anno mille in poi è diventato una religione patriarcale e gerarchicamente organizzata, ha una radice femminile: Padmasambhava, il fondatore del buddhismo tantrico, aveva imparato da una donna e trasmise l’essenza dei suoi insegnamenti fino alla liberazione completa a molte discepole attraverso pratiche sessuali, come ci racconta Yeshe Tsogyel nella sua biografia.

Il Neotantrismo quindi non rinnega l’insegnamento tradizionale, anzi spesso i Neotantrici possono possedere una buona conoscenza del Tantra della tradizione, ma non si fossilizzano su pratiche o su dogmatismi che avevano un senso 2000 anni fa , ma molto meno nella nostra epoca e in un luogo che non e’ L’India o L’Assam, ma e’ l’occidente che e’ permeato da una diversa cultura e tradizione.

Il Neotantrismo quindi integra e trasmuta, (pur mantenendo una aderenza rispetto ai principi generali del Tantra), e nuove conoscenze moderne sulla neurofisiologia, o sulla sessualita’, o sugli aspetti di tecniche meditative introducendo nuovi rituali e nuove modalita’ per trasmettere la Via Tantrica. I Tantrici non sono mai stati dei dogmatici e degli schematici. Hanno sempre innovato tradizionalmente nel corso dei secoli le loro pratiche, introducendo aspetti inediti e riprova ne sia l’esistenza di oltre 500 testi tantrici differenti a riprova della vitalita’ e della creativita’ del Tantra.

Definizione 

Inquadramento 

Il neo-tantra, come pure il Tantra tradizionale, non è mai stata una corrente codificata. Ogni scuola, ogni lignaggio e ogni maestro lo interpreta in modo leggermente diverso,includendo le proprie esperienze personali e la sua cultura negli insegnamenti. Il tantra e’ sempre stato storicamente  molto vitale e creativo nella trasmissione.

In generale si può dire che le scuole negli Stati Uniti sono più concentrate sul percorso personale e sullo sviluppo del piacere, mentre in Europa (Francia, Germania e Italia) si orientano a una fusione del percorso personale con quello spirituale. 

Distinzioni dal tantra tradizionale 

Distinzione negli obiettivi 

Se il tantra tradizionale ha come obiettivo l’illuminazione, il neo-tantra mira anche al benessere, all’armonia (anche nella coppia), e comunque una via di conoscenza del se’ anche con strumenti moderni non presenti migliaia di anni fa.

Distinzione nei metodi 

Sul piano dei metodi le differenze prevalenti sono due. Il tantra tradizionale enfatizza la meditazione intesa come presenza totale al proprio corpo, alla mente e all’esistenza, per coltivare il testimone interiore.
Il neo-tantra invece focalizza anche al passaggio dal cosiddetto falso SE’ al vero SE’ (il se’ stesso, l’io).

Distinzione nella didattica 

Nel tantra tradizionale la pratiche sono prevalentemente individuali e il maestro insegna in sessioni a due all’allievo. Nel neo-tantra l’insegnamento avviene spesso in gruppo o in coppia. In realta’ se andiamo alla radice in antichita’ scopriamo che anche in remoto passato il tantra veniva pratricato in gruppo e in coppia (chackrapuja) ed e’ solo successivamente con l’introduzione del Tantra Bianco la pratica e’ diventata fondamentalmente meditativa e proposta in sessioni da svolgere singolarmente e simbolicamente.

Riferimento alle fonti 

Nel tantra a secondo dell’appartenenza della scuola (buddhista, induista, ecc.) il maestro si riferisce esclusivamente ai testi sacri. Nel neo-tantra i testi tradizionali vengono combinati con nozioni e metodi della psicologia umanistica, della sessuologia, del counseling (orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità, promuovere atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta) di coppia e transpersonale. 

Metodologia 

Presupposto per la scelta dei metodi 

In un sondaggio effettuato emerge che la maggior parte delle persone in occidene una certa armonia nei rapporti e una armonia del se’ sono prioritari rispetto ad aspetti puramente meditativi.

Articolazione del percorso 

Di solito un training di tantra ha la durata di uno o più anni, si svolge in gruppo o in coppia e si articola in una successione di almeno tre fasi:

1.    La prima parte è dedicata all’esplorazione del SE’ (dell’io), alla conoscenza e alla risoluzione dei principali blocchi corporei e dei conflitti mentali, come ad un’integrazione tra corpo e mente, che nella nostra cultura vengono spesso percepiti come separati nel senso cartesiano, per es. “Sono convinto di una cosa, ma i sentimenti mi dicono il contrario” e ancora “ho dei desideri inconsci, ma sono condizionato ad un comportamento che me li impedisce”. In questo e’ consono anche alle vie antiche che sottoponevano i discepoli a prove per risorverne i blocchi e gli schemi mentali.

2.    La seconda parte mira ad una migliore comunicazione, sia sul piano verbale che su quello corporeo, per evitare le classiche dinamiche distruttive.

3.    La terza fase si orienta a coltivare anche il piacere sensuale  come all’intimità profonda dell’incontro tra Shiva e Shakty. Suona paradossale, ma benché tutti teoricamente desiderano maggiore piacere, pochi sono preparati a sostenerlo quando si manifesta nella pratica. Il sistema corpo-mente deve abituarsi ai grandi piaceri (che vanno oltre l’orgasmo) e all’intensa intimità prima di iniziare le pratiche tantriche. Le pratiche tantiche comunque non si riducono al solo aspetto sessuale , ma all’integrazione di tutte le energie che ci compongono.

Il passaggio dal personale allo spirituale

Gli insegnanti del neo-tantra “consigliano di fare un percorso di crescita prima di iniziare a meditare, per un semplice motivo: finché l’io rimane un concetto astratto pieno di conflitti interiori, anziché diventare un polo sicuro e un territorio interiore ben esplorato, non puoi oltrepassarlo. Finché corpo, mente e sentimenti non si uniscono a formare un sé organizzato, è inutile cercare l’unione tra il sé e lo spazio. Meditare, ossia osservare con la coscienza i fenomeni interiori quando questi sono talmente tanti che affollano la mente, è solo una perdita di tempo.

Il testimone interiore non trova un posto tranquillo dal quale osservare la confusione mentale. Soltanto quando la psiche ha raggiunto una certa stabilità e il dialogo interiore non è combattuto tra «devo fare questo o quello, glielo dico o non glielo dico, la amo o non la amo», il testimone interiore riesce ad osservare le sensazioni sottili, i quasi-pensieri emergenti, le pulsazioni energetiche, dal core-self, cioè il centro del sé. Questi processi sottili, una volta iniziati, diventano così numerosi da non riuscire a coabitare con i pensieri e i sentimenti, poiché lo spazio della coscienza è limitato e non può contenerne troppi contemporaneamente. Soltanto quando cessano il processi psichici e mentali grossi, quelli sottili possono emergere, e quando anche questi si esauriscono, subentra la pace interiore.”

Ricordiamo cosa scrive il grande maestro della scuola Dzog-Chen (una forma di antico tantrismo) Namkhai Norbu:

“….In realtà, per un occidentale praticare un insegnamento che proviene dall’Oriente non implica dover diventare un orientale. Al contrario, è fondamentale che egli lo sappia integrare con la sua cultura per poterlo comunicare, nella sua forma essenziale, ad altre persone occidentali. Ma spesso, quando ci si avvicinano insegnamento orientale, si crede che la propria cultura non valga niente. Questo atteggiamento è davvero sbagliato, perché tutte le culture hanno un loro valore, relativo all’ambiente e alle circostanze in cui sono sorte. Non esiste cultura migliore di un’altra, ma è l’uomo che ne può trarre più o meno vantaggi ai fini della sua evoluzione interiore. Per questo motivo e’ inutile trasportare regole e tradizioni di un ambiente culturale diverso da quello cui sono sorte. Le abitudini e l’ambiente culturale di una persona sono importanti per poter comprendere un insegnamento. Non si può trasmettere una conoscenza usando esempi di cose sconosciute a chi ascolta. Se un occidentale viene servita della Tsampa tibetana (farina d’orzo abbrustolita) probabilmente non avra’ idea su come mangiarla. Un tibetano, che fin da bambino si è nutrito di Tsampa, non avrà problemi e subito la mescola con il the’ e il burro e la mangerà…  Questo è il valore della cultura. Insegnamento, però, è una conoscenza interiore che non deve essere confuso con la cultura, le abitudini, le tradizioni gli schemi politici e sociali. L’uomo crea cultura diversi luoghi e tempi diversi, e chi è interessato all’insegnamento ne deve essere consapevole e saperle utilizzare, senza però farsi condizionare dalle forme esteriori. Ad esempio, coloro che hanno un già una certa familiarità con la cultura tibetana penseranno che per praticare lo Dzog-Chen ci si debba convertire al Buddismo o alla cultura Bon, per il fatto che si è diffusa attraverso queste tradizioni del luogo. Ciò dimostra quanto sia limitata la nostra mentalità. Se decidiamo di seguire l’insegnamento spirituale, infatti siamo convinti che sia necessario cambiare qualcosa come il modo di vestire, di mangiare, di comportarsi. Ma nello Dzog-chen (una forma di trasmissione tantrica) non si chiede di aderire ad una dottrina religiosa o di entrare in un ordine monastico, né di accettare ciecamente l’insegnamento. Tutto ciò può creare seri impedimenti alla vera conoscenza. In realtà l’uomo e’ cosi’ assuefatto a porre etichette che non è capace di concepire qualcosa che non rientra nei suoi limiti.  Faccio un esempio personale. Ogni volta che incontro un tibetano che non mi conosce bene, mi viene rivolta la domanda a quale scuola e lignaggio appartieni. In Tibet nel corso dei secoli sono sorte quattro principali tradizioni buddiste E se un tibetano sente parlare di un maestro  e’ convinto che debba necessariamente appartenere a una di queste quattro vie….”

Il maestro Norbu ci ricorda quindi il valore dalla cultura del luogo in cui viene trasmesso un insegnamento senza legarsi a rigidita’ dogmatiche, ma entrando nella fluidita’ che ti permette, tramite il giusto strumento comprensibile per la cultura di quel tempo, di far transitare un giusto messaggio e “integrare con la sua cultura per potere comunicare” e non e’ possibile “trasmettere una conoscenza usando esempi di cose sconosciute a chi ascolta”.

In conclusione in tutte le Vie Spirituali c’e’ un confronto tra Ortodossi e Non Ortodossi. E anche nelle Scienze insiste questo dibattito tra i ricercatori Normativi e i Creativi, tra Conservatori e Innovatori.  Fa parte dei vari caratteri della nostra specie. Alcuni vorrebbero le vie ingessate in schemi dogmatici che magari non sono piu’ consoni alla nostra epoca o all’Occidente, dove noi viviamo, e vanno trasmutati, altri si fanno portavoci di un processo evolutivo naturale che si allinea al tempo e allo spazio di dove una via e’ insegnata. 

Non si comprende perche’ per esempio allo yoga viene concesso di potersi evolvere rispetto allo Yoga Tradizionale di Patanjali di 2000 anni fa (esistono infatti numerose scuole Yogiche diverse in occidente Anusara yoga, Ashtanga yoga, Bikram yoga, Hatha Yoga, Iyengar Yoga, Vinyasa Flow Yoga, Kundalini Yoga), ma il Tantra dovrebbe invece essere legato a dogmatismi e schematismi rigidi poco consoni alla nostra epoca e alla nostra cultura che ha radici differenti da quelle orientali.

Il Tantra e Neotantra in realta’ propongono con modalita’, rituali e peculiarita’ differenti un percorso spirituale che ha numerosi punti e numerose ispirazioni in comune. Solo che il Neotantra lo trasmuta con pratiche piu’ consone a noi occidentali , piu’ comprensibili, e piu’ reali rispetto al nostro tempo e alle nostre esigenze.  Ovviamente questa evoluzione del Tantrismo non piace a volte agli “Ortodossi” che  vorrebbero mantenere la “tutela della tradizione” senza nessuna possibilita’ di cambiamento, ma comunque sia la evoluzione fa parte del processo creativo dell’umanita’.

“…L’osservanza dogmatica dei precetti equivale a non mantenere il vero impegno.  Non avere fissazioni e’ libertà dal dogmatismo.   Il pensiero è come l’onda che si alza e ritorna naturalmente. Quando si è liberi dal dogmatismo, perché non ci si fissa più su una conclusione, si consegue la visione del vero significato di tutti gli insegnamenti.  Se si penetra questa verità ci si libera dalla gabbia del divenire.   Se si contempla questa verità si brucia tutto ciò che oscura e causa sofferenza…”  –  Mahamudra Tantra

Jose’&Resya – Tantralove

Nel Tantra non e’ questione di tecnica

Il Tantra dovrebbe essere un ‘Non Fare’, non può essere tecnico…
“Il tantra è la via naturale, la via normale per arrivare a Dio. 

L’obiettivo è quello di diventare così completamente istintuale, così senza mente o programmazioni, da immergersi con la natura al livello più alto – la donna scomparire e diventare una porta per raggiungere il livello più alto, e così l’uomo, che dissolvendosi diventa la via per l’esperienza suprema.

Questa è la definizione tantrica della nostra sessualità: il ritorno ad una totale innocenza, all’unità completa e assoluta. L’emozione maggiore non è la ricerca di sensazioni, ma un aspettare silenzioso – totalmente rilassato, senza alcuna programmazione. Si è consapevoli, consapevoli d’essere consapevoli. Si diventa consapevolezza. Si è contenti, ma non esiste alcun contenuto, e per questo si prova una grande bellezza, una beatitudine maggiore.

La persona che ha posto la domanda ha chiesto: “Cos’è il sesso tantrico…un tipo di sesso basato su tecniche particolari?” (tipica domanda n.d.r.)

Se sei orientato verso le tecniche, perderai il senso del mistero del Tantra, diventerà uno pseudo-Tantra, basato su tecniche, e per via delle tecniche l’ego sarà lì a controllarle. Quindi farai Tantra, ma il fare sarà il problema, provocherà l’azione.

Il Tantra dovrebbe essere un ‘Non Fare’, non può essere tecnico. Tu puoi imparare le tecniche, una certa respirazione per accrescere l’esperienza durante il coito. Se respiri davvero lentamente, senza alcuna fretta, il coito sarà più lungo ma tu sarai nel controllo. Non sarà selvaggio né innocente, non sarà nemmeno meditazione, sarà mente – come potrebbe essere meditazione? Non puoi nemmeno respirare velocemente, devi mantenere lenta la respirazione – se la respirazione è lenta l’eiaculazione prenderà tempo: perché avvenga l’eiaculazione, il respiro deve essere veloce e caotico.

Questa è una tecnica, ma non è Tantra. Il Tantra non è tecnica, ma preghiera. Non è mentalmente orientato, ma è rilassamento nel cuore, ricordalo. Sul tantra sono stati scritti così tanti libri, tutti parlano di tecniche, mentre il vero Tantra non ha niente a che fare con le tecniche. Il vero Tantra non può essere scritto, il vero Tantra deve essere assimilato. Come assorbire il Tantra? Devi trasformare in modo radicale il tuo approccio nei confronti del sesso. Prega con la tua donna, canta con lei, gioca con la tua donna, danza con lei, senza alcun’idea del sesso. Non andare avanti, pensando, “Quando si andrà a letto?” Dimenticati del letto, fai altro e perditi in quello che fai. L’amore apparirà da questo tuo perderti, improvvisamente vedrai che stai facendo l’amore senza farlo. Succede, sarai posseduto, quindi avrai la tua prima esperienza di Tantra – posseduto da qualcosa più grande di te. Stavate ballando o cantando insieme, intonando mantra o pregando o meditando insieme, e improvvisamente vi siete accorti di muovervi in uno spazio tutto nuovo. Voi non sapete, quando avete iniziato a fare l’amore né lo ricordate. In questo sarai posseduto dall’energia tantrica e per la prima volta avrai vissuto un’esperienza non – tecnica.”

Osho, This Very Body the Buddha

A me le donne piacciono Troie

Un amico mi raccontava di quante volte si fosse sentito dire una frase tipo “Sai, sarebbe ora che ti trovassi una brava ragazza!” e di come lui ogni volta pensasse, senza osare dirlo, una risposta del tipo “Ma veramente a me piacciono troie!”
A una frase del genere sicuramente si scateneranno gli ego di tutti, donne e anche uomini perbenisti che si sono dimenticati chi sono.
Alle donne, d’altro canto, viene detto “Trovati un brav’uomo e fatti una famiglia!” e intanto, quelle più sane e meno castrate dalla menzogna, pensano “Ma veramente a me piacerebbe farmi scopare da uomini in fila!” …or something like that!
Peraltro, di solito, a dispensare questi sacri consigli su una vita casta e pura, sono i più depravati fra migliaia. Coloro che si giudicano sporchi al sol pensiero di quello che desiderano ardentemente negli angoli remoti delle loro menti e di quello che, molto spesso, anche fanno.Quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv (cit.)

Infatti, l’atto di dire agli altri cosa fare, come essere delle persone migliori, e quindi segnalare loro dove stanno sbagliando, non può che venire da un giudizio che sta divorando proprio il predicatore stesso.

Tutto, vedremo, nasce dal giudizio. Ma il giudizio dove affonda la sua consapevolezza del bene e del male?
Perché se il parametro è errato ed è stato stabilito da persone ottuse e cieche, allora forse dovremmo rivedere un po’ tutto il nostro sistema di credenze, a comunciare da questo che è un’auto-castrazione che causa frustrazione, violenza, imbrogli, sotterfugi e tristezza.

In tempi antichi, quella che noi chiamiamo prostituzione, era ritenuto un atto sacro e magico, di enorme valore. La donna non veniva svalutata se considerata da molti uomini attraente e seducente, anzi, aveva una grande importanza ed era considerata da tutti con rispetto e godeva di infinita stima. Quale migliore gioia, infatti, per una donna, che l’essere considerata e stimata da tutti gli uomini e le donne? Queste “prostitute” erano sacerdotesse e, anche se a volte potevano da qualcuno essere considerate immorali, sicuramente da tutte le donne erano invidiate ed ogni uomo avrebbe voluto unirsi sessualmente a loro.

Solo successivamente, all’incirca al tempo della legge ebraica, la prostituzione fu indicata per la prima volta come atto dissoluto e peccaminoso.

E’ importante precisare che, sia nell’antica Grecia che nell’antica Roma, le cortigiane, concubine, fino alle più comuni prostitute, erano ritenute utili e non venivano condannate o disprezzate per il loro lavoro. Alcune concubine venivano anche prese in casa dai ricchi, spesso per dare loro figli (del tutto legittimi) senza esporre le mogli nobili ai rischi del parto che all’epoca erano molto elevati.

Inizialmente anche la Chiesa non si schierò contro la prostituzione. Condannò l’omosessualità, già condannata anche in Grecia dai tempi di Teodosio II, e cercò di convertire le prostitute ma non considerò questa pratica, da sempre ritenuta legale e regolamentata da precise leggi, come un peccato grave. Lo stesso Sant’Agostino disse “Togli le prostitute dalla società e ogni cosa verrà sconvolta dalla libidine.” (dal De Ordine II, c. 4, 12). Esso sosteneva che gli uomini, tolte le prostitute, avrebbero comunque continuato a cercare rapporto al di fuori dal matrimonio. E mi pare di poter affermare che non si sbagliasse affatto.

De Andrè cantava:
“Quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia
quella che di notte stabilisce il prezzo alla tua gioia”

La necessità fisica di dare (più insita nell’uomo) e di ricevere (più presente nella donna) sono infatti caratteristiche dell’essere umano animale, e del corpo fisico, e sono ciò su cui si fonda la vita da sempre. Dirò anche che la spasmodica voglia di accoppiarsi intesa come bisogno assoluto è data da quel senso di vuoto e di mancanza, che è il risultato della primordiale separazione da Dio, sancita fin dall’inizio dei tempi. Tale separazione, che noi viviamo con sofferenza estrema e senso di abbandono, non è stata voluta dall’uomo, come ci vogliono far credere, aumentando il nostro senso di colpa, ma è stata una necessità divina. Una necessità di conoscere se stesso che ha portato a creare la separazione per poi, un giorno, tornare all’unità. Non può esistere coscienza di Sé, infatti, senza che vi sia prima la caduta, la divisione. E’ un po’ come dire che l’Uno non può essere uno, senza che vi sia un due. Un uno senza l’esistenza del due, è il nulla.

Questo stimolo del dare e ricevere di cui parlavo, trova la sua massima espressione d’amore, pur sempre umano e terreno, nel donarsi e condividersi, per l’uomo, e nell‘accogliere e servire, per la donna. Purtroppo però tutta questa mescolanza di desideri elevati di amore e condivisione, tipici degli animali che vivono con serenità la loro sessualità e vita affettiva, viene vissuta con senso di colpa e filtrata da menti umane arrabbiate con Dio perché si sentono sole. Gli animali però (mi riferisco prevalentemente a quelli che vivono lontani dall’uomo), che sono nella nostra stessa condizione, non si sentono in conflitto con Dio poiché hanno mantenuto il loro equilibrio interiore. Essi, svolgendo alla perfezione il loro compito, vivono con serenità il loro transito nella materia, svolgono il loro compito e fanno le loro esperienze senza per questo sentisi sbagliati, senza sentirsi malati o sfruttati.

Vivere serenamente ciò che siamo e quello che stiamo facendo a questo mondo significa fare quello che abbiamo voglia di fare, come abbiamo voglia di farlo, e nella misura in cui ci aggrada. La violenza che tutti temiamo quando parliamo di libertà non dipende dall’avere carta bianca di essere e fare ciò che desideriamo ma, al contrario, la cattiveria e la violenza si formano ogni volta che noi reprimiamo la nostra innata propensione alla condivisione, al sentirsi liberi di essere ciò che siamo. Ogni volta che ci sentiamo giudicati, ogni volta che giudichiamo, stiamo creando separazione, sofferenza, e tutto questo turbinio di emozioni negative necessitano di essere sfogate e diventano perversione, violenza, separazione.

Parlando con amici, da sempre sento raccontare storie sessuali di ogni genere. Incesti o desideri di rapporti incestuosi sono all’ordine del singolo; nell’antichità erano buona norma, eppure col tempo sono diventati la peggiore delle pratiche, dopo la pedofilia, altro tabù che da centinaia di anni crea i più grossi traumi mai concepiti dagli esseri umani.
Ho sempre ritenuto che, nel momento in cui i bambini vengono naturalmente attratti dalla sessualità, una delle cose peggiori che l’essere umano possa fare, sia trasmettere loro il senso della pudicità, il messaggio che vi sia qualcosa di sbagliato, qualcosa da nascondere, o di cui vergognarsi. Il doversi nascondere, il dover tacere. Non abbiamo forse tutti creduto, quando abbiamo scoperto la sessualità, di essere sporchi e di avere qualcosa di sbagliato? Non abbiamo quindi cominciato a temere il contatto  fisico, a limitare il nostro spontaneo desiderio di affetto o a praticarlo con paura? E da qui non abbiamo iniziato forse a sviluppare quelle che vengono definite perversioni e a cercare di mentire, nasconderle, per poi finire a praticarle con paura, negatività e, perfino, corstrizione e violenza?

La costrizione, creata o subita, non è forse direttamente dipendente dal credere che ciò che facciamo o subiamo sia sbagliato? Le stesse cose che, praticate con senso di colpa, venissero proposte come esaltazione della persona, della sua anima e corpo, con profondo rispetto e con la libertà di volersi bene e di creare un contatto profondo, partendo dal corpo e finendo col toccarsi l’anima, non sarebbero quindi i migliori gesti d’amore e di benevolenza che si possano concepire?

Eppure tutto questo sesso che a noi fa così schifo e che ci fa sentire delle persone orribili, potrebbe tranquillamente, e in ogni sua forma, risultare normale ed accettato da tutti, se solo ci si facesse una semplice domanda: quale colpa ci può mai essere nel provare e regalare piacere? Quale mostro potrebbe mai desiderare che noi non godiamo di ogni piacere?

Quale perversione è mai quella che ci spinge a rinnegare gli usuali ritmi del nostro corpo in nome della colpa e di una presunta santità che di divino non ha niente?

Noi umani veniamo concepiti (e a volte anche nasciamo) liberi dalla colpa, al contrario di quello che ci dice la Chiesa, e veniamo al mondo con tutto il potere divino integro, pronto a manifestarsi. Ma nasciamo in un mondo ormai abituato a soffocare nel suo stesso respiro. Veniamo al mondo brucianti come fiamme sacre e ci ritroviamo incupolati sotto ad una volta ermetica che, piano piano, ci toglie ossigeno e ci costringe a spegnerci. E, in questo lento morire, ce la prendiamo con Dio. Guardiamo in cielo, anziché guardarci dentro, e soffriamo. Desideriamo sentirci completi, desideriamo per qualche attimo conoscere il godimento divino, e quale miglior modo per sentirci pieni, felici ed entusiasti, che un orgasmo?

Ciò che Dio ha previsto non può essere fuori dalla sua volontà. E Dio ha previsto ogni cosa, poiché ogni cosa ha un suo perché. La sofferenza e la morte del corpo non preoccupano Dio. Preoccupano solo l’uomo che non sa chi è e che, giorno dopo giorno, punisce la sua sacralità, sottoscrivendo e difendendo il diritto ad essere uomo separato, ad essere un corpo, coltivando quindi sofferenza ed ottenendo miseria.

Si può fare, è previsto. E’ una parte del Tutto anche questa. E’ divina. E’ senza colpa. E, finché ci andrà, potremo credere di averla.

Finché ci andrà potremo giudicare gli altri per non osservare ciò che siamo.

Potremo rivendicare il diritto alla sofferenza.

Alla colpa e alla morte.

Daniela Coin

Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.