Tantra della mano Sinistra – Tantra della mano Destra

Molto spesso di parla  di Tantra genericamente senza specificare, cadendo in una contraddizione, in quanto in realta' esistono due Vie Tantriche nel scuola Kaula che hanno si aspetti in comune , ma anche differenze sopratutto nelle pratiche. Via della Mano Sinistra e Via Della Mano Destra

Il periodo massimo sviluppo del tantra si ebbe, tra il IX e il XII secolo d.C. sia in India che in Tibet, dove grazie a diversi monaci, tra cui ricordiamo Marpa e Milarepa, ebbe vita la famosa scuola tantrica, Kagyiipa, mentre Tilopa e Naropa fondarono quella di Kalachakra. A queste due scuole si devono alcuni dei più importanti testi antichi Tantrici.

Successivamente la scuola tantrica si divise in due filoni: il cosiddetto Via della mano Sinistra (Tantra Rosso) e il Via della Mano destra (Tantra Bianco). La corrente del Tantra rosso continuò a praticare anche tecniche di unione sessuale e al contatto con la Shakti/Donna, come previsto dalla tradizione antica, mentre il Tantra Bianco, deviò verso una moralizzazione delle discipline, evitando, in maniera monastica l'unione rituale e comunque sia la manifestazione fisica incarnata della energia della Shakti. 

E’ significativo come il Tantra rosso venne chiamato “della Mano Sinistra” (sinistra = femminile) , mentre quello del Tantra Bianco “della Mano Destra” (destra = maschile) , quasi ad enfatizzare l’approccio intuitivo del primo e quello razionale del secondo. Cio' si riflette anche in una certa contrapposizione tra scritti Vedici e scritti Tantrici, ricordando che la cultura tantrica e' pre-Vedica , derivando dallo sciamanesimo matriarcale Bon, tutt'ora presente.
Tutto cio' nasceva dalla esigenza che le vie monastiche, in particolar modo quelle tibetane, avevano fatto voto di castita' e quindi non potevano unirsi materialmente alle donne nelle pratiche tantriche, altrimenti rischiavano la espulsione dal monastero. Il Tantra Bianco diventa un Tantra Rosso mondato pero' di una serie di pratiche e privato del contatto reale tra Shiva e Shakti, tra l'energia maschile e femminile, quanto meno nell'atto incarnato, dove l'energia maschile e femminile viene solamente sublimata a livello mentale meditativo, immaginativo e simbolico.

In questa dimensione il Tantra Rosso o Via della Mano Sinistra, e' quello piu' antico nato dalle culture matriarcali, che si manifesta anche attraverso la sessualita'. Il Tantra Bianco o Via della Mano Destra e' la corruzione del patriarcato successivo che ha eliminato dal Tantra originale la intensa energia trasmutativa della sessualita' consapevole, energia che e' propria archetipicamente delle donne. Da sempre il patriarcato tende a controllare la sessualita' femminile.

Il Tantra Rosso o Via della Mano Sinistra o VamaMarga comprende pratiche che si esplicano anche in gruppo, (chackrapuja) includendo il contatto e la veicolazione tramite i sensi, include l'incontro e lo scambio energetico di Shakti anche nella donna incarnata, le tecniche sono per lo piu’ “esterne” utilizzando yantra, rituali, movimento del corpo etc. anche seppur “esterno” nei rituali, il tutto viene interiorizzato comunque dal praticante che conosce le correlazioni tra interiorita' ed esteriorita'. Viene ritenuta una via veloce.

Nel Tantra Bianco o Via della Mano Destra o DakshinaMarga le pratiche sono per lo piu’ “interne”, basate su tecniche di concentrazione e visualizzazioni, movimenti della consapevolezza interna, meditazioni solitarie, che comunque escludono il contatto fisico con un altro essere, tanto meno  il contatto con una donna incarnata etc. Viene ritenuta una via lenta.

Nei secoli successivi in India, a causa dell’invasione islamica prima e successivamente quella Inglese,  il Tantra Rosso, quello originario, fu ufficialmente soppresso e fu costretto a trasformarsi nuovamente in una scuola occulta. Il Tantra bianco, che presentava aspetti monastici ed era privo di rapporti sessuali, fu generalmente piu' tollerato dal moralismo e dai dettami Arabo e Inglese, ma perse gradualmente la propria identità finendo col fondersi allo Yoga. Oggi lo conosciamo come Tantra Yoga, e ha completamente perso la sua peculiarità di approccio concreto alla sessualità, tipica del Tantra originario.

In pratica il Tantra Bianco e' affine al il Tantra Rosso come fine, ma e' sterilizzato e disinfettato da tutte quelle pratiche che i moralisti potrebbero intendere come disdicevoli cioe' tutte quelle pratiche  includono la sessualita' e che sono state spesso considerate dal Tantra Bianco immonde e impure o comunque non funzionali alla ricerca del se'.

I Tantrici della via della Mano Sinistra tendono ad accogliere la pluralita' delle visioni, i tantrici della via della Mano Destra tendono ad enfatizzare alcune critiche, forse legate all'aspetto censurante da cui trae origine il Tantra Bianco cioe' la via monastica. Il Tantra Rosso sembra essere affine alle personalita' istintive, il Tantra Bianco alle personalita' analitiche. 

In particolar il Tantra Bianco spesso , sopratutto da chi non conosce bene la via tantrica, intende che le energie esplorate nel Tantra Rosso sono "basse" e quindi da evitare, o magari da esplorare fuori dal tempio, fuori dal corso, fuori dalla sala forse esclusivamente in privato e forse nemmeno in quel caso.

Cio' e' molto in sintonia con il modo di procedere del Bramhamanesimo (la cultura dei brahmini) che ha forti radici nel puritanesimo e negli aspetti moralistici dove tutto puo' essere diviso in Puro e Impuro, Casto e Immondo, Giusto e Sbagliato, Bene e Male e quindi fondamentalmente afflitta da aspetti giudicanti tipico della via Hindu ortodossa che e' zeppa di regole e schemi e di visioni dualizzanti.

Oseremmo dire che se Tantra Bianco e' nella Dualita' mentre Tantra Rosso e' nella Non Dualita'

Occorre fare un po' di chiarezza.

Per il Tantra Rosso non esistono energie basse o alte ma molto piu' semplicemente una scala energetica che risale dal primo chackra fino al settimo chackra. In tutte scuole esoteriche ,ma anche nelle radici del cristianesimo primordiale stesso, viene indicato come regola spirituale COSI' IN ALTO COME IN BASSO (ripreso addirittura anche nella preghiera del Padre Nostro …venga il Tuo Regno cosi' in Cielo come in Terra..) . Il tantra Rosso e' una via INCLUSIVA e INTEGRATIVA e non una via che tende a fare a pezzi la energia della nostra specie umana indicando che questo e' sbagliato e quello e' giusto
Alla nascita noi ci incarniamo con tutte e sette le energie e queste diventano il bagaglio per tutta la nostra esistenza sia che ce ne siamo consapevoli oppure no.
Energia sessuale, emozionale, radiante,affettiva,espressiva , meditativa e trascendente corrispondente ai sette chackra.
Voler indicare , come spesso succede nel Tantra Bianco, in una forma anche un po' dispregiativa, come alcune di queste energie siano "disdicevoli e basse" e altre " auspicabili e alte" apre un rischio fortissimo di spezzare in due la natura umana che va proprio nella direzione contraria alla via del Tantra Rosso che e' notoriamente una via NON DUALE.

Non e' possibile accedere compiutamente alle energie piu' sottili se prima non si e' attraversato energeticamente anche le energie piu' dense della sessualita', anzi i due aspetti sono collegati e non possono essere distinti, nel Tantra Rosso immanenza e trascendenza sono uniti assieme.

La scala si sale dal primo gradino.

Troppo spesso, sopratutto nella new age, pero' si ascolta proporre che la scala energetica si sale dal quarto gradino saltando di fatto i primi tre. Si sale dal chackra del cuore, sempre molto menzionato nella New Age,  SENZA attraversare ed esperire il primo chackra , il secondo chackra e il terzo chakcra …energie basse secondo il giudizio di una parte New Age.
Questo puo' generare un percorso spirituale a forte rischio e che non ha piena consapevolezza di se' perche' semplicemente non si e' potuto esperire, nel reale e oggettivamente , una parte importante delle nostre energie che ci compongono inequivocabilmente, come anche quella sessuale .

Spesso succede che i praticanti della Via della Mano Destra si sentano autorizzati a criticare e dispregiare la Via della Mano Sinistra. A volte il Tantra Bianco sembra quasi rappresentare un ripiego di chi non riesce a gestire, per propri blocchi interiori energetici irrisolti sopratutto nella sessualita', le intense energie dei primi chackra e che quindi, ci si ritira, anche in forma inconsapevole, in pratiche che ti pongono molto meno in discussione , essendo incentrate esclusivamente su un aspetto peculiare immaginativo e meditativo o comunque senza nessun reale veicolazione della energia dell'Eros e dello specchio tra Shiva e Shakti.

".. per questo chi desidera la liberazione dovrebbe praticare cio' che deve essere praticato. Rinunciare agli oggetti dei sensi equivale a torturarsi attraverso l'ascetismo – non fatelo!! Quando vedete la forma guardatela!  Allo stesso modo ascoltate i suoni, inspirate i profumi,  assaggiate i gusti deliziosi , palpeggiate le trame. Usate gli oggetti dei cinque sensi, e raggiungerete presto la buddhita' suprema. Rifugiatevi nella Vulva di una Donna che tenete in gran conto per ottenere il rango di Candramaharosana….. " – Candramaharosana Tantra

Jose'&Resya – TantraLove

ll Clitoride, questo misconosciuto

l Clitoride, questo misconosciuto

Strategie del piacere e della sofferenza

Se c’è un elemento del corpo femminile che ho sempre trovato particolarmente affascinante, questo è il clitoride. Se non proprio tutti, moltissimi sanno di cosa si tratti: una sorta di minipene per lo più interno che si presenta come una escrescenza posta nella parte superiore della vagina, dotata di terminazioni nervose molto sensibili, la cui funzione sembra sia “solamente” quella di dare piacere. D’altra parte non è qualcosa di cui si parli moltissimo, al punto da poter essere considerato, persino al giorno d’oggi, tutto sommato un tabù. Tanto è vero che il parlarne, o lo scriverne, così come il semplice titolo di questo mio articolo, possono risultare una provocazione. In effetti lo è, ma se ci pensate bene, solo nella misura in cui l’argomento è considerato tabù. Ovvero un tema di cui è meglio non parlare in pubblico e nemmeno troppo in privato.

I frangenti nei quali può essere citato sono fondamentalmente tre. In primo luogo nell’ambito medico e della sessuologia, poi in qualche sporadica discussione da salotto sull’orgasmo femminile e infine a proposito delle barbariche pratiche chirurgiche popolari, di alcune culture, sugli organi genitali femminili. Ma andiamo per ordine.

Anzitutto per quale ragione lo trovo così affascinante. Nonostante Wikipedia liquidi l’argomento con poche righe scontate, dice su di esso una cosa importantissima. Si tratta dell’unico organo umano destinato solo ed esclusivamente al piacere. Opportunamente stimolato può far raggiungere alla donna un orgasmo che viene definito appunto orgasmo clitorideo. Sigmund Freud, continua Wikipedia, e come è ben noto, dall’alto del suo scranno, eretto in un periodo culturale nel quale erano presenti forti convinzioni su quello che fossero il bene e il male, sentenzia che si tratta di un orgasmo “immaturo” a differenza di quello vaginale che definirebbe “maturo”. Anzitutto, senza trovarsi su uno scranno alcuno, ma usando il semplice buon senso, non si capisce per quale ragione la natura avrebbe dovuto dotare un organismo di un elemento destinato a far vivere un’esperienza immatura. Più logico pensare che debba trattarsi di due funzioni complementari per provare un piacere più profondo e intenso, così come, anche se in maniera molto meno evidente, si può notare una differenza tra la sensibilità della punta del pene, il prepuzio, e tutto l’organo genitale maschile nel suo insieme.

Quello che trovo invece affascinante è proprio questo: il clitoride serve solo, soltanto ed esclusivamente per godere, e non è dotato di nessuna altra funzione. Non si potrebbe ammettere con umiltà, anziché emettere sentenze, che la natura segue il suo corso armonico, forse addirittura “sapendo” cosa fa? E che si sia preoccupata di “creare” qualcosa destinato a dare un piacere così intenso da permettere a un essere umano di “abbandonarsi” ad esso come può accadere per l’estasi spirituale o sciamanica?

Ma andiamo avanti.

A differenza di quanto comunemente si sia portati a credere la repressione del piacere non è un’insana attività solo di matrice cattolica. La si può trovare in molte altre culture, come quella islamica, alcune africane e altre ancora. In Africa per esempio sono stranamente presenti diversi tipi di atteggiamenti nei confronti di questo argomento. Tanto per avere un’idea in merito, ad esempio in Nigeria viene praticata la circoncisione del clitoride, pratica applicata alle neonate e destinata addirittura a far provare più agevolmente piacere in futuro. Mentre in alcuni paesi dell’Africa orientale sono usate pratiche chirurgiche barbare e sommarie che vanno dall’infibulazione (la cucitura delle grandi labbra della vagina) al taglio delle grandi labbra stesse, fino all’escissione del clitoride, ovvero la sua totale asportazione. 

Nella repressiva cultura cattolica invece la negazione del piacere è operata sul piano più strettamente psicologico con un programma addirittura secolare di repressione così efficace da riuscire a mettere in imbarazzo se non chiunque, una vasta fetta di popolazione nel parlare di queste cose. Semplicemente, per lo più, non se ne parla e basta. Tanto per fare un esempio avete mai trovato nei programmi scolastici qualcosa che si avvicini anche solo minimamente al tema della stimolazione orale o manuale dei genitali per provare godimento? L’educazione sessuale ancora oggi, sempre che esista, si limita a spiegare che il pene penetra nella vagina per procreare e che bisogna fare attenzione se non si vogliono avere figli e a non prendersi l’AIDS. Finito.

Ci sono alcune culture sul pianeta che invece vedono le cose in una maniera completamente diversa. Per esempio alcune culture centro e sudamericane. Ma anche, nonostante a livello popolare si tratti anche qui di una cultura repressiva soprattutto nei confronti della donna, nelle più alte espressioni spirituali della cultura indiana e orientale in generale.

Una storia buddista della tradizione tibetana racconta di un viaggiatore che attraversava le meravigliose e deserte valli dell’Himalaya, il quale venne ospitato per una notte in un monastero, dove si trovavano sia monache che monaci. A un certo punto durante la notte, nell’oscurità, dalla finestra il viaggiatore vide un bagliore intensissimo che si sprigionava da una delle celle dei monaci. Non seppe resistere alla curiosità, uscì, e si avvicinò per vedere di cosa si trattasse. Erano una monaca e un monaco che stavano facendo l’amore in modo così intenso da produrre una luce così forte da inondare la camera e sprigionarsi fin fuori dalla finestra.

Nichiren Daishonin, un maestro buddista giapponese del XIII secolo sosteneva che “se un uomo e una donna recitano Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo* durante il rapporto sessuale, i desideri terreni si trasformano in illuminazione e le sofferenze di nascita e morte si trasformano in Nirvana”.

Nella tradizione Hindu Kama è il Dio del desiderio, uno degli innumerevoli dei del Pantheon induista. Il Kama Sutra è il Sutra o Libro del desiderio e non un libro sulle posizioni dell’amplesso. Bensì un profondo trattato che spiega come raggiungere l’illuminazione attraverso la soddisfazione dei desideri. Il Tantrismo è una pratica, talvolta anche molto difficile, che serve per cercare di raggiungere un’estasi profonda che unisce le persone.

La stessa parola sanscrita Yoga significa unione. Unione con l’assoluto, unione con l’universo, con gli altri, ma soprattutto con se stessi. Tutta la costruzione spirituale Hindu è basata sull’unione del Lingam, simbolo dell’organo sessuale maschile e pene del Dio Shiva, con la Yoni, simbolo dell’organo sessuale femminile e vagina di Shakti, l’energia cosmica, manifestazione femminile di Shiva. Shiva è un Dio multiforme che rappresenta molte cose, talvolta la distruzione e la morte, talvolta la rinascita, talvolta il sonno, talvolta le lacrime. Si dice che l’induismo abbia trentatré milioni di Dei. È perché per gli Hindu qualsiasi cosa è una manifestazione del divino.

Organi biologici destinati solo al godimento sono una ennesima manifestazione divina da usare con rispetto, venerazione, profondità. Culture che negano la femminilità, il godere, l’estasi, la luce che può derivare dall’unione sessuale, per vivere ogni cosa, inclusi il piacere e l’orgasmo come prodotti da consumare, per giunta di nascosto, sono probabilmente destinate ad esaurire le loro energie, come puntualmente sta accadendo. Il petrolio e le altre risorse succhiate alla terra lasciano cavità vuote, così come sono svuotate le persone che sfruttano il proprio corpo come una fonte di piacere usa e getta. Molta gente, molti giovani persino, sono costretti a bere, stordirsi, ingerire sostanze, assumere Viagra, eccitanti, narcotici e stimolanti, per poter rinnovare continuamente un piacere vacuo e incompreso nella sua profondità, perché da una parte represso e dall’altra svuotato della sua sacralità. Fame chimica, sonno chimico, orgasmo chimico, oblio chimico. Sono l’assicurazione dei narcotrafficanti di tutto il mondo, gli unici che non sentono crisi. Anzi si fregano le mani per la povertà di spirito del genere umano.

Tutto ciò potrebbe generare il sospetto che vivere con serenità e abbandono qualsiasi esigenza del proprio corpo e abbandonarsi totalmente, senzapregiudizi a qualsiasi esperienza di piacere potrebbe abbattere la dicotomia cartesiana spirito-materia. Per portare a quello che i tibetani chiamano “pace della mente e visione profonda”. Ecco perché Shiva sarebbe il Dio della Distruzione e della Rinascita e anche il Dio del Sonno. E l’unione tra Shiva e Shakti, tra materia ed energia le quali, come ci insegna la fisica quantistica, sono la stessa cosa, abbatterebbe l’apparente dualità per dare luogo alla monade assoluta: il Brahma. Là dove scompare la sensazione “io e il resto” per lasciare spazio solo più al Sé transpersonale.

Una cultura che vive con profonda consapevolezza la gioia e la sofferenza, il godere e il desiderio in assoluto abbandono e naturalezza, senza sensi di colpa e di dovere, sarebbe forse la via d’uscita dall’impasse in cui ci troviamo. Per correre una volta per tutte verso i meravigliosi paesaggi che ancora ci attendono.

*Nam-Myo-Ho-Ren-Ge-Kyo è un mantra (o un’invocazione) che, in estrema sintesi, significa: Mi affido (o mi abbandono o mi dedico) alla Legge Mistica di Causa ed Effetto dell’Universo tramite vibrazione. Ma la sua funzione e il suo significato sono estremamente articolati  e profondi.

 Mauro Villone

Hatha Yoga

HATHAYOGAPRADIPIKA 

Hatha Yoga Pradipika è un testo di Hatha Yoga ad opera di Svatmarama, un discepolo di Gorakhnath, nel XV secolo. È uno dei principali testi di Hatha Yoga, insieme a Gheranda Samhita e Shiva Samhita ed è considerato il più antico testo di Hatha Yoga che è giunto ai nostri tempi e tratta di molti temi affini alla via Tantrica, in particolare dello scambio dei fluidi d'amore.

Alcuni brani dello Hathayogapradipika hanno il potere di disciogliere come neve al sole alcuni dei luoghi comuni più in voga, prima tra tutti la infondata credenza che siano necessari un corpo ed un temperamento maschile per raggiungere la condizione di illuminato.
Nello yoga il ruolo della donna, in quanto incarnazione del Femminile, è fondamentale.
Nell'immagine sotto, proveniente dal tempio di Chidambaram, alla destra di uno Shiva danzante vediamo due dei grandi maestri dello yoga e della danza indiani, Patanjali (con la coda di serpente) e Vyagrapada (con le zampe di tigre) in un atteggiamento di devozione.
Dall'altra parte una donna. L'atteggiamento, gli abiti, la statura (superiore a quella dei due yogin) di questa incarnazione della Dea sembrano indicarcela come la maestra del gruppo. Ma lo Hatha Yoga Pradipika, se lo si studia con attenzione, è una vera e propria miniera d'oro.

Alcuni sutra della parte terza:
3.1: 
"Le teste dei naga sono il pilastro del mondo, con le sue montagne e foreste.
Allo stesso modo kundalini è il pilastro del tantra yoga"

3.99
"La donna che acquisisce abilità nella pratica sessuale, aspira contraendo i muscoli sottili della vagina, lo sperma e trattiene i propri fluidi vaginali, è una yogini"

3.100
"Nel suo corpo non andrà perduta una solo goccia di fluido femminile. nel suo corpo il suono assumerà la forma del seme"

3.101
"Lo sperma e i fluidi vaginali mescolati all'interno del suo corpo, attraverso la pratica di Vajroli  portano alla realizzazione finale"

3.102
"E' una yogini colei che risucchia il proprio fluido vaginale verso l'alto. Conosce il passato e il futuro e danza nel cielo" 
[cfr. Yoga Sutra 4,42]

3.103
"La perfezione del corpo [cfr. yoga sutra 3, 46] si ottiene con l'aspirazione dei fluidi vaginali e dello sperma. Questo yoga porta alla realizzazione anche se si gode dell'orgasmo"

Dunque per i Nath (Hatha Yoga Pradipika è testo della tradizione nath) la donna che padroneggia le tecniche sessuali e "risucchia i propri fluidi genitali verso l'alto" è una Yogini (che non è il femminile di Yogin, ma significa incarnazione della Dea) ed una danzatrice del cielo (altro nome delle Dakini).Un'altra cosa interessante è che per lo Hatha Yoga Pradipika, isvari, Shakti e kundalini sono la stessa cosa. 

Non è vero, come sostengono alcuni, che ci sono vari tipi di Yoga: lo Yoga è uno solo, cambiano i nomi:

3.104 
"La tortuosa (Kutilangi), colei che si eleva ( Kundalini), il serpente femmina (Bhujangi), la Shakti, Isvari, Kundali, Arundhati non sono altro che sinonimi" 

Nei testi indiani si trovano frequenti riferimenti allo "stupro della Vedova" e l'ignoranza, di molti, ha portato a fantasticare su pratiche sessuali stravaganti o a credere che nel tantra si permetta o addirittura si consigli la violenza sulle donne.
Niente di più sbagliato: la Vedova è Shakti e il defunto, il mahāpreta è Shiva. 
Per "stupro della Vedova" si intende una tecnica di alchimia interiore che consiste nell'IMPEDIRE A KUNDALINI DI RIDISCENDERE VERSO GLI ORGANI GENITALI DOPO LA SUA ASCESA AL CHAKRA DELL'OMBELICO IN MODO DA FARLA RISALIRE AL CHAKRA DEL CUORE.

3.109 
"Tra il Gange e lo Yamuna la giovane vedova è in ritiro. 
Bisogna possederla e stuprarla. 
Così si rivela il supremo seggio di Visnu" 

Nelle raffigurazioni tantriche, nel corpo dello yogin si dipinge spesso una spirale sotto l'ombelico e una giovane donna nuda che nuota sotto il plesso solare
Sopra all'altezza del cuore ci sono alcuni fiori di loto della tradizione tantrica (verde, giallo, blu, rosso, bianco a 32, 64, 8, 16 e 32 petali).La giovane vedova è una modificazione della Kundalini che porta all'apertura dei cakra segreti, apertura conseguente allo scioglimento del nodo del Cuore (Visnu Granti). 
Lo Hatha Yoga Pradipika mi pare molto chiaro in proposito:

3.110 

"Il Gange è Ida, Yamuna è Pingala, la giovane vedova è Kundalini"

Un altro brano molto interessante si trova nel capitolo quarto. 

राज-योगः समाधिश्छ उन्मनी छ मनोन्मनी | 

अमरत्वं लयस्तत्त्वं शून्याशून्यं परं पदम || ३ || 

अमनस्कं तथाद्वैतं निरालम्बं निरञ्जनम | 

जीवन्मुक्तिश्छ सहजा तुर्या छेत्येक-वाछकाः || ४ || 

rāja-yoghaḥ samādhiścha unmanī cha manonmanī | 

amaratvaṃ layastattvaṃ śūnyāśūnyaṃ paraṃ padam || 3 || 

amanaskaṃ tathādvaitaṃ nirālambaṃ nirañjanam | 

jīvanmuktiścha sahajā turyā chetyeka-vāchakāḥ || 4 || 

La traduzione è questa:

"Raja yoga, samadhi, estinguere il manas, andare oltre il manas, Realtà, Sunya…. stato del jivanmukta, sahaja, turiya… significano tutti la stessa cosa" 

Esiste un solo yoga e un solo Tantra.
Siamo noi che, per ignoranza o malafede creiamo differenze.

Le Antiche Sacerdotesse Sacre

LE ANTICHE SACERDOTESSE SACRE

Iniziamo questo viaggio partendo dal significato della sessualità nel mondo antico. Innanzitutto chiariamo cosa intendo io per “mondo antico“. L’antica Roma? No. L’antica Grecia? No. Gli egizi? No. Atlantide e Lemuria? Forse qui cominciamo a esserci. Quando tratto di antichità mi riferisco sempre alla “storia prima della storia”. Immaginate un’antichità indefinita, quando le società erano ancora “tradizionali”. Per “società tradizionale”, in questo contesto, intendo semplicemente una comunità dove ogni ambito della vita sociale aveva come scopo l’evoluzione interiore dell’individuo, ognuno al suo stadio. In una società del genere l’economia, la politica, la scienza, l’arte, l’educazione… non procedevano “a caso”, senza una precisa linea guida, ma avevano tutte lo scopo di permettere e mantenere vivo il rapporto fra l’uomo e Dio.
Immaginate Il Signore degli Anelli o il fumetto Conan: in quale epoca erano ambientati? Diecimila anni prima di Cristo? Trattano di personaggi e di situazioni che non sono storici, è “pre-storia”. Non preistoria, ma proprio pre-storia. Quindi dei cicli storici precedenti a quello che stiamo vivendo oggi. Sappiate che ciò che noi consideriamo storia – e che ci viene insegnata a scuola – è solo la storia dell’ultimo ciclo in ordine di tempo, quello che è iniziato nel 3000 avanti Cristo circa, quando è nata la scrittura all’interno delle prime civiltà. Ma ci sono stati altri cicli precedenti a questo. Prima dei Sumeri non c’erano gli uomini primitivi – come si ostinano a insegnarci, nonostante emergano di continuo prove archeologiche della falsità di questo assunto – ma altre civiltà evolute in maniera diversa rispetto alla nostra. La famosa Età dell’Oro concerne uno di questi cicli passati.
Vorrei proprio che entraste in quest’ottica: una civiltà completamente diversa, evoluta in modo diverso. Non dico più evoluta, semplicemente evoluta in modo diverso: un’Età dell’Oro dove tutto veniva considerato sacro. Sto parlando di sacro, non di religioso: sono due cose ben diverse. Era sacro il mangiare, era sacro l’abitare, il vivere, il respirare, quindi era sacro anche il sesso.

Prostituzione sì, ma sacra
Di questa antica civiltà immaginatene i templi, le scuole e le sacerdotesse che insegnavano, che trasmettevano quella che era la sessualità sacra di allora, facendo da iniziatrici per i più giovani. I greci la chiamavano ierà porneusis (=prostituzione sacra), che naturalmente non è da intendere nel senso deviato di oggi. È un termine che nel tempo è stato completamente stravolto, tanto che oggi ha assunto un significato scomodo, qualcosa di sporco. Porneusis era la prostituzione, ierà era il sacro. Nella società odierna questi due termini sono in antitesi, ma nell’antichità non era così: non poteva esserci sesso se non all’interno della sfera del sacro. Il sesso veniva tenuto in grande considerazione, per cui venivano insegnati i segreti inerenti la gestione di questa potente energia. Non veniva lasciato tutto al caso e all’improvvisazione come oggi. Oggi ai giovani nessuno insegna cosa è il sesso, né dal punto di vista materiale, né da quello spirituale. Sull’argomento impera l’ignoranza più totale, in maniera tale che questa energia venga mal utilizzata e dispersa e un giovane non sappia mai di avere a disposizione dentro di sé un potere enorme.

Le sacerdotesse e l’istruzione sessuale
Le sacerdotesse rivestivano questo ruolo particolarmente delicato: si occupavano di istruire alla sessualità i giovani uomini e le giovani donne. Spiegavano che il sesso è legato alla trasmissione dell’Amore e non ha niente a che fare con lo sfregamento di due parti anatomiche e con il piacere fisico che ne deriva. Si prendeva la decisione di fare sesso come noi oggi prenderemmo la decisione di andare a messa; con l’intenzione di svolgere un rituale che permette l’avvicinamento a Dio. Per questo motivo esistevano anche rituali di gruppo, quelli che noi oggi chiameremmo volgarmente “orge”, ma che non avevano niente da spartire con le orge di oggi. Nel rapporto lo scopo non era l’orgasmo, ma l’avvicinamento a Dio di entrambi i partner. Qualcosa di molto lontano dall’idea che abbiamo oggi del sesso.
“Sacro” è tutto ciò che mi permette una crescita interiore. Sacro è tutto ciò che mi permette di avvicinarmi all’Uno. Sacro è ciò che mi riporta all’Uno da cui sono originato. Perciò si poteva mangiare in un modo che contribuisse a riportare l’essere umano all’Uno, mangiare con sacralità, mangiare in modo divino. Seguendo lo stesso principio, si poteva fare anche sesso in maniera divina, perché il sesso inteso in questo modo era parte di un percorso interiore. La cosa che più si avvicina oggi a questo concetto è il tantra. Allora non si chiamava ancora tantra, solo successivamente verrà codificato per come lo conosciamo oggi. Quindi sto parlando di un periodo precedente anche all’evoluzione tantrica. Una volta i ragazzini non dovevano, come oggi, fare da sé, fare da soli.

L’energia sessuale come tramite per arrivare a toccare il Divino
Nelle epoche passate l’istruzione sessuale era molto importante, perché si conosceva bene la forza di quest’energia. È una forza potentissima, è una forza che se indirizzata nel Cuore può realmente permettere di toccare il divino. Ovviamente non tutti sono pronti per operare in questa maniera con l’energia sessuale (ne parlo nel mio libro La porta del Mago), anzi, quasi nessuno lo è; per cui se nell’epoca moderna questa energia non viene utilizzata in maniera sacra, ma viene dispersa oppure serve a dare vita a nuovi bambini, un motivo c’è. Se determinati strumenti vengono messi troppo presto nelle mani di anime che non sono pronte, queste possono danneggiare se stesse gravemente. Se a quei tempi la sessualità era sacra, ciò accadeva perché quelle anime erano pronte per gestirla. Allora c’era qualcuno che di mestiere insegnava a questi giovani come comportarsi e cosa dovevano fare anche dal punto di vista tecnico.
Ciò che oggi chiamiamo tantra è stato un riemergere di alcuni insegnamenti ancora più antichi, che si perdono nella notte dei tempi. Il tantra sottintende una filosofia di vita, ti insegna persino a toccare l’altro e a respirare; è un sistema che ti permette di raggiungere un’affettività e una condivisione tali per cui il sesso diventa la cosa meno importante del rapporto. Più entri in quella che è la vera sessualità – nella sessualità spirituale – più l’atto in sé diventa un’appendice, l’aspetto meno essenziale, sebbene presente. La penetrazione diventa l’aspetto meno importante rispetto a ciò che c’è intorno, perché quello che c’è intorno è così gratificante che alla fine non ti ricordi neanche più cosa è successo e ti chiedi: “Ma l’abbiamo veramente fatto o no?”. L’abbiamo fatto, ma abbiamo vissuto tante di quelle cose che il momento dello sfregamento degli organi sessuali è passato in secondo piano. Nel tantra c’è questo, nella sessualità sacra anche. Ed è ciò che veniva insegnato a quei tempi dalle sacerdotesse del sesso.

Salvatore Brizzi

L’uomo risvegliato è un uomo normale

L'uomo risvegliato è un uomo normale ovvero e' un Uomo Tantrico

(riprendiamo questo articolo perche' ha forti assonanze con la visione tantrica)

Nel dizionario tecnico-etimologico-filologico di Marco Aurelio Marchi, tomo I (anno di pubblicazione 1828) alla voce Crisopea è riportato: “Arte rovinosa e mendace con cui si ebbe la vana lusinga di convertire tutti i metalli in oro, più comunemente chiamata Alchimia”.


Crisopea letteralmente significa “fabbricare l’oro” e di norma è un termine utilizzato come sinonimo di Pietra Filosofale o addirittura dello stesso nome Alchimia, anche se impropriamente.

Che sia fatto a bell’apposta o meno, non lo so, fatto sta che sembra proprio una materia riservata a pochi, pochissimi intellettuali iniziati alle cose occulte, capaci di comprendere termini astrusi e di svolgere esercizi extra-ordinari. Invece non è così, o almeno, non lo è per voi, se state leggendo un articolo che inizia con una citazione del genere e siete già arrivati al terzo paragrafo senza ancora perdere sangue dal naso.

Voglio sia chiaro che il cosiddetto Risveglio – ciò a cui fa riferimento la corrente più metafisica dell’Alchimia – è la condizione naturale di un essere umano normale. Io vi elenco le caratteristiche dell’uomo risvegliato – che corrisponde all’uomo nr. 5 nel sistema della Quarta Via – e ditemi voi se sono gli attributi di un superuomo oppure di un individuo che svolge tranquillamente le sue funzioni di essere umano.

Caratteristiche dell’essere umano risvegliato:
1)    Non sente più una voce nella testa che gli dice continuamente cosa deve fare.
2)    La sua mente è silenziosa mentre passeggia o fa la doccia o guida l’automobile. In lui il sottofondo di pensieri vorticanti che balzano da un argomento all’altro senza alcun criterio è cessato.
3)    È sempre “presente a se stesso”, ossia non è mai distratto, ma si sente consapevole dentro il suo corpo di ogni azione che compie o di ogni parola che dice istante dopo istante.
4)    Non si sente giudicato dagli altri e quindi non giudica gli altri. Se qualcuno lo insulta o commette uno sgarbo nei suoi confronti lui non si offende, cioè l’insulto lo attraversa da parte a parte senza incontrare alcuna resistenza. Se non trattiene nulla, allora non si verifica attrito dentro di lui e dunque non c’è sofferenza.

5)    Non si lamenta. Questo significa che distingue fra ciò che gli va bene e ciò che non gli va bene, a volte dice sì e a volte dice no, ma dentro di sé non prova mai disappunto o fastidio. Non percepisce alcun evento come sbagliato in sé.

6)    Vive nel qui-e-ora. Dal momento che la sua mente è silenziosa non produce pensieri riguardo il passato o il futuro, non vive nei ricordi del passato o nelle fantasie verso il futuro, cioè paure, ansie o semplici fantasticherie. Il tempo psicologico collassa lasciando spazio a un eterno presente.
7)    Ha il Cuore aperto. Ama ciò che gli succede e le persone che incontra (anche se, per ovvi motivi, lo comunica apertamente solo a un’esigua percentuale di costoro).
8)    È sereno. Non vive di paure e affanni perché ovunque si trovi si sente sempre a casa, protetto, al sicuro, in quanto non esce mai dalla sua coscienza e qualunque cosa gli possa accadere accade solo perché lui inconsciamente la crea e gli è utile per la sua evoluzione come anima.
9)    Parla e agisce in considerazione esterna. Questo significa che sia in pubblico che in privato si muove sempre in funzione di ciò che è più utile per chi gli sta intorno, che sia un pubblico, il partner o i suoi figli. Non lo fa in maniera calcolata, ma semplicemente il suo nuovo stato fa sì che il suo comportamento non tenga più in conto la gratificazione del suo ego (non racconta più le cose per far vedere quanto vale) ma unicamente l’evoluzione di chi lo circonda e di lui stesso.

Adesso ditemi se un essere del genere è un supereroe oppure la rappresentazione di come dovrebbe essere un qualunque uomo senza patologie che incontriamo per strada e che conduce una vita appena normale. Eppure questo è il risultato di quell’Arte Sacra chiamata Alchimia e che è sempre stata riservata a studiosi di un certo calibro. Certo, durante il percorso che vi porta a conseguire queste caratteristiche, la vostra vibrazione cambia ogni giorno e si verificano alcuni effetti collaterali: per esempio il vostro Magnetismo s’incrementa e acquisite sempre più carisma. Chi vi sta accanto percepisce – anche se inconsciamente – che siete in qualche modo speciali. Il non-giudizio rende più serene le persone che avete intorno, perché non devono stare continuamente sul chi va là. Il Cuore aperto vi rende irresistibili. Il fatto di vivere fuori dal tempo, nel qui-e-ora, vi rende affascinanti.

Tali sono i risultati di quest’“arte rovinosa e mendace”. Vale la pena gettarvisi. E un ottimo modo per operare consiste nel partire dai nove punti sopra elencati e lavorare su ognuno di essi; ossia utilizzare astutamente i risultati finali come tracce sicure per mettersi sul Cammino. Buon lavoro.

Salvatore Brizzi

NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)

Tantrismo: via spirituale dopo il 2012

Conferenza di Bernard Rouch ci parla del 2012 e del Tantrismo.

http://www.youtube.com/watch?v=oAGqt2cUCD4

Nel calendario Maya come quello Atzeco, troviamo gli stessi simboli. 
Al centro del calendario Atzeco la testa con la lingua di fuori significa dire la verità, essere nel vero. 

Nelle culture antiche il tempo non era lineare, così come è concepito in Occidente, ma circolare: esso si svolge all'interno di cicli che si ripetono avvolti in maniera spiraliforme. Ogni volta il ciclo ricomincia ma con una consapevolezza diversa.

I Maya affermano che quando giungerà la fine del tempo, scenderà Bolon Yokte. Bolon Yokte è il dio della guerra, il dio della divisione necessaria per permettere il germogliare dell'unione, oltre ogni maschera, nella verità.

In Egitto si dice che la dea Sekhmet scenderà nei tempi della fine. Si tratta di una figura femminile con la testa da leone: rappresenta i nostri impulsi primari, istintivi, la parte considerata oscura che non sempre vogliamo vedere. E' la parte che crea malattie e guerre, per mettere in evidenza le guerre interiori.
Sekhmet ci fa accorgere che siamo in guerra contro un aspetto di noi che non vogliamo riconoscere, perché abbiamo paura di lasciarlo emergere. 
Sekhmet, come Bolon Yokte, semina la divisione… per favorire l'unità.

In India la dea Kali ci dice che quando siamo in contatto con la parte profonda dentro di noi, quella oscura che ci fa arrabbiare o dove scorre la nostra irruenza, allora siamo veri e coerenti, siamo noi stessi. Non ci sono più maschere né falsità, né guerre dentro di noi.

Kali è la nostra parte che va in crisi, rappresenta i "momenti di basso". 
I momenti difficili sono le più grandi opportunità per crescere… Cresciamo di più affrontando e guardando i nostri lati oscuri, che vedendo solo le nostre qualità…

Tantrismo è ricollegarsi con la parte più irruente, naturale ma anche sana, quella che riesce a dire le cose come stanno.

La dea Sekhmet è la Sfinge invertita: chi ha maturato e accettato Sekhmet diventa come la sfinge: accetta e accoglie la forza animale dentro di sé, ma rimane con la testa sopra.

Molte cose che accadranno all'umanità, stanno già accadendo su di noi come individui, adesso. Noi stiamo già vivendo i cambiamenti futuri su di noi. Non ci sarà una distruzione fisica ma la presenza di un fuoco diverso... dentro di noi.

Si tratta di accettare di ritrovare il nostro fuoco interiore e uscire dalla sonnolenza, dal "dormire dell'anima". 

La data del 2012 probabilmente non rappresenta la fine effettiva del calendario, a causa di probabili aggiustamenti che si sono verificati nel corso dei secoli, tuttavia è certamente un momento di preparazione.

Dobbiamo osare guardare oltre le maschere, e poi tagliare i rami secchi: accettare di morire un po' a quello che pensiamo di essere.
Kali, Sekmeth… hanno il meccanismo del rinnovamento: non c'è certezza assoluta: l'unica certezza è che tutto cambia… occorre avere il dubbio sano che ci porta a rimetterci in discussione e a predisporci a nuove nascite.

Il nostro miglior insegnante che ci aiuta a guardare dentro di noi è la coppia, la relazione con l'altro.
La coppia tira fuori gli aspetti nascosti di noi, ma dobbiamo recuperare prima di tutto la coppia interiore: non è l'altro che dobbiamo integrare ma un altro "me stesso", che dobbiamo imparare ad amare davvero per trovare la via dell'unione… 

Il tantrico usa gli aspetti che normalmente fanno cadere l'uomo, per farlo risalire. Ossia è una persona capace di accettare gli ostacoli come una crescita.

Il 2012 ci chiede di affrontare il gallo, il serpente e il cinghiale.

Gallo: rappresentano l'orgoglio spirituale, il fare tutto in un modo assoluto decidendo che sia Verità.
Serpente: rappresenta gli arrangiamenti, i "comfort", il "lasciar stare" per sicurezza, per pigrizia, perché "tanto non cambia niente", perché "mi conviene", perché "non si sa mai"… è il lavoro sbagliato e che ci annoia, ma che continuiamo a praticare perché mi dà la certezza di pagare le vacanze…
Cinghiale: è l'ignoranza, la mancanza di curiosità, il chiudersi in sé senza scoprire né cercare il sapere, il lasciar stare perché "tanto i problemi si risolvono da soli".

Dietro l'aspetto che in apparenza è ombra, c'è la nostra più grande forza… ma abbiamo paura di essere forti…

Bernard Rouch

TANTRA , Il matrimonio interiore

TANTRA, IL MATRIMONIO INTERIORE

A differenza di quello che molti occidentali credono, la via del Tantra è ben più che una stravagante ginnastica sessuale. Il Tantra, accettando l’essere umano in tutte le sue espressioni, ritiene che la sessualità rappresenti un importante strumento di crescita spirituale e come tale considera il sesso un punto di partenza, e non di arrivo.
Molte persone si avvicinano al Tantra pensando di affidarsi ad una tecnica esotica che risolva i loro problemi sessuali. In realtà, questa disciplina è un’antica scienza spirituale e viene praticata con il fine di espandere la consapevolezza di sé. Le pratiche sessuali costituiscono solo una piccola parte di questa dottrina, basata più in generale sull’atteggiamento di accettazione della vita in ogni suo aspetto, e che usufruisce di strumenti quali la meditazione, la concentrazione, la pulizia del corpo e la pratica delle asana o posture yoga. La sessualità, essendo tuttavia una delle esperienze più importanti e decisive per un essere umano, è considerata parte integrante nella crescita personale e spirituale di un individuo.

Le origini del Tantra risalgono al 2000 a.c. circa, quando il popolo degli Harappei si insinuò nella valle degli Indù. La società degli Harappei era caratterizzata da un notevole benessere e da un forte interesse per le arti. Era di tipo matriarcale e la sua religione era strettamente connessa con il corpo, il piacere e la sessualità. Tra il X e il XII secolo dopo Cristo, il Tantra visse un periodo di grande fioritura nel Nord dell'India ma fu in seguito soppresso con il prevalere della religione islamica. 
Tuttavia sopravvisse, ed espressioni seguenti si ebbero in Cina, con la scuola taoista, ed in Tibet, dove si sposò con il buddismo, dando origine alla via del “Tantra Rosso”. Col passare dei secoli, alcune scuole si limitarono a studiare l’unione tra il maschile ed il femminile solo sul piano energetico, dando vita al cosiddetto “Tantra bianco” che respinge l’esperienza connessa con le energie fisiche. Oggigiorno, con l’emancipazione della donna in Occidente, si è preparato il terreno per la riscoperta dell’unione del piacere con la spiritualità.

Il termine Tantra è composto dalla radice sanscrita “Tan” che richiama l’immagine della tela che viene distesa nel telaio e più in generale l’azione dell’espandere, e dal suffisso “Tra” che significa liberazione. Nella parola, è inoltre compresa la radice acustica “Ta” che indica i legami dell’ignoranza e dell’oscurità. Letteralmente, “Tantra”significa “espandere la coscienza per liberare dai legami dell’oscurità”. E l’oscurità non va rinnegata, semmai trascesa. Si pensi al fiore di loto, che trae nutrimento dal fango; anche la crescita spirituale dell’uomo inizia dal corpo e dalla sua energia sessuale. Vediamo meglio come. 
Nel corpo risiedono le emozioni e, non a caso, un rapporto consapevole con le esigenze del proprio corpo è realmente possibile quando si è in grado di percepire gli stati emotivi più profondi, e viceversa. La via del Tantra esorta quindi ad affrontare le maschere emotive che abbiamo indossato per fuggire dai nostri mostri interiori, e che inevitabilmente interferiscono nella comunicazione con il partner. L’energia sessuale viene allora liberata da proiezioni o ideali forzati, per lasciare spazio all’accettazione di quello che siamo veramente, con le nostre paure, i sentimenti, i desideri e i bisogni più intimi. 

È necessario essere estremamente onesti verso le proprie dinamiche interiori, e non tutti sono disposti a denudarsi in una simile maniera. Niente a che vedere, insomma, con l’intento di assumere il controllo delle proprie prestazioni sessuali, anche se ciò accade come effetto secondario, dovuto ad una maggiore conoscenza di sé stessi.
Un altro aspetto importante è la capacità di provare piacere, non di rado inquinata da fattori culturali e/o personali. Occorre prendere coscienza di come si tende, spesso automaticamente, a ridurre o boicottare il piacere. Alcuni praticanti trovano sconcertante realizzare che ciò che chiamano “sesso” è in realtà solo una minima parte di quello che il sesso può essere: uno spazio interiore eppure allo stesso tempo immenso, nel quale è possibile abbandonarsi a nuove forme di piacere e di comunicazione con l’amato.
Nel Tantra, l’incontro con il partner stimola l’energia sessuale, chiamata kundalini, ad espandersi e a salire lungo i chakra, "centri energetici" del corpo. Nel contempo, l’atteggiamento meditativo – cioè di osservazione, presenza e comprensione – consente all’energia dei piani spirituali di discendere nel corpo stesso. Pertanto, le due energie, legate rispettivamente alla terra ed al cielo, si incontrano all’interno dell’essere umano (all’altezza del centro vitale corrispondente al cuore) e si dice che l’uomo fa esperienza dentro di sé della propria “donna interiore”, e la donna del proprio “uomo interiore”. Un’esperienza di fusione, questa, che trascende l’ordinario stato di separazione in cui vive l’essere umano. 
Ecco quindi che il partner esterno diventa uno specchio che permette di vivere il matrimonio interiore, appena descritto. Tale condizione predispone ad incontrare il proprio compagno senza proiezioni, filtri o maschere, e ad amarsi l'un l'altro in uno spazio meditativo, dove reciprocamente ci si aiuta a raggiungere una condizione estatica.

Per il Tantra, l’estasi viene raggiunta esplorando tutti gli aspetti del piacere dell’orgasmo. Infatti, l’estasi stessa è considerata come un orgasmo più grande, un’esperienza in cui i limiti di tempo e spazio vengono meno. Uno stato, ossia, che coinvolge pienamente tutte le espressioni del nostro essere sul piano fisico, mentale ed energetico, e grazie al quale acquisiamo consapevolezza e beatitudine. Come l’albero protende i suoi rami verso l’alto grazie alla forza delle radici, così l’uomo può dunque crescere verso il Cielo, se radicato nel corpo.
Ancora oggi, il Tantra appare profondamente rivoluzionario. Forse, proprio perché è così antico che non può invecchiare. Non è una filosofia di cui discutere, non è un problema da risolvere bensì un “mistero da vivere” e uno “spazio in cui esistere”, come indicò il filosofo e maestro Indiano Osho. Il Tantra esorta a sperimentare totalmente ed in prima persona il flusso della vita, ed in questo non lascia spazio ad intermediari: si fida profondamente della natura umana e di tutti i suoi aspetti.

Camilla Ripani – Nonsoloanima.tv

Vigyan Bhairav Tantra

Non prendere l’atto sessuale come un modo per arrivare da qualche parte. Non prenderlo come un mezzo: è fine a se stesso. Non ha scopo, non è un mezzo. In secondo luogo, non pensare al futuro; rimani nel presente.

A se non riesci a rimanere nel presente nella parte iniziale dell’atto sessuale, allora non riuscirai mai a stare nel presente, perchè la natura stessa dell’atto è tale che sei letteralmente catapultato nel presente.

Rimani nel presente. Godi dell’incontro di due corpi, di due anime che fluiscono l’una nell’altra, che si fondono l’una nell’altra. Dimentica che stai andando da qualche parte. Rimani nel momento senza andare in nessun luogo e sciogliti.

Il calore, l’amore dovrebbero diventare una situazione che permetta a due persone di fondersi l’una nell’altra. Ecco perchè, se non c’è amore, l’atto sessuale è un atto frettoloso. Stai usando l’altro, l’altro è solo un mezzo. E l’altro sta usando te. Vi state sfruttando reciprocamente invece di sciogliervi l’uno nell’altro. Con l’amore, è possibile fondersi l’uno nell’altro e questa fusione iniziale permetterà molte nuove intuizioni.

Se non hai fretta di concludere l’atto, a poco a poco esso diventerà sempre meno sessuale e sempre più spirituale. Anche gli organi sessuali si fondono l’uno nell’altro. Avviene una comunione profonda, silenziosa tra due energie corporee e poi è possibile restare insieme per ore.

Con il trascorrere del tempo questo stare insieme diventa sempre più profondo. Ma non pensare. Rimani con il momento, in profonda fusione. Diventa un’estasi, un samadhi, una coscienza cosmica. E se riesci a fare questo, se puoi sentire e realizzare questo, la tua mente sessuale diventerà non-sessuale.

Vigyan Bhairav Tantra, Vol 1

E la differenza è sempre complementare. Qualsiasi cosa sia positiva nel corpo maschile, sarà negativa in quello femminile; e qualsiasi cosa sia positiva nel corpo femminile, sarà negativa nel corpo maschile. Ecco perchè, quando si incontrano in un orgasmo profondo, diventano un unico organismo. Il positivo incontra il negativo, il negativo incontra il positivo ed entrambi diventano un’unica cosa – un cerchio di elettricità.
Questo è il motivo per cui il sesso attira tanto. Questa attrazione non accade perchè l’uomo è un peccatore o un immorale, non accade perchè il mondo moderno è diventato così licenzioso, non accade a causa dei film e della letteratura osceni – si tratta di qualcosa di radicato molto profondamente, di molto cosmico.
L’attrazione è perchè sia l’uomo sia la donna sono la metà di un circuito, e c’è una tendenza insita nell’esistenza a trascendere qualsiasi cosa sia incompleta affinchè diventi completa. Questa è una delle leggi fondamentali – la tendenza al completamento. Ogni volta che senti che manca qualcosa, provi il desiderio di riempire la parte mancante, di completarla. La natura aborrisce l’incompletezza, qualsiasi tipo di incompletezza. L’uomo è incompleto, la donna è incompleta ed essi possono avere solo un momento di completezza – quando i loro circuiti elettrici diventano un’unica cosa, quando i due si dissolvono.
Quando dico che un uomo e una donna sono due controparti di un unico insieme, intendo dire che sono complementari. E la complementarietà è possibile solo quando i loro poli opposti si incontrano. Osservate la questione in questo modo: nel corpo femminile la vagina è il polo negativo e il seno quello positivo. Questa è la linea magnetica: il polo positivo vicino al seno, il polo negativo vicino alla vagina. Per l’uomo il polo negativo è al petto e quello positivo al pene.

Così, quando il petto maschile e il seno femminile si incontrano, il negativo e il positivo si incontrano; e quando i centri sessuali si incontrano nel coito, il negativo e il positivo si incontrano. Ora entrambe le linee magnetiche si incontrano ai poli opposti, ora si crea un cerchio – l’energia può fluire, l’energia si può muovere. Ma questo cerchio si verificherà solo quando un uomo e una donna sono in amore. Se non lo sono, allora saranno soltanto i loro centri sessuali ad incontrarsi – si incontreranno solo un polo positivo e un polo negativo. Ci sarà scambio di energia, ma lineare. Non si può creare un cerchio. Ecco perchè, senza amore, non ti sentirai mai soddisfatto.
Quando i due poli dell’uomo e della donna si incontrano, quello negativo è nella parte superiore del corpo dell’uomo e il positivo nella parte inferiore, mentre nella donna la parte inferiore è negativa e quella superiore positiva. Questi due poli di carica positiva e negativa si incontrano e si crea un cerchio. Questo cerchio dà beatitudine, ma accade raramente. In un atto sessuale ordinario il cerchio non accade – ecco perchè ci si sente così attratti dal sesso ma lo si ripugna anche. Se ne ha tanta voglia, tanto bisogno, lo si desidera così tanto, ma quando viene dato, quando è lì, ci si sente frustrati: non accade niente.

E’ necessario infatti che entrambi i corpi siano molto rilassati e aperti l’uno verso l’altro, senza alcuna paura, alcuna resistenza. Allora il lasciarsi andare è così completo che le elettricità possono fondersi e incontrarsi, diventando un cerchio.
Poi accade un fenomeno molto strano… Il Tantra ne parla, ma probabilmente voi non ne avete mai sentito parlare. Si tratta di un fenomeno molto strano. Quando due amanti si incontrano veramente e diventano un cerchio, allora si verifica un movimento rapido. Per un momento, l’amante diventa l’amato e l’amato diventa l’amante e il momento successivo l’amante è di nuovo l’amante e l’amato è l’amato. Per un momento l’uomo diventa la donna, per un momento la donna diventa l’uomo – perchè l’energia si muove, è diventata un cerchio.
Accadrà quindi che l’uomo sarà attivo per alcuni minuti e poi si rilasserà e la donna diventerà attiva. Questo significa che ora l’energia maschile è passata al corpo femminile e lei agirà, mentre l’uomo rimarrà passivo. E questo continuerà ad accadere. Di solito si è uomo, si è donna.

Nell’amore profondo, nell’orgasmo profondo, accadrà che per alcuni momenti l’uomo diventerà donna e la donna uomo. Sarà sentito, sarà assolutamente sentito e riconosciuto che la passività si sposta dall’uno all’altro.

Nella vita c’è un ritmo; in ogni cosa c’è un ritmo. Quando tiri un respiro, il respiro entra – poi, per alcuni secondi si ferma, non c’è movimento. Poi si muove di nuovo, esce – e poi ecco di nuovo una pausa, un intervallo, nessun movimento. Movimento, nessun movimento, movimento. Quando il cuore batte, c’è un battito, pausa, un altro battito, pausa. Il battito rappresenta il maschile, il non-battito il femminile.

La vita è ritmo. Quando due persone, un uomo e una donna, si incontrano, si forma un cerchio: ci saranno pause per entrambi. Tu sarai una donna e improvvisamente ci sarà una pausa e non sarai più donna, sei diventata uomo. Sarai uomo e donna e uomo. Quando percepirai queste pause, potrai sentire che hai raggiunto un cerchio. Questo cerchio è rappresentato nel simbolo di Shiva – il shiva-linga. Questo cerchio è rappresentato dallo yoni di Devi e dal linga di Shiva. E’ uno dei fenomeni culmine dell’incontro di due energie alte.


Vigyan Bhairav Tantra, vol 11

Dakini – Le Danzatrici del Cielo

 

La Dakini è una figura di divinità femminile diffusa sia nell'Induismo che nel buddismo.

Nel mondo Indu, la Dakini è associata alla Dea Kali, in genere nella forma di demone femminile che la assiste, e a Kali rimandiamo per la sua trattazione. Parleremo qui invece della Dakini in ambito buddista.

Dakini è una traduzione della parola tibetana "khandro", che letteralmente significa "colei che va in cielo", o "colei che si muove nel cielo".
In termini più poetici, Ella è detta "la Danzatrice del Cielo" e per tale appellativo è stata assimilata qui in occidente alle figure celesti angeliche.
Colei che danza nel cielo, che è libera, libera grazie all'aver superato gli ostacoli e i limiti della mente comune.
Le Dakini – perchè Dakini in realtà è plurale, una pluralità di Dee, una pluralità di forme della Dakini, incarnazione del femminile divino – sono diverse fra loro come possono esserlo le singole fiamme dell'unico fuoco che nell'iconografia la circonda. Sono la conoscenza e il potere magico.
Come aiuti spirituali, sono in grado di risvegliarele forze dormienti che giaciono nel profondo.
Le Dakini hanno la natura del fuoco e dell'acqua: sono il fuoco della conoscenza che disperde l'illusione e sono forme fluide, in grado di sciogliere le parti di noi che si sono irrigidite.

In generale, la dakini rappresenta il flusso sempre mutevole di energia su cui chi pratica la meditazione deve lavorare per arrivare alla realizzazione. Può assumere sembianze umane, apparire come una Dea – pacifica o aggressiva – o essere percepita semplicemente come l’eterna manifestazione dell’energia nel mondo fenomenico.

La dakini è probabilmente la più importante manifestazione del principio femminile nel buddhismo tibetano.
Secondo l'insegnamento tibetano, il principio femminile si compone di due aspetti principali: la Madre e la Dakini.
In quanto principio femminile, questi due aspetti liberano la mente del praticante dagli schemi abituali teorici e li portano nel campo dell' esperienza immediata del mondo dei fenomeni .
L'aspetto della dakini è direttamente legato al primo aspetto del principio femminile, il principio materno, che rappresenta la purezza non-nata della madre di tutti i fenomeni, ma lo coniuga anche con la potenza del discorso logico.  Molte donne illuminate della tradizione buddista tibetana sono state riconosciute come incarnazioni di una dakini. Spesso esse avevano, della dakini, il potere oracolare. Per lo più tali donne mostrano una predilezione per l'abitare solitarie in una caverna, luogo del femminile archetipico.

La dakini è rappresentata per lo più in forma di donna nuda o seminuda, in posa danzante o attiva (colei che si muove, che danza , abbiamo detto), con un numero variabile di braccia.
E' in genere inserita in un cerchio di fuoco, di fiamme. Ha spesso una collana di teschi e/o decorazioni di teschi. Può avere unghie simili ad artigli.
Tre sono gli oggetti principali che di solito appaiono nella rappresentazione della dakini: il coltello uncinato (kattari), il bastone con il tridente (katvanga), e la coppa-teschio colma di sangue (kapala).

Il coltello uncinato a mezzaluna della dakini (che la associa all'astro lunare), con il manico a vajra, nell'interpretazione tibetana fa uscire dalla sofferenza, taglia a pezzi il sé centrato nell'io ed è guidato dalla chiarezza adamantina della conoscenza.

Il katvanga, il bastone, rappresenta il consorte segreto maschile della dakini. Tenendo il katvanga la dakini dimostra di aver incorporato il principio maschile dentro di lei e che questa energia è a sua disposizione. Grazie a questo bastone ha il potere di stare da sola, da cui la predisposizione all'autonomia e all'isolamento delle dakini incarnate.

La dakini che tiene il bastone, come suo consorte, può essere fonte d'ispirazione per la donna nella nostra cultura, dove non sono comuni immagini di questo tipo del principio femminile con cui identificarci. È evidente che la nostra cultura ha dissuaso la donna dall'affermare la propria potenza femminile. La donna non è incoraggiata a considerare le sue asserzioni e la sua ira in modo positivo, mentre per secoli è stato trasmesso che è bene che il femminile sia docile e mai minaccioso.

Più in generale, se consideriamo la dakini quale principio femminile come sottile flusso di energia che attraversa tutto il mondo fenomenico e quindi in primo luogo la natura, quando qualcuno si comporta in modo da disturbare l'energia della terra, anche il principio della dakini sarà offeso, e ciò porterà malattie, carestie e guerre. Anche in questo caso la dakini si manifesterà nella sua energia irata.

Al di là dell'iconografia cui fa riferimento la meditazione formale sulla dakini, c'è la spontanea manifestazione della dakini nella vita di tutti i giorni, l'incarnazione della dakini. Nelle biografie delle dakini e nelle storie dei grandi santi del Tibet, la dakini appare in momenti particolari. Tali incontri si rivelano spesso come una sfida sottile e penetrante al praticante concettualmente fissato. Si possono manifestare attraverso una dakini umana, attraverso un sogno o una visione simile al miraggio, che svanisce dopo che il messaggio è stato comunicato.  Questi incontri hanno spesso una qualità concreta, pratica e penetrante, che è tagliente e terrificante. Attraverso il contatto con la dakini si aprono le facoltà dell' intuito e si manifesta la conoscenza; se tali energie non vengono rese attive, la pratica rimane qualcosa di amorfo e intellettuale.

Le dakini si manifestano in questi momenti particolari con volti diversi, fra i quali spiccano due aspetti, che ci ricordano le innumerevoli dee dal duplice volto, quello luminoso e quello oscuro, quello diurno e quello notturno, delle tradizioni mediterranee e nordeuropee.

La dakini può giungere con l'apparenza della giovinetta scherzosa:
La dakini crea anche un senso di vicinanza e gaiezza scherzosa che può rivelarsi terrificante. Come afferma Trungpa Rinpoce:
La giovinetta scherzosa è sempre presente. Ti ama e ti odia. Senza di lei la vita sarebbe una noia continua. Ma continuamente ti gioca scherzi. Quando vuoi liberarti di lei si aggrappa. Liberarti di lei significa liberarti del tuo stesso corpo, tanto ti è vicina.
Nella letteratura tantrica si parla del principio della dakini. Alla dakini piace scherzare: gioca d'azzardo con la tua vita.

Altre volte la dakini giunge al saggio in meditazione con l'apparenza della vecchia megera:
Nella vita di Naropa si narra di un incontro che egli ebbe con una dakini nelle sembianze di una donna vecchia e brutta.
Era una vecchia con 37 elementi di bruttezza: gli occhi erano rossi e profondamente incavati; i capelli colore rosso giallastro e scarmigliati; la fronte larga e sporgente; il viso aveva molte rughe ed era raggrinzito; le orecchie lunghe e pesanti; il naso storto e infiammato; aveva una barba gialla striata di bianco; la bocca storta e aperta; i denti rivolti in dentro e marci; la lingua faceva movimenti di masticazione e inumidiva le labbra; fischiava quando sbadigliava; piangeva e le lacrime le scorrevano giù per le guance; rabbrividiva e ansimava per riprendere fiato; la sua carnagione era di colore azzurro scuro; la pelle ruvida e spessa; il corpo curvo e obliquo; il collo piegato. Era gobba ed essendo zoppa, si appoggiava a un bastone.
"Che cosa stai facendo ?" disse la vecchia a Naropa. "Studio i libri della grammatica, l'epistemologia, i precetti spirituali e la logica".
"Li capisci?". "Si". " Capisci le parole o il senso?". "Le parole ".
La vecchia fu deliziata da quella risposta, si scuoteva dal ridere e cominciò a danzare brandendo in aria il bastone. Pensando che avrebbe potuto sentirsi ancor più felice, Naropa aggiunse: "Capisco anche il senso".
Ma allora la donna prese a piangere e a tremare e buttò in terra il bastone. "Come mai eri felice quando ho detto che capivo le parole, ma ti sei rattristata quando ho aggiunto che capivo anche il senso?". "Mi sono sentita felice perchè tu, che sei un grande dotto, non hai mentito e hai ammesso francamente di capire soltanto le parole. Ma mi sono sentita·triste quando hai mentito affermando di capire il senso, che tu non capisci".
"Allora chi capisce il senso?". "Mio fratello Tilopa". " Presentami dunque a lui, dovunque egli possa essere". "Vai tu da solo, fagli i tuoi omaggi e pregalo di farti arrivare ad afferrare il senso".
Con queste parole la vecchia scomparve come un arcobaleno nel cielo.
Questa visione scosse Naropa poiché la dakini gli aveva rivelato senza misericordia che, solo con una conoscenza analitica, non si raggiunge il cuore dell'argomento. Tutto quello che Naropa aveva trascurato e mancato di sviluppare gli fu rivelato dalla dakini nelle sembianze della megera vecchia e brutta.

Le dakini trasmettono direttamente attraverso l'esperienza di vita, anziché tramite complicate disquisizioni filosofiche. Per questa ragione la dakini è in relazione agli insegnamenti tantrici che hanno a che fare direttamente con l'energia del corpo, della voce e della mente, piuttosto che con gli insegnamenti sutrici più intellettuali.

La dakini è la divinità che incarna della saggezza, il potere di chiarezza indistruttibile, in quanto essenza di ogni esperienza.
Essa non è più puro spazio (quello spazio che rappresenta la madre) , ma l'ardente energia del risveglio che proviene dalla saggezza della purezza.

La dakini nella tradizione buddhista ha subito una trasformazione che l'ha resa diversa dalla sua omonima induista, con la quale, abbiamo visto, condivide parte dell'iconografia, una trasformazione che la rende colei che si pone all'interno della concettualità, dell'egocentrismo, della mente limitata e consuma l'illusione con un ardore che conferma il suo indistruttibile risveglio.

Personifica il carattere sacro inerente e tutti i fenomeni, a ciò che appare, ha ciò che si manifesta, e ha il potere di ricordarlo alla mente del praticante.

L'essenza della dakini è espressa nel suo essere "Colei che danza nel cielo". Come il cielo essa è l'essenza dello spazio infinito; la sua manifestazione è dinamica: qualcuno che è in movimento, che danza o che cammina.
Essa è quindi la manifestazione dinamica della saggezza, la purezza non-nata che appare in tutte le esperienze.
Le sue qualità penetranti ci ricordano la purezza fondamentale e il potere dell' esperienza ordinaria.

Il ruolo fondamentale della dakini è quello di essere guardiana delle istruzioni orali e degli insegnamenti esoterici.
Le dakini sono le ispiratrici della trasmissione dal maestro al discepolo e ne proteggono l'integrità attraverso le loro qualità irate.
In questa trasmissione orale, chiamata Lignaggio mormorato, è essenziale che questi potenti insegnamenti personali siano trasmessi sotto buoni auspici.

Per questi motivi le dakini garantiscono che:

gli insegnamenti siano concessi in un ambiente appropriato;
l'insegnante sia un guru qualificato;
i discepoli abbiano devozione e rispetto;
i tempi siano maturi;
che gli insegnamenti siano appropriati nel contenuto e nella forma alla situazione nel suo insieme.

Quando queste condizioni sono unite all'intensa devozione, le dakini sostengono l'insegnamento e vengono invocate e venerate dal guru e dal discepolo. Milarepa, a proposito delle istruzioni orali, disse: gli insegnamenti del lignaggio mormorato sono il soffio della dakini.

Nel caso dei terma, o tesori d'insegnamenti nascosti, la tradizione tibetana racconta che Padmasambhava confidò alle dakini insegnamenti scelti, celati e dissimulati per una scoperta e una propagazione futura.
Il segreto di questi insegnamenti venne protetto dal codice segreto delle dakini, nel quale erano trascritti, per essere rivelato quando fosse giunto il momento opportuno. I testi sono di fatto incomprensibili per chi non ha ricevuto la trasmissione spirituale che permette di decifrarli.
Nelle circostanze e nell'ambiente adatto, il codice delle dakini risveglierà la trasmissione nella mente del praticante perspicace e gli insegnamenti diverranno immediatamente comprensibili.

In quanto guardiane dell'integrità degli insegnamenti, le dakini sono la manifestazione dell'essenza della mente della saggezza dei buddha: esse garantiscono che il giusto significato sia trasmesso, con tutto il potere e l'intensità che ne caratterizzano la sua autenticità. Per questa ragione, all'assemblea delle dakini viene chiesto di di aprire le porte della saggezza della mente.

Qualche volta la dakini si manifesta come guida spirituale o come maestro e insegna in molti modi. Secondo le biografie tradizionali, molto spesso la dakini sostiene e benefica lo yogi o la yogini scoraggiati; qualche altra volta si manifesta, invece, per mettere alla prova il praticante sulla sua reale motivazione.
Può ricorrere a dei metodi molto impressionanti e non convenzionali per istruire lo yogi o la yogini, creando un caos che mette in luce le rimozioni e le zone d'ombra, provocando un immenso dolore, così come una immensa chiarezza.
Nel celebre aneddoto del mahasiddha Naropa che abbiamo raccontato, la dakini gli appare sotto l'aspetto di un'orribile megera che lo sbeffeggia in quanto, sebbene erudito, non ha compreso il vero significato degli insegnamenti e gli suggerisce di trovarsi un guru qualificato come maestro.

Come maestra/consorte, la dakini ha la capacità di unire lo yogi e la sua natura più intima, in una maniera molto diretta e potente. L'unione con la consorte, risveglia nello yogi realmente pronto, l'esperienza della natura vajra che taglia le interferenze sul cammino.. Con un addestramento adeguato, la sessualità diventa uno strumento potente di liberazione dei canali fisici sottili e crea la via reale per l'illuminazione ultima.
Durante il suo terzo viaggio in India, Marpa il traduttore fu inviato da Naropa presso Vajrayogini, chiamata "consorte co-emergente", per ricevere conferma sulla sua comprensione degli insegnamenti. Quando si incontrarono la dakini lo benedisse nell'unione e gli rivelò l'essenza ultima degli insegnamenti mahamudra.

Nell' aspetto di ydam (forma abbreviata di yid-kyi damtsig o legame sacro della mente) , divinità personale che aiuta la scoperta della vera natura della mente, la dakini insegna nel modo più potente. E' lo ydam che lega irrevocabilmente il praticante alla chiarezza luminosa che è in lui.
Come ydam, la dakini è la forma protettrice della pura saggezza della mente del praticante, indissolubilmente a lui legata, benché esistente separatamente.

Vajrayoghini, la personificazione della vacuità vajra, è la forma più celebre della dakini-ydam.
La si visualizza semi-irata, di colore rosso vivo, adorna di ornamenti macabri.
E' la passione che brucia con ardore il combustibile delle interferenze emozionali e si manifesta nell'ambito dell'egocentrismo.
In quanto divinità semi-irata, ha il potere di disgregare immediatamente i veli dell'oscurantismo; brandendo il kattari, essa taglia le illusioni egoiche. Inoltre, attraverso la sua figura di passione, invita il praticante e lo inebria.
Nella sua mano sinistra essa sostiene una calotta cranica che contiene amrita inebriante.

Vajrayoghini concilia in sé i due aspetti del principio femminile: la madre e la dakini.
E' conosciuta come Prajnaparamita, madre del vincitore dei tre tempi, non-nata, senza fine, dotata di una natura simile al cielo, che può essere sperimentata solo dalla saggezza del discemimento.

Essa è anche conosciuta come consorte co-emergente, o saggezza simultanea.
In termini di principio femminile la saggezza co-emergente implica il riconoscimento dei fenomeni per quello che essi realmente sono, privi della necessità di concettualizzazione o di interpretazione.
Vajrayoghini personifica i fenomeni che spontaneamente sono emersi nella realizzazione della saggezza nella mente del buddha.

I lama tibetani affermano spesso che certe donne, fuori dal comune, sono delle dakini.  Il femminile non è un principio astratto; esso si manifesta
costantemente, in maniera specifica, nella realtà umana relativa.
Un verso della Prajnaparamita dice:

non dubitare della donna, adorala!

Nella sua vera natura è Bhagavati, perfezione di saggezza e, in questo mondo empirico, Bhagavati ha assunto una forma femminile.
La natura femminile nel contesto della tradizione vajrayana è spaziosità, che significa saggezza, nel caso della madre; in più, è l'ardente, appassionata ed energica attività destinata a risvegliare gli altri alla spaziosità e alla purezza fondamentale, nel caso della dakini.

La dakini, abbiamo visto prima, tiene il bastone, incorpora cioé il suo lato maschile.
Per il femminile che si ispira alla dakini ciò significa che non è precluso un rapporto positivo e appassionato con un uomo reale. Piuttosto, la forza che essa acquista incorporando l'aspetto maschile in sé, bilancia la polarità interiore di energie e la rende maggiormente disponibile a una relazione genuina. Anziché considerare il suo compagno da una posizione di povertà (la bella addormentata che deve essere svegliata dal principe), essa è già sveglia e ,danza e non ha bisogno di succhiare l'energia dal consorte per trovare l'equilibrio. E in grado di dare e di ricevere grazie a una condizione di totalità e di ricchezza. In questo modo riesce a evitare relazioni che si rivelerebbero dolorose e masochistiche.

La saggezza del principio femminile inoltre comprende la natura ultima della mente che non è né maschile né femminile. La dualità fra maschile e femminile sottolinea l'attitudine del vajrayana nei confronti dei fenomeni. li samsara non è un problema da risolvere: è una realtà della quale bisogna gioire.
La dualità del femminile e del maschile sono delle realtà gioiose, che ricordano la felicità innata nella dualità dei fenomeni.
La passione vissuta dagli uomini e dalle donne avvicina alla felicità della realizzazione assoluta.

L'importanza di un contatto intimo con una dakini che abbiamo incontrato nei racconti della dakini quale consorte co-emergente, che benedice nell'unione, ci introduce al tema del tantra, quello dell'importanza dello yoga del sesso, che aprirebbe ulteriori aree di consapevolezza e di conoscenza, ma si tratta di un tema 'delicato' nel buddismo tibetano…

Il testo è stato tratto e sintetizzato da Anna Pirera da:
Il principio femminile della dakini nel buddhismo tibetano, Dott.ssa Judith Simmer-Brown

La Sacralita’ della Sessualita’

Noi tutti siamo nati in virtù del Principio del Piacere.
Se riuscissimo a vivere il piacere senza evadere le leggi civili e penali della società in cui viviamo, saremmo tutti felici.
La sacralità di una nascita, avvenuta proprio per un atto di piacere dei nostri genitori, non è minimamente tenuta in considerazione. La nascita è un evento Sacro, ma quasi nessuno presta attenzione a questo fatto.

Che poi, una coppia faccia l'amore senza volere obbligatoriamente creare un una nuova vita, è una scelta.
Esiste una enorme differenza relativamente alla considerazione del sesso tra oriente ed occidente, indipendentemente delle religioni.
In India è esistito ed esiste tutt'ora il Kamasutra che, per inciso, non è formato da una serie di strane posizioni, ma ogni postura ha una valenza energetica ben specifica.

La stessa cosa vale per certi ordini di donne e uomini consacrati in Templi in cui si pratica del sesso Sacro. Ogni persona ha ricevuto una serie di informazioni, ha eseguito meditazioni, si è forgiato a conoscere del sesso quanto in occidente nemmeno si sogna.
L'occidente ha del sesso un'idea del tutto sbagliata, non solo, ma di esso ne ha paura!
Esistono leggi che farebbero ridere coloro che vivono in oriente. Ma qui, tra occidentali, il sesso viene considerato in due o tre modi diversi: Legalizzato (?)…Abusivo…(?)…Pornografico (?).

Se tra maggiorenni si volesse disquisire sulla sessualità troveremmo mille idee diverse e quasi tutte dettate da una "morale" che nessun Dio ha mai dettato.
È stato l'essere umano ad imporre certe regole, un po' per paura e molto per ignoranza.
L'energia che si scatena durante un rapporto sessuale, è la più potente che esiste a disposizione dell'essere umano, tant'è che gli è permesso di concepire e di dare origine ad un nuovo/a nato/a.
Ma se il rapporto sessuale fosse indirizzato, per esempio con un intento specifico per facilitare, per esempio, una guarigione, saremmo considerati degli illusi o dei depravati.

Diversamente avviene in India, in Nepal ed in Tibet, dove la cosiddetta "magia sessuale" è una condizione che rientra nella conoscenza millenaria e nella quotidianità di uomini e donne. Non che tutti sappiano praticarla, occorrono anni di dedizione, attenzione, meditazione prima di eseguire il primo Rituale di quel genere.
Anche i nativi Americani conoscevano la Sacralità della sessualità e la usavano per ottenere vantaggi per la tribù oppure per favorire la caccia.
Ovviamente solo coloro che erano stati abilitati a tale pratica.
Parlare di "magia sessuale" in occidente è come dire che si va a cena con un Marziano!
Ho iniziato questo articolo parlando del Principio del Piacere.
Se questo non fosse vero…noi non esisteremmo.

Non ha importanza se la gravidanza è avvenuta perché ricercata oppure per "caso", ma il caso non esiste. Siamo sempre noi, anche se involontariamente a causare quanto avviene.So bene che vi sono state donne rese gravide a causa di una violenza, ma se hanno tenuto il bambino, evidentemente ha prevalso l'amore per la vita.Anche queste donne, per quanto possa sembrare paradossale, si sono causate la violenza, dalla quale però hanno tratto qualcosa che altre non capirebbero.

Un giorno ho sentito dire da un Frate Gesuita che gli organi genitali non sono dei giocattoli e che dovrebbero essere usati al solo scopo di procreare.
Esistono però diversi modi di procreare, uno, il più conosciuto, è quello di fare figli, altri non conosciuti dagli occidentali per procreare occasioni, addirittura figli esclusivamente formati da un nucleo energetico senza un corpo fisico.
Questa affermazione so che potrebbe far imbestialire diverse persone, ma ho avuto personalmente occasione di constatare ciò che ho appena scritto.
Non sono un visionario e nemmeno mi lascio suggestionare da "maghetti".
Le persone che ho conosciuto facevano parte di una Via Iniziatica Sud Americana. Via che esiste da oltre tremila anni.

Tanto per raccontare un fatto, alcuni anni or sono, un giornalista Inglese riuscì a farsi ricevere in un monastero dove erano istruite le fanciulle per esercitare con il sesso qualche cosa di diverso che non la solita sc…..ta.
Il giornalista era oltremodo scettico ed anche un po' ironico con la donna che insegnava e che stava intervistando. Fu allora che con un sorriso la Sacerdotessa gli propose di provare.
Lui accettò immediatamente data la bellezza della donna.
Lei gli disse in quale posizione sarebbe avvenuto l' "esperimento".
Lui accettò felice…
L'unica cosa che ricordava era che dopo circa due o tre minuti di amplesso si è sentito una scossa che gli percorreva tutta la spina dorsale poi…il nulla.

Si svegliò 24 ore dopo. L'astuta donna durante l'amplesso gli scaricò una scossa talmente forte che lo fece svenire.
Il giornalista onestamente pubblicò quanto gli era successo, avvertendo i suoi lettori di non criticare più quanto si diceva a proposito di sesso Sacro.
Oggi esistono libri che parlano di "magia sessuale", ne ho sfogliato uno, che pena! Non era altro che una presa in giro, dato che lo scrittore, da quanto ho letto, non conosceva nemmeno la terminologia specifica della materia di cui pretendeva esporre.
Questo articolo mi è stato consigliato di scriverlo proprio da una donna, che seguiva una Via orientale con suo marito e che aveva trovato nella sessualità molto di più che non il solo piacere, che peraltro conosceva da anni.

La via prendeva spunto dal Tantra ma era specificatamente rivolta alle coppie che volevano approfondire la loro conoscenza sulle potenzialità dell'energia sessuale.
Sulla sessualità esistono crimini ancora oggi perpetrati come l'infibulazione, che consiste nell'asportare il clitoride alla bambine. La ragione pare essere di natura religiosa.
Voglio terminare questo articolo solamente con un'affermazione:"Vivi il piacere e lascialo vivere".
Il tuo piacere è il piacere del partner.

Paolo Oddenino Paris

Gli autori di questa pagina sono José & Resya Satchitshanti.